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Autore Topic: incidenti stradali: anatomia di un dramma  (Letto 2208 volte)

Offline kant.51

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incidenti stradali: anatomia di un dramma
« il: 28 Ottobre 2009, 11:46:45 am »
apro questo topic per poterne parlare con ampiezza, senza andare fuori argomento.
Lo spunto è nato dal dolore recente che Marta ha condiviso con noi e che riguardava la morte di un suo giovane amico in un incidente stradale.
Al mio invito a parlarne insieme, considerando che è un dramma largamente diffuso, purtroppo, e che tocca tante famiglie, Marta ha aderito rispondendo anche
Citazione
l problema è che...nonostante abbia vissuto da vicino questo dolore e nonostante sappia tutto quello che bisognerebbe fare...beh, resta comunque la voglia di quel brivido...e non è per poi vantarmi o altro...
Mi spiego...io vado veloce in macchina perchè mi piace..non so spiegarlo, mi è difficile...ma è una bellissima sensazione...e anche se la paura c'è sempre...lo faccio...lo so, è una cosa stupida...ma il cervello umano a volte è incomprensibile, credo...

Cara Marta, c'è una cosa però che tu non hai valutato e sulla quale, invece, ti invito a riflettere con molta serietà: quando guidi, non sei responsabile solo della tua vita! E non apro un discorso che esamini quanto la tua vita possa essere incisiva su quella di altri come la famiglia, il tuo ragazzo e così via, argomento che pure ha un suo valore.
No, parlo del fatto che il tuo comportamento al volante, la velocità eccessiva o altre forme di imprudenza, possono spezzare o rovinare altre vite: conosco almeno sei o sette ragazzi che, negli ultimi anni, hanno perso l'uso delle gambe o della indipendenza motoria e di vita, perchè coinvolti in gravi incidenti stradali spesso dovuti all'incoscienza di qualcuno.
Come si fa, di fronte a queste responsabilità che non riguardano solo se stessi, oltre tutto, a dire" lo faccio...il cervello umano a volte è incomprensibile..."
No, tesoro, il cervello è tale perchè DEVE funzionare ed è nostra precisa responsabilità farlo funzionare, non credi?
cKappa ^*°^*°^*°^*°^*°^*°^*°^*° Sì che ti voglio bene, bene davvero...

Offline isa

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Re: incidenti stradali: anatomia di un dramma
« Risposta #1 il: 28 Ottobre 2009, 19:32:36 pm »
Capisco il dolore di Marta :(anch'io nel 2003 ho perso un amico per un incidente automobilistico purtroppo causato per una semplice ripicca con il conducente di un altra vettura...anch'io prima discutevo spesso in auto ma per fortuna sono cambiata e per fortuna sempre non ho mai avuto il vizio di correre io sul raccordo anulare di Roma mi metto nella corsia di destra massimo 90-100 e vado tranquilla...sono pienamente d'accordo con Kant il cervello va sempre fatto funzionare una spera sempre nel migliore dei modi e nella guida sopratutto deve funzionare più che bene....

Offline brezza

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Re: incidenti stradali: anatomia di un dramma
« Risposta #2 il: 28 Ottobre 2009, 19:35:18 pm »
Già il nome del topic è tutto un programma  :-).   Ora vediamo di analizzare il quanto senza sforare nella retorica, molto cara a tutta una serie di "giornalisti" accasati.   Il problema a mio parere è da visualizzare su due punti:  il 1° si rifà alla necessità di andare da un posto all'altro nel più breve tempo possibile e il secondo nel piacere di viaggiare alla "velocità del vento".   In ambedue i casi vi sono delle osservazioni da fare nel modo e nel perchè si vuole fare quella certa azione.    Prendendo in esame il primo caso abbiamo due osservazioni in essere; la prima riguarda la necessità di spostarsi da un luogo all'altro senza la necessità/voglia di guardarsi intorno, ossia l'azione è un mero spostamento senza altre interposizione d'azione.   E' ovvio che se potessimo farlo alla velocità del pensiero lo metteremmo in atto ma datane l'impossibilità e logico che lo vorremmo fare il più velocemente possibile.  Questo tipo di necessità deve tenere conto della presenza di almeno due fattori che sono la quantità di persone che viaggiano nella nostra direzione e lo stato di percorribilità fisico della strada (buche, sabbia. tipologia di percorso).   Visto che nella pratica si incontrano una nutrita quantità di "bradipi" (senza offesa per gli stessi) va da sè che è meglio assecondare "il traffico" pena le solite mattanze di lamiere (tanto care ai nostri carrozzieri)  e "colpi di frusta" e accessori (un pò meno cari alle nostre assicurazioni).   Si potrebbe aprire qui tutta una serie di disquisizioni su coloro che sfruttano queste occasioni per far passare una innocentissima ferita per uno squartamento, ma soprassediamo...Se poi prendiamo in considerazione lo stato delle strade, hainoi la faccenda si complica.  E' evidente che già in questo primo caso ci sarebbe da prendere in considerazione una certa quantità di prudenza, abbassando il desiderio di correre "troppo" veloci abbassando i rischi conseguenti non per le "povere" assicurazioni ma per la qualità della nostra vita.  Prendiamo in esame il secondo caso: "correre alla velocità del vento".   Qui devo dare tutta la mia comprensione a "dolce sorriso".   Sì, è vero, quel sottile (non poi tanto) brivido che percorre il nostro corpo e la nostra mente nel percorrere una qualsiasi strada a "folle" velocità assecondando con perizia le curve e sentendo la vettura giungere al limite dell'aderenza mentre all'interno si gode di un quasi assoluto silenzio "salottiero" con il sottofondo di una gradevole musica, beh, sì sì, è un innegabile piacere della vita.---PURTROPPO---Oggi non si può fare per due ragioni imprescindibili.  a) la continua presenza dei "bradipi" che vanno in modo sconsiderato, e non parlo di velocità ma di mancate regole di buona creanza ed educazione nonchè di innosservanza delle regole del codice della strada, b) i pericoli derivati dalla non perfetta conoscenza del percorso e dalle condizioni oggettive del manto stradale.   In germania, dove i limiti di velocità sono assai più ragionevoli coloro che vogliono andare ad una andatura più sostenuta devono conseguire una sorta di brevetto e pagare annualmente una tassa e se non vado errando anche una riqualificazione nel tempo.---Ora---qui mi fermo per sentire se ci sono altre osservazioni in merito e per scendere poi nel particolare ove nessuno di voi mi avesse anticipato.

Offline kant.51

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Re: incidenti stradali: anatomia di un dramma
« Risposta #3 il: 6 Novembre 2009, 01:04:01 am »
osservando le cause di incidenti stradali, una delle prime è l'alcool.
Lo stato di ebbrezza induce a false sicurezze e minore autocontrollo e prontezza di riflessi: chi beve non deve guidare, in un gruppo, a turno, chi guida NON beve! Così si diminuisce una percentuale notevole di possibilità di incidenti.
Ragazzi, non è uno scherzo: oggi proprio ho sentito che in Italia il 50% delle morti di persone sotto i quaranta anni è dovuto a incidenti stradali....
« Ultima modifica: 6 Novembre 2009, 11:56:56 am da Manfry »
cKappa ^*°^*°^*°^*°^*°^*°^*°^*° Sì che ti voglio bene, bene davvero...

Offline martola

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Re: incidenti stradali: anatomia di un dramma
« Risposta #4 il: 25 Novembre 2009, 20:22:15 pm »
Ce l'ho fatta, ho trovato un attimo per rispondere...
Allora, in ordine...
Cara Marta, c'è una cosa però che tu non hai valutato e sulla quale, invece, ti invito a riflettere con molta serietà: quando guidi, non sei responsabile solo della tua vita! E non apro un discorso che esamini quanto la tua vita possa essere incisiva su quella di altri come la famiglia, il tuo ragazzo e così via, argomento che pure ha un suo valore.
No, parlo del fatto che il tuo comportamento al volante, la velocità eccessiva o altre forme di imprudenza, possono spezzare o rovinare altre vite: conosco almeno sei o sette ragazzi che, negli ultimi anni, hanno perso l'uso delle gambe o della indipendenza motoria e di vita, perchè coinvolti in gravi incidenti stradali spesso dovuti all'incoscienza di qualcuno.
Come si fa, di fronte a queste responsabilità che non riguardano solo se stessi, oltre tutto, a dire" lo faccio...il cervello umano a volte è incomprensibile..."


So di avere una responsabilità anche verso altre persone, motivo per cui quando so di avere altri a mio carico diminuisco la velocità, presto ancora più attenzione di quanto solitamente, nonostante tutto, io già presti... Ora, per il resto risponderò rispondendo a brezza!

Io ho parlato del mio piacere ad andare veloce, ma è ovvio che, comunque, lo faccio quando ho la sicurezza di essere in condizioni, e questo significa sia io in prima persona, ma anche delle condizioni delle strade, della mia conoscenza o meno di queste, delle condizioni atmosferiche, della quantità di persone che su queste viaggiano...
è vero che, qualche volta, sono stata sconsiderata, non posso non ammetterlo, ma è anche vero che l'ho fatto in rare occasioni, e sempre su strade che potrei fare a occhi chiusi...
Che poi, anche qui potrei aprire una parentesi, o meglio, potreste ribattere che, spesso, è proprio sulle strade che pensiamo di conoscere meglio che succedono gli incidenti peggiori perchè forse prestiamo meno attenzione pensando che già sappiamo che fare...
Fatto sta che la velocità è diventata un pò una dipendenza, una brutta dipendenza vero, ma credo che, come in tutto ciò che facciamo, basta agire "cum grano salis"...(sperando che le mie reminescenza di latino siano giuste )
"Il problema non è quanto aspetti, ma chi aspetti"
(Fabio Volo, "Il Giorno In Più")

Offline brezza

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Re: incidenti stradali: anatomia di un dramma
« Risposta #5 il: 25 Novembre 2009, 21:09:47 pm »
Quanto buon senso in quella graziosa testolina...In tutti i casi, la velocità di per se non è affatto una brutta dipendenza...gli antiqui  ^_^ testi a tal proposito ne descrivono la forte emozione.  Gli è che siamo in troppi e in poco spazio ed inoltre la presunzione di sapere va di pari passo con l'imperversante ignoranza per cui i risultati non possono essere che quelli che leggiamo tutti i giorni.