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Autore Topic: Quella soluzione insolita  (Letto 1026 volte)

Offline yag

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    • Kowalski Hotel
Quella soluzione insolita
« il: 10 Luglio 2012, 23:43:41 pm »
Il sig. Kowalski rimase solo quella sera. Nessun cliente, nessun ospite nell'Hotel. L'insegna accesa e le stanza spente, facevano risaltare il controsenso. Quello della disponibilita' ad accogliere di quel vecchio hotel e del suo gestore logorato dagli anni. E quello di un tempo in cui tanta accoglienza non serviva più' a nessuno. Rimase li, dietro il banco, con la sua sigaretta fumante tra le labbra. Ormai non le gustava neppure più le sue Pall Mall. Erano solo una parte di lui. Fissava la porta, con le mani aperte poggiate sul banco. E pensava. Quando il signor Kowalski aveva lo sguardo nel vuoto, pensava al passato. Pensava a che senso avesse avuto tutto quanto. Aveva combattuto una guerra inutile per un paese che al suo ritorno non lo trattò certo da da eroe. Neanche gli disse grazie. Quindici grammi di oro in una medaglia al valore e tante scuse per avegli fatto combattere una guerra inutile e sbagliata.
Non gli restava altro che quel maledetto hotel. Sua moglie se ne era andata tre anni dopo il suo ritorno. Mori' tra le sue braccia nel letto di casa, uccisa da un male incurabile. I suoi figli non gli facevano visita da ormai qualche anno. Quando si vedevano, gli incontri non duravano più' di venti minuti. Fu il signor kowalski a troncare definitivamente. Lo fece nel suo stile, dicendo che non aveva bisogno di loro, ne delle loro visite, compiute per adempiere al comandamento numero quattro, che la cara mamma gli aveva inculcato. Preferiva stare solo per necessita', che assistito per compassione. Quella sera il kowalski hotel deserto, gli gioco' un brutto scherzo. L'aveva lasciato a fare i conti con se stesso. E i conti il sig. kowalski non li amava in generale. Non avrebbe mai ammesso di sentirsi solo. Neppure a se stesso. Lo scorrere dei giorni, in quel vecchio albergo, lo aveva logorato più' del dolore e della guerra in corea. In  quella sera cosi' insolita il silenzio attorno a lui si era fatto assordante e gelido. Spense la sigaretta nel posacenere colmo di mozziconi. Lo fece con rabbia. Schiaccio' il filtro come se stesse tentando di uccidere quello stato d'animo che lo soffocava. Quella solitudine di cui nessuno doveva nemmeno dubitare. Perche' era gia' abbastanza insopportabile che fosse lui a dover ammettere di sentirsi solo. Quando capitava, solitamente il sig. Kowalski finiva la sua giornata in un intimo incontro con una fascinosa bottiglia di whisky. Ormai alla sua eta' si sentiva ridicolo a chiamare la puttana ucraina o polacca di turno, e pagare un'ora di squallida compagnia. Perche' di quello si trattava. Non poteva permettersi il Cialis o il Viagra con il suo cuore malandato. La tolse dall'armadietto alle sue spalle, la bottiglia di jack Daniels. Mentre la guardava, vide quel mazzo di carte pieno di polvere. Capi' che forse c'era un'altra cosa da fare oltre che sbronzarsi. Non aveva amici, ma c'era una persona che era come un figlio per lui, anche se non glielo aveva mai detto. Non era nella sua natura esprimere i propri sentimenti. a meno che questi non fossero rabbia e disprezzo. Sentimenti che non risparmiava ai musi gialli, come li chiamava lui, che ormai vivevano nel quartiere. Prese il telefono e si fermo' qualche secondo. Non gli avrebbe mai chiesto di andare da lui xche' gli faceva piacere. Fece il numero guardando l'orologio al muro, convincendosi un po' goffamente che non era poi cosi' tardi. Quando il mio cellulare squillo', gia' stavo dormendo sul divano. Risposi e sentii quella voce roca e dura :" Vieni qui ragazzo, ti dimostro che anche con le carte so romperti quel culo da italiano che ti ritrovi". "Fanculo... Arrivo" risposi mentre cercavo le chiavi della macchina.

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