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Community => Conosciamoci meglio => Topic aperto da: gpdimonderose - 28 Giugno 2009, 23:22:28 pm
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W00T! :-" >:) O:) :-* lì il nulla è Chora Sublime! O Sublime dynamis transinfinita. O Chora che nimfeggia MONadeCHORDa SUblImE! O luce che museggia! Sublime alterezza! Infinita MONadeCHORDa SUblImE! Infinita verità c'è nel sublime! canta la sublime canzone che nimfeggia la canzone della MONadeCHORDa SUblImE infinita: aldilà della bellezza demiurgica! dà sé nello spazio della MONadeCHORDa Möbiusiana SUblImE, si dà exstatica! è l'Essere MONadeCHORDa SUblImE! Così pletoneggiò ChOraphyxyx vibrante! essere oltre, è l'eternità della MONadeCHORDa SUblImE! Così è la luce della MONadeCHORDa SUblImE! c'è un'ondeggiare profondo: superonda Infinita! Così pletòneggia la MONadeCHORDa SUblImE! flusso della plexora! Exstasy della MONadeCHORDa SUblImE! è la plexora, è armonia Möbiusiana demiurgica che museggia, ma è sempre se stessa, è intercettanza plexromatica Sublime Abissale. Pitagora svelò ai suoi la Khora sublIme dei numeri immaginari. Pitagora disvelò il museggiare armonico eterno dell'essere: l'armonia musicale della MONadeCHORDa. Pitagora museggia l'armonia tonale della monadechorda, o supercorda in risonanza Möbiusiana mobile o dynamis delle superstringhe suonore. La Plexora supercorda della MONadeCHORDa. Pitagora museggia l'armonia Möbiusiana numerica, o meglio geometrica o ontopologica della MONadeCHORDa, geometria perfetta pre-post-eUklidea che platoneggia. È la scoperta del sonoro armonico Möbiusiano con dissonanza: è armonia Möbiusiana nella Xoora. È musica in equilibrio stabile nel movimento degli astri, nelle forme geometriche, nella natura plexromatica Abissale. La supercorda vibra nel museggiare i modelli paradigmatici fisico-musicali in risonanza infinita, o museggia nella musica quantica timbrica della superonda della Tetractys pitagorica. E' l'armonia Möbiusiana della mondità. I pitagorici museggiano musicalmente il "cosmo" Con l'armonia ac-corda-ta in consonanza perfetta risonAnte. La polifonia degli accordi pitagorici è dinamica dissonanza Möbiusiana tra dissonanze armoniche, lì si ac-corda la stabilità strutturale consonante. L'armonia della Xoora pitagorica ac-corda consonanze Möbiusiane melodiche Plexromatichè, né statiche né dinamichE, o sia della dynamis sia del nulla: melodie pitagoriche per l'armonia risonante plexarmonica Abissale musicale della MONadeCHORDa SUblImE musicale:armonie musicali che museggiano nella musica della supercorda della Chora musicale, la supercorda senza demiurgia:il numero lì è la misura di tutti i suoni, è la plexsonanza o transonanza musicale geometrica pre-post-euclidea infinita, illimitata. O Chora musicale che risuona o Platoneggia nel pensiero matematico, o geometrico, o ontopologico Matematico Plexromatico Risonante. Werner Heisenberg nimfeggia la superstringa teorica della MONadeCHORDa SUblImE cosmica, o plexstringhe, o chorastringhe vibranti. L' ondeggiare delLe superstringhe Äbissali Pitagoriche risuonano in armonia plexarmonica senza perché, e con o senza demiurgia. Eraclito si ispirò a Pitagora, ma la chora Pitagorica è Eraclitiana. Pitagora nimfeggia la matematica, o l'aritmetica, o la geometria, o l'ontopologia della musica: è la musica-matematica Möbiusiana. La musica è l'armonia numerica della mondità plexromatica di per sé Infinita, perché è divisibile in infinito perfetto: la luce della MONadeCHORDa SUblImE Infinita, il mondo intero é numero perfetto, la differenza nel vibrare sismico Pythagorico ritmeggia nelle matematiche paradossali, perché la matematica è museggiare Abissale plexromatica. Novalis svelò La matematica plèxora o ontopologica, è la matematica degli dei demiurgi, è la matematica della risonanza Möbiusiana, è la matematica della purèzza o plexmatesis. Pitagora ispirò Leibniz. Leibniz nimfeggia così la monade o MONadeCHORDa SUblImE. Eraclito nimfeggia la MONadeCHORa SUblImE. Eraclito nimfeggia l'essere Plexora: Eraclito sprofonda in-der-abgrund-seyn la xoora abissale, perché nimfeggia lì il ritmeggiare della plexphysis sisma, o choraphysis o phyxyxora, tale flusso Abissale Pletoneggia. Eraclito nimfeggia l'equilibrio della MONadeCHORa SUblImE. Eraclito nimfeggia la consonanza armonica della MONadeCHORDa, o l'armonia plexromatica o armonia invisibile più nimfeggiante di quella svelata dal museggiare Platonico. L'armonia di Eraclito è la tensione plexromatica profonda luminosa Infinità, è luce in-der-abgrund-seyn! Stringa Möbiusiana della MONadeCHORDa SUblImE! luce della Superstringa! O essere l'eternità pleromatica oltre la demiurgia, al di là abissale infinita MONadeCHORDa SUblImE, abissale splendenza! Le superonde nimfeggiano la profondità silenziosa abissale vertiginosa senza perché, né deMiurgia, lì danza il profondo abisso di luce! lì c'è il grido verità! essere è nulla o nulla è il mondo! è mondo che mondeggia! verità plexora! Qui è l'essere che nimfeggia in MONadeCHORa SUblImE, più profonda! la più perfetta è infinita dissonanza Möbiusiana, perché l'essere nulla al di fuori per essere MONadeCHORa SUblImE, né nulla che Platoneggia nella più profonda Xoora Abissale, è mythos che nimfeggia la Xoora o Chora mythos, plexmythos dell'essere mythos della MONadeCHORDa, o singolarità nuda SUblImE, singolarità senza orizzonte degli eventi demiurgici, quale paradigma Abissale dell' essere Xhora senza perchè, senza demiurgia cosmica o orizzonte degli eventi Demiurgici, ma solo la singolarità sublime che nimfeggia in Xhoraparadigmatica eterna, o quale modello della singolarità quantica nuda libera dagli eventi demiurgici della bellezza geometrica, eterna MONadeCHORDa SUblImE. Platoneggia così il paradigma dell'eternità del tempo quale paradigma dell'eternità che nimfeggia l'eternità paradigmatica Xhora, o paradigma dell'eternità senza perchè e senza orizzonte, o modello cosmico paradigmatico ontopologico dell'essere MONadeCHORDa SUblImE dell'essere mythos dell'essere Abissale: il mythos è la dissonanza che nimfeggia nel mythos, nimfeggia lì l'essere nimfagete, il mythos della MONadeCHORa SUblImE, è il mythos onTopologico. Platoneggia così l'onteologia Demiurgica che museggia la bellezza geometrica Demiurgica, è la bellezza della physis dell'essere per sè Demiurgia geometrica della bellezza, o armonia che platoneggia il musagete Platone, o la natura che museggia. Platoneggia così la Demiurgia ontoteologica quale differenza della chora cosmica o natura Abissale, lì nimfeggia al di là quale chora della MONadeCHORDa SUblImE, o chora-spaziale dell'essere infinitezza ontopologica, o spazio-chora-invisibile e indicibile della singolarità nuda senza orizzonti quale MONadeCHORDa SUblImE. L'Essere chora, o chora-che-pletoneggia, o chora in movimento senza orizzonte cosmico, è in sè il movimento, o meglio è la dynamis abissale matematica della struttura ontopologica della MONadeCHORa SUblImE. La chora è il movimento anche di sè, della sua stessa singolarità abissale senza orizzonti e senza finalità, o della stessa chora, è la chora-singolarità-Sublime della MONadeCHORa SUblImE, o chiasmachora, o struttura ontopologica spaziale exstatica che così Pletoneggia la dissonanza Möbiusiana ontopologica, lì il musagete demiurgico Platoneggia l'armonia cosmologica o l'anima della mondità. La luce è movimento, mythos che Pletoneggia nella verità senza perchè, o filosofia del nimfagete che Pletoneggia. Il Plexroma dell'essere singolarità senza eventi orizzontali demiurgici ma solo la MONadeCHORDa SUblImE kosmica Infinita. Hölderlin il nimfagete così pletoneggia Eraclito il solo che fonda-in-der-abgrund-seyn l'armonia sulla dissonanza Möbiusiana eristica, o khorapoiesis sublime. Hölderlin così nimfeggia il sublime infinito, poetante, immerso nella plexora transinfinita. Pletoneggia così Hölderlin la poesia-plexora o khorapoiesis. La xoorapoiesis è il pletoneggiare del sublime Eraclito. La struttura ontologica dell'essere così nimfeggia. È l'enthousíasis che sorge dalla bellezza sublimata, o dal museggiare che nimfeggia in Hölderlin. Così pletoneggia Hölderlin il nimfagete eracliteo. Hölderlin così museggia la bellezza armoníca, quale eristica o dissonanza exstatica eraclitea miticA Abissale. Risonanza Möbiusiana della khorapoiesis o arché Plexromatica nella MONadeCHORa. La bellezza museggia nel mondo e nella MONadeCHORa. Per Hölderlin invece la khorapoesia nimfeggia nell'eristica della MONadeCHORa sublime di Eraclito: lì la poesia-armonica si sublima quale xorapoiesis di Hölderlin in essere sublime dell'essere. Eraclito il nimfagete svèlò la xorapoiesis nella MONadeCHORa. Hölderlin così nimfeggia l'essere-La-poesia dell'essere ontopologico senza orizzonti in-der-abgrund-seyn. L'ontopologia eraclitea dell'essere nimfeggia nell'Eraclito höderliniano, così nimfeggia la sublime khorapoiesis hölderliniana, quale natura sisma dell'essere plexora della singolarità nuda, o MONadeCHORDa senza orizzonte degli eventi demiurgici armonici, ma solo quale MONadeCHORDa dell'armonia museggiante. E' così che nimfeggia il sublime hölderliniano tragico abissale, abGrund del nimfagete Hölderlin quale khoraphysis sublime. La chora-abissale è la struttura ontopologica poetica della tragedia dell'essere, così nimfeggia Hölderlin il nimfagete. Hölderlin pletoneggia nella MONadeCHORa. Hölderlin è il tragico nimfagete dell'essere. Lì il sublime oscilla, ondeggia tra l'essere e l'oltressere in equilibrio instabile paradossale, o ossimoro che nimfeggia la Plexora della poiesis di Hölderlin, o tragedia ypodóxè che pletoneggia. Hölderlin nimfeggia la sublime poiesis-in-der-abgrund-seyn hölderliniana dell'essere o oltressere: così nimfeggia il sublime abissale di Hölderlin, aldilà del museggiare armonioso perfetto in movimento demiurgico dinamico catartico. Dal sublime lo spazio Xhora della MONadeCHORDa invisibile è la xiasmaxora Möbiusiana eterna della physisxora o natura-sisma, è la voce in silenzio, è l'oscillare, ondeggiare in movimento senza orizzonte demiurgico, o MONadeCHORDa dei numeri del tempo. Xora è la MONadeCHORDa invisibile armoniosa, è armonia eterna numerica o natura-sisma eterna del movimento in orbita, natura-sisma eterna dell'essere MONadeCHORDa in essere, o essere-sublime dell'essere flusso invisibile, flusso nella MONadeCHORDa in flusso fluid..
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...E...GIA'!! :-d >:)
o meglio:...la filosofia è la paligenetica obliterazione dell'io cosciente che si infutura nell'archetipo prototipo dell'antropomorfismo universale...TIE' ;)
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Brezza, Nulla è l'evento THOMöbiusiano dell'in-der-abgrund-seyn, o Nihil abissale, oNihil della xora, o choralogia del Nihil-dissonante, o instabilità cromodinamica, o doxa della nulla-RisonanzA Möbiusiana del Sublime che nulleggia: nihil è senza perché abissale sublime, o in-der-abgrund-seyn del nulla singolarità THOMöbiusiana dell'essere. La disSonanza Möbiusiana abissale Sublime è l'in-der-abgrund-seyn del nulleggiare. La dissonanza Möbiusiana si dà, o nulleggia in-der-abgrund-seyn, o nell'abissalità infinita dell'essere in-der-abgrund-seyn del nulla. Il nulleggiare abissale dell'essere è l'eventuarsi della Chora Infinita, è in-der-abgrund-seyn, o dissonanza Möbiusiana abissale dell'essere, è transonanza Möbiusiana abissale che nulleggia senza Perché, o è l'essere del sublime THOMöbiusiano dell'essere, è, c'è, perché si dà l'essere, perché l'essere sublimeggia in-der-abgrund-seyn, perché il nulleggiare è l'essere in-der-abgrund-seyn Sublime, è la presenza dell'assenza nulla, o nulleggiare abissale che si eventua dal nulla del nulla, o essere in-der-abgrund-seyn THOMöbiusiano. La dissonanza Möbiusiana abissale dell'essere nulleggia l'Armonia, o la simmetria dell'essere il nulla. La Dissonanza Möbiusiana kromoDinamica del nulla, lì si dà il nulleggiare in in-der-abgrund-seyn, ò lì c'è l'essere che nimfeggia abissale dell'essere THOMöbiusiano. Abissalmente il nulleggiare è nulla dissonanza Möbiusiana, è Nulleggiare della xoralogia dell'essere, nulleggia lì l'aBissale in-der-abgrund-seyn ypodoxè, o nulla ipogeo. Nulleggia lì l'essere vuota dissonanza Möbiusiana dell'essere, o l'essere dissonanza Möbiusiana abissale del nulleggiare. La Singolarità abissale infinita, al di fuori della armonia, si dà al di là del nulla, o è la ChorA-in-der-abgrund-seyn. AbissAle in-der-abgrund-seyn spaziale che si sottrae: il nulleggiare è l'abissale dissonanza Möbiusiana, o nulleggiare che si dà nel sottrarsi alla simmetria armonica, quale dissonanza Möbiusiana abissale in-der-abgrund-seyn del nulla, o esserci del nulleggiare. L'essere è la nulla dissonanza-in-der-abgrund-seyn, o è l'essere THOMöbiusiano. E' essere dissonanza-nulla. È matesIs Abissale pleromatica della singolarità in-der-abgrund-seyn del nulla, o non-euclidea matematica ontopologica THOMöbiusiana. L'Abissale nulla-dissonanza dell'essere è l'essere che si dà quale dissonanza Möbiusiana, o della xoralogia in-der-abgrund-seyn. L'essere elevatezza è il nulleggiare che è, o non è nulla: è essere-il-nulla-DissonanTe, al di là di tutte le simmetrie armoniche possibili, o immaginabili, o udibili, o dicibili, o Pleromatiche, o nulla pleromatico dell'essere che non è, o nulla abissale pleromatico che nulleggia, è il nulla plechora, o essere dissonanza Möbiusiana Pleromatica. È dissonanza della Khora abissale pleromatica, è la dissonanza exstatica che Nulleggia quale essere abissale invisibile dell'essere-nulla, o essere lo zero. Lo zero che nulleggia è l'evento numerico che dà la struttura ontologica alla matesis, alla simmetria, all'armonia musicale. Lo zero è l'abissalità numerica. Lo zero è l'essere infinito abissale Sublime: è nulla senza perché, è invisibile in-der-abgrund-seyn. O è invisibile dissonanza Möbiusiana infinita Sublime dissonanza del «nulleggiare». La dissonanza si svela essere l'evento del nulla. L'ontopologia del nulla è la Dissonanza-evento-Seyn abissale, o khoraSeyn, o essere Khora-in-der-abgrund-seyn: chOraSeyn della Dissonanza Möbiusiana abissale. Il flusso degli eventi abissali in-der-abgrund-seyn è la Lichtung Abissale Infinita: è la verità dell' Essere in-der-abgrund-seyn, o choraSeyn della Dissonanza Möbiusiana Pleromatica CHoralOgica, è Ontopologia-Dissonanza in-der-abgrund-seyn, è CHora-essere già gettata in elevatezza abissale, o ypodoxè profonda, è gettatezza in-der-abgrund-seyn. Hölderlin è il nimfagete della Lichtung-in-der-abgrund-seyn, è la Seyn abissale che nulleggia. O è Essere-in-der-abgrund-seyn, o ChoraSeyn PleromaticA, o Seyn abissale della Dissonanza Möbiusiana. Seyn è evento-in-der-abgrund-seyn exstatica. Da-sein abissale dell'Essere Sublime. O è in-der-abgrund-seyn! Nulleggia lì l'essere abissale o ypodoxè! Essere abissale choraSeyn della Dissonanza Möbiusiana, è l'essere xoralogia della SeynChora-Sublime dell'essere. L'in-der-abgrund-seyn è la supercorda infinitÃ, vuotÃ, Pleromatica che nulleggia, o infinita ed eterna in-der-abgrund-seyn. Nulla è l'elevatezza PleromatIca dell'essere infinito. In-der-abgrund-seyn-pleromaticà della dissonanza-pleroma. Nulleggiare pleroma aBissale della musica Sublime. O Essere-In-der-abgrund-seyn della natura sismica, è Khora ontopologica infinita della dissonanza ontologica, più stabile In-der-abgrund-seyn, è la dissonanza ontopologica, è ontopologia che fonda la dissonanza ontopologica, è dissonanza exstatica. È l’abissale dissonanza dell'essere struttura ontopologica In-der-abgrund-seyn dell'essere Plexora Khoralogica, o ontopologia della dissonanza abissale nella singolarità della monade in-der-abgrund-seyn dell’essere. L’essere ontopologica naturale sismica in-der-abgrund-seyn. È l’essere evento abissale della dissonanza Möbiusiana, o Ereignis-in-der-abgrund-seyn che fonda la Ge-stell abissale dell’essere In-der-abgrund-seyn: l’essere verità abissale dell’essere exstatica Sublime-Gestell della natura sismica, quale abissale evento in-der-abgrund-seyn. La dissonanza Möbiusiana ontopologica della verità dell’essere è l'evento abissale, o Chora-in-der-abgrund-seyn. Plotino museggia così l'armonia naturale con l'estasi vuota delL'Essere al di là dell'Esserci-Pleroma, quale sublime in-der-abgrund-seyn-ChorAcuspide Möbiusiana. La xora catastrofica Möbiusiana, o meglio THOMöbiusiana, è l'essere spaziale abissale kromodynamis-Dissonanza, o NulLeggIAre sublime della Monade-in-der-abgrund-seyn invisibile, quale monade Chora-abissale o in-der-abgrund-seyn-monade PleromAticA. Quell'in-der-abgrund-seyn è il pleroma Abissale dell'essere indicibile, inaudito, invisibile essere in-der- ......
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gpdimonderose, non ce l'ho fatta a leggere tutto il tuo discorso filosofico! Mi sono persa tra la danza universale dei numeri pitagorici, in assonanze/dissonanze armoniche e il nulleggiare, neologismo molto interessante in questi vacui tempi moderni.
Non so che cosa sia Mobiusiano, o meglio thombiusiano, mi piace l'unione di termini greci e latini che tu fai in modo creativo ( nihil/ xora,scritto col chi greco che non so fare sul computer) e questa unione fantasmagorica di monadi, corde sublimi, rassegna delle filosofie fondamentali greche e poi anche del mondo filosofico moderno...insomma: sono travolta! o_O
Certo hai una mente che ribolle e riversa questo suo mondo veloce come un vortice sulla carta ( virtuale...) a valanga...
Ti accompagno in questa danza verbale, se vuoi, con fiducia e con un sorriso, ma non ti comprendo!
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Cantuccia!--E' la filosofia dell'Essere intesa come avulsa dal pensiero cristiano, ossia l'uomo che interroga se stesso sulla sua radice al di fuori da qualsiasi religione. E' quindi a mio parere il confronto estremo dell'uomo tra se stesso e l'universo che lo circonda, è il SE' spogliato dei "sensi" che condizionano il suo pensiero. E' la massima espressione dell'anima che ricerca l'IO supremo. A mio parere in esso manca come espressione figurata il confronto con la divinità, ultima frontiera di quella sublimazione con il "Creatore" nel quale tutto viene svelato e di cui facciamo parte. E' ovvio che Parmenide e company in questa ricerca hanno tentato sradicando la loro concezione delle divinità del "momento" che a loro parevano false e bugiarde di trovare una strada che li isolasse dalla materialità e rendesse l'uomo libero, come pura astrazione fisica. In ultima analisi e sempre a mio parere, tutta questa ricerca di pensiero non è altro che il desiderio dell'uomo di strapparsi di dosso tutto ciò che lo condiziona per sentirsi libero in SE' senza alcuna costrizione. E' "un gatto che si morde la coda" in quanto ci manca un tassello fondamentale ed è la coscienza dell'esistenza del "Divino" o meno in forma concreta.
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Grazie Brezza, alla luce delle tue spiegazioni ci vedo un po' ( solo un po'! :-) ) più chiaro, sono andata a rileggermi ( in sintesi eh!) Parmenide e mi sono ritrovata sui banchi del liceo...certo non ho avuto buoni prof di filosofia, nonostante il secondo avesse un gran nome e molti libri pubblicati, perchè c'è un sapere e un PORGERE IL SAPERE, che in ambito didattico è fondamentale...
Quindi grazie a te, Brezza, perchè porgi delle chiavi mentali a chi brancola, :-) , piano piano approfondirò...e grazie a Monderose ( mi perdonerà l'abbreviazione del suo nome...) per l'argomento stimolante...
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nulleggia
Leopardi e il nichilismo
Alberto Caracciolo
Giornale di Metafisica: revista bimestrale di filosofia, ISSN 0017-0372, Vol. 11, Nº. 1, 1989, pags. 41-50
Nulla religioso e imperativo dell'eterno
Alberto Caracciolo
Giornale di Metafisica: revista bimestrale di filosofia, ISSN 0017-0372, Vol. 10, Nº. 2, 1988, pags. 147-158
Rileggendo Die Selbstbehauptung der deutschen Universität di M. Heidegger
Alberto Caracciolo
Giornale di Metafisica: revista bimestrale di filosofia, ISSN 0017-0372, Vol. 9, Nº. 3, 1987, pags. 395-404
Figure della sofferenza fenomenicamente inutile
Alberto Caracciolo
Giornale di Metafisica: revista bimestrale di filosofia, ISSN 0017-0372, Vol. 4, Nº. 1, 1982, pags. 65-84
Esistenzialismo, ermeneutica, nichilismo
Alberto Caracciolo
Giornale di Metafisica: revista bimestrale di filosofia, ISSN 0017-0372, Vol. 3, Nº. 1, 1981, pags. 3-32
Ermeneutica e traduzione. Introduzione a una ricerca
Alberto Caracciolo
Giornale di Metafisica: revista bimestrale di filosofia, ISSN 0017-0372, Vol. 2, Nº. 2-3, 1980, pags. 229-232
Schöne Seele e moi haïssable. Progetto di una ricerca
Alberto Caracciolo
Giornale di Metafisica: revista bimestrale di filosofia
gpdimonderose Data: 29/06/2009 23:17 Titolo: nulleggiare
il nulla è Chora Sublime! O Sublime dynamis transinfinita. O Chora che nimfeggia MONadeCHORDa SUblImE! O luce che museggia! Sublime alterezza! Infinita MONadeCHORDa SUblImE! Infinita verità c'è nel sublime! canta la sublime canzone che nimfeggia la canzone della MONadeCHORDa SUblImE infinita: aldilà della bellezza demiurgica! dà sé nello spazio della MONadeCHORDa Möbiusiana SUblImE, si dà exstatica! è l'Essere MONadeCHORDa SUblImE! Così pletoneggiò ChOraphyxyx vibrante! essere oltre, è l'eternità della MONadeCHORDa SUblImE! Così è la luce della MONadeCHORDa SUblImE! c'è un'ondeggiare profondo: superonda Infinita! Così pletòneggia la MONadeCHORDa SUblImE! flusso della plexora! Exstasy della MONadeCHORDa SUblImE! è la plexora, è armonia Möbiusiana demiurgica che museggia, ma è sempre se stessa, è intercettanza plexromatica Sublime Abissale. Pitagora svelò ai suoi la Khora sublIme dei numeri immaginari. Pitagora disvelò il museggiare armonico
gpdimonderose Data: 29/06/2009 23:19 Titolo: nulleggia
Quelle plexsuperstringhe sono infinite khorasuperstringhe cosmiche, è la plexsuperstringa MONadeCHORDa SUblImE ad essere"accordata" in risonanza vibrante emittente in discordanza pitagorica o MONadeCHORDa SUblImE Möbiusiana, o essere PLExromatica temporale, divisibile emanazione xoralogica, è la choramonade differenziale Sublime, è la Khora curvatura o MONadeCHORDa Möbiusiana, SUblImE curva o Tetractys cosmica, movimento sismico dell 'anima. La dissonanza Möbiusiana PLExora è il cosmo Infinito o PLExromAtica della Tetractys Divina in interagenza Demiurgica, opera della potenza divina. La Tetractys sfondo è geometrica khoramonade ontopologia numerica pitagorica, plexmonade è Mundus o MONadeCHORa SUblImE sismica nel PLExroma armonico, lì l'essere geometrico è ontopologia in movimento geometrico, o essere pitagorico pre-post-Euclideo, o geometrica MONadeCHORDa SUblImE ontopologica. Pletone-Timeo museggia l'essere in equilibrio, la Plexora è pletonicA. L'Essere lì è il temp
gpdimonderose Data: 29/06/2009 23:20 Titolo: nulla
La più sublime, è siderale armonia Sublime Pitagorarica, o musica delle sfere celesti o canto cosmico celeste. La stella del mattino canta quale MONadeCHORDa SUblImE o Musica nella musica. L' essere in armonia E' la monade-chorda eterna delle sfere celesti armoniche nella Natura, in movimento, che canta. Pitagora museggia la celeste musica, è Pitagora che ritmeggia il cosmo in immensa monadechorda-singolarità o superstringa, la monade-corda tesa tra il celeste e la gea fullerenica, o sfera vuota delle stelle sfere, è pitagorica la scala diatonica delle sfere infinite nello spazio, è il suono æthere in movimento armonico, è la sfera stella o Musa sinfonica, è Mnemosyne o sfera sacra. Il primeggiare celeste o suono sacro è il sacro cantare in perfetta armonia o lode dell'essere, Pitagora museggia la sfera, Pitagora ritmeggia la stringa-lira-corda dell'essere armonia. La MONadeCHORDa SUblImE canta nel sacro e suona nell'essere Divinità nel mondo-della-Musica. I pitagorici
gpdimonderose Data: 29/06/2009 23:23 Titolo: sublime
è l'Evento Möbiusiano che vibra nella MONadeCHORDa SUblImE o vibra abissale, o vibra cromodinamicamente nel Mythos della plexMONadeCHORDa SUblImE o plexora Möbiusiana o plexromatica MONadeCHOra SUblImE, o plexromatica Abyssale, o Abyssale MONadeCHORa SUblImE o Abysso plexromatico, o Abysso Möbiusiano o Abysso che nulleggia. Jacob Böhme svelò l'Abyssale nulleggiare o l'Abyssale MONadeCHORDa SUblImE Abyssale. Jacob Boehme ritmeggia l'Abysso, museggia l'Abysso, o l'AbyssAle MONadeCHORDa SUblImE Abyssale, o l'evento AbyssAle, o l'AbyssAle Chora della MONadeCHORDa SUblImE Möbiusiana plexmonade plexromAtica, o Chora-musica AbyssAle vibrante e sismatica. L'AbyssAle Choralogia o Chora Abyssale risuona in PITAGORA, il filosofo della musica. Pitagora museggia il numero o monadecorda o corda vibrante o suono stabile, o suono musicale. La consonanza MONadeCHORDa SUblImE è la Möbiusiana consonanza dissonanza, è consonanza tra suoni in dissonanza Möbiusiana, è il contrast
gpdimonderose Data: 29/06/2009 23:24 Titolo: xora
horalogia della musica nella MONadeCHORDa Möbiusiana SUblImE, è lo spazio plexromatico che nimfeggia, la choronysa si dà da sè e dà sè nella MONadeCHORDa SUblImE, lì ritmeggia la struttura ontopologica, è il sublime plexromatico abissale Infinito, è la struttura della MONadeCHORDa SUblImE, abita poeticamente MONadeCHORDa SUblImE o abita il mondo della musica poetante. Khoranysa ritmeggia poetante la Choralogia della MONadeCHORDa SUblImE poietica, è spazio pleromatico o Chorapoiesis sublime, è fondatezza della MONadeCHORDa Möbiusiana SUblImE, è poesia della musica sublime, è struttura ontopologica della plexChora che ritmeggia la struttura ontopologica della MONadeCHORDa SUblImE infinita poietante dell' essere, è poesia MONadeCHORDa SUblImE, o poiesis plexromatica della poesia Khoralogica PLExromatica della Natura sismica, o Physis-Choralogica Plexromatica Sublime abissale plexora. La MONadeCHORDa SUblImE Plexora Pletoneggia la Dissonanza Möbiusiana nella xoora che nimf
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Brezza:
svelò la differenza ontoteologica o mitologica del Chronos sublime e la Chthonie o Ground o grund o meglio ab-grund quale spazialità ontoteologica o mitopoietica sublime. ANAXIMANDro disvelò l'apeiron spazio temporale quale physis infinita e senza fine, infinitamente sublime dynamis, mentre Diodorus e Democritus differenziarono l'apeiron e l'archè nel cosmo quale cosmesi o bellezza finita dell'infinito sublime anaximandreo: delicate membrane spaziali o topologiche, quali varietà sferiche consentivano la sensibilità dell'apparenza o phenomena, quali imago dell'ecstasy eonyka platonica, o ideale Cronotopia della Physis Ontologica. Lo spazio è la libertà del sito, Spaziatura, ove appare un dio, là ove gli dei sono fuggiti, Gli spazi sublimi di spazi sacri. Lo spazio è la libertà del sublime. Nello spazio il sublime disvela eventi. Cos'è lo spazio sublime? La natura di quell'evento è il sublime. Ma qual è il sublime? Che cosa ne è del vuoto dello spazio? Il divario appare come una lacuna. Il vuoto è sublime. Il vuoto non è più nulla. Né è la mancanza, la decostruzione ha luogo, è un evento sublime, decostruisce la sublime differenza. L'evento della differenza è il movimento che disvela le differenze sublimi e apre all'alterità, è la differenza ontologica heideggeriana quale struttura ontologica perchè è l'eventuarsi dell'essere dell'ente presente o sublime parousia, è il presentarsi sublime dell' essere decostruzione della fenomenologia, purezza della presenza sublime spaziatura, quale spazieggiare indecidibile dell'evento della decostruzione, è in decostruzione là l'ontopologia, cioè l'ontopologia sublime del sublime ontologico essere-presente stabile dello spazio dell'eidousia o entità ideale spaziale, filosofia e geometria, ontologia e topologia sono la medesima insorgenza dell'evento sublime, che disegna il sublime, la struttura ontologica del sublime: sempre evento di spazio Ontopology Dasein. Luogo o Chora sublime è l' evento che dà la fondatezza al mondo. La verità sublime è in excstasi, nell'excstasi accade il sublime della verità dell'essere. Nell'arte è sublime l'essere dell'ente nella libertà. L'arte è lo spazio sublime. Heidegger ricordò il metafisiggiare aristotelico dello spazio come insieme di luoghi finiti in grandezza e determinati qualitativamente, e lo spazieggiare diventa pura estensione omogenea, uniforme, pronta a venir calcolata-parcellizzata, per trasformarsi con Kant in forma prioritaria intuitiva. E' qui che la Tecnica trova la sua giustizia filosofica. Se la Tecnica occupa lo spazio, l'arte lo sospende, ne fa sublimità: lo lascia-essere sublime, la spazialità dell'essere sublime al di là della sua determinarezza calcolante; cos'è lo spazieggiare sublime? si è sempre pensato lo spazio dell'essere sublime o Dasein, Esserci o essere nel mondo. Quale spazio che si fa spazio. Raum raumt: lo spazio spazieggi, così come Welt weltet, il mondo mondeggi, spazieggiare significa qui rendere libero, sfoltire, diradare, lasciar sorgere eventi, una costellazione heideggeriana: Essere e tempo già si in-spazia: ein-räumen la Lichtung, la radura ove abiti poeticamente la verità intesa come chiasma ontologico di illuminazione e nascondimento, un'evidenza che custodisce in sé il mistero. In L'arte e lo spazio il crearsi-spazio diventa libera donazione di luoghi e la scultura un crearsi-corpo di luoghi. Vuoto ontologico, ciò-che-dà-spazio Einräumende sublime che raccoglie, la chora sublime del Timeo platonico, risonante in Aristotele nella Fisica come topos, o luogo. In ontopologia sublime della radura sacra agli dei ove si possa fondare l'archè dell'architettura, la sua origine sublime fondata dall'archegete, è il celebre saggio heideggeriano: Costruire, abitare, pensare il sublime. Se lo spazio spazieggia quale vivenza erlebniz che soggiorna e temporeggia nel mondo, è l'epigenesi del luogo, o contrada, automovimento dello spazio della libertà, arcifigura, forma originaria della libertà come spazio libero del movimento dinamico dell'essere sublime o singolarità che spazieggi, varia, cresce nella sua spaziatura: lo spazio spazieggia nella sua libertà e accorda contrade ove l'essere vi abiti poeticamente. Più filosofica della scienza e più rigorosa, più vicina all'Essenza della Cosa stessa, è l'arte. L'arte è lo spazio. Dasein sublime o l’essere in exstasi o esser-fuori-da, l’essere dell’esserci è l’e-stasi sublime. In esser-ci sublime: essere e-staticamente il sublime. Spazio sublime del sublime e-staticamente di fronte all’essere sublime che spazieggia: essere-in-una distesa aperta o Essere che spaziotemporeggia quale esserci. E' l’esserci come essere-la-radura, Lichtung-sein, la radura aperta del sublime, la comprensione dell’essere sublime non è una qualità tra le altre, ma la fondamentale dell’esserci sublime che spazieggia nella radura sublime o Lichtung sublime dell’essere. Nel pensiero heideggeriano l’essere si dà sublime, si nega quale sublimeggiare, si destina nella verità dell’essere sublime, è nel destino della verità. Heidegger spazieggia l’essere come estaticità sublime gettata dall’essere nella verità, l’essere si dà e può darsi soltanto là dove si spazieggia quale sublime svelarsi, l’essere non è senza lo spazieggiare dell’esserci sublime. I tigli del castello-giardino e lo sguardo oltre il muro splendono brillantemente tra il crescente risveglio a tempo di Pasqua, o dietro la collina al prossimo Natale. Dal campo chiasma si piega verso la foresta. Poi, passato il suo bordo si saluta in alto la quercia. Occasionalmente sul banco alcuni grandi pensatori scrivono poesie, che un giovane prova a decifrare. Ogni volta è un enigma, e una via d'uscita è in vista, là nel campo della radura ove spazieggia l'esserci, perché tranquillamente guida il piede su un percorso di svolta attraverso l'estensione del terreno risplendende. Temporeggia lì l'esserci o è in attesa dell'eventuarsi e di nuovo, pensando segue lo stesso le scritte, o va innanzi per tentativi sul sentiero dove il sentiero interrotto passa attraverso il campo. Il sentier dell'essere rimane il più vicino possibile al passo del pensatore come a quella delle prime ore del mattino. Con il passare degli anni, la quercia nel suo percorso più spesso comporta una reminiscenza di gioco e di scelte, quando è sotto il colpo di ascia in mezzo al bosco, attraversando boschi e radure. Qui è trascorso il tempo, durante il tempo e la temporalità. La Risonanza è rimasta nascosta e ancora poco visibile quale splendore della madre. Era la cura. Nel frattempo, la durezza e il profumo parlano più chiaramente della lentezza e costanza: tale crescita fonda quello che dura e cresce, apre la distesa dei cieli, si radica nelle tenebre dell'abisso, prospera nei più alti cieli elevati e sublimi. Ancora una volta raccoglie per ciascuno che cammina ogni stagione, con una vicinanza costante in evoluzione. Se le montagne delle Alpi al di sopra della foresta in crepuscolo serale nel corso di un crinale collinare sale in estate e di mattina, se il vento da Est, se giorno dopo giorno la nebbia getta la sua tristezza sui campi il mondo è L'enigma sublime dello spazio che temporeggi o del tempo che spazieggi e prende dimora in un lungo periodo. La distesa dell' abitare sublime dà l'eventuarsi del mondo. È solo Dio, è Dio, è il sublime. Sono lì la loro origine. Il pericolo minaccia. Il Campo sublime percorso risveglia uno spirito che ama l'aria aperta, e salta in un finale serenità, è Kuinzige o sublime invisibile. Nessun percorso nella tempesta d'inverno emoziona di primavera Ma in un'unica armonia, la cui eco porta con sé silenziosamente il sublime, è il sereno. Il sapere è serenità sublime eterna. L' enigma splende nel sublime. Dietro il castello vola la torre di San Martino della Chiesa. Lentamente undici colpi di ore svaniscono nella notte. Il campanile trema sotto i colpi dell'ora di martello, la cui risonanza nessuno dimentica. Il silenzio è più silenzioso. È l'anima? È il mondo? È Dio? è il sublime.
Tutto ci fa sentire a casa in un lungo di origine invisibile sublime o sublime poetante. Heidegger disvelò così la Gestell del tempo che spazieggia. Gestell sublime del Dasein che spazieggi. Dasein è l'excstasi sublime del tempo che spazieggia: è l' evento che spazieggia per Heidegger, invisibile poiesis è l'invisibile-essere-sublime è spazio-sublime che sublimeggia o vuoto sublime che spazieggia. E' lo spazio che consente la risonanza o il Kuinzige o La Gelassenheit sublime, è la stabilità ontopologica che spaziotemporeggia è La verità, è la Gelassenheit l'abnegarsi sublime che sublimeggia. Gelassenheit è l'abneganza sublime che spazieggia, la sublime neganza che nulleggia, lì negheggia o nienteggia la kronotopia sublime, la verità della sublime Gelassenheit, veritas sublime che accada o abnegheggi. Meister Eckhart svelò l'idea di Gelassenheit sublime che abnegheggia. Gelassenheit quale Essere che abnegheggi o nulleggi o nienteggi nell'abissalità sublime, essere che spazieggi nel vuoto o nulleggi nell'Essere sublime. Eckhart vuoteggia o vuota lo spazio che nulleggia, o temporeggia nel nulla sublime. Meister Eckhart svelò Il Gelassenheit sublime che sublimeggia o spazieggia nel nulla che vuoteggia, o nel niente che abnegheggia. Il Gelassenheit di Eckhart è la sublime indifferenza che nulleggia. Eckhart è l'archegete della sublime INDIFFERENZA che spazieggia nell'aletheia sublime Gelassenheit. AH la sublime Gelassenheit che poeticheggi. Dasein sublime che nulleggia o Essere lo spazio del sublime che spazieggia, o spaziotemporeggi nell'essere risonanza che risoneggi. Essere sublime che sublimeggi o nulleggi quale Gelassenheit, Quale sublime Gelassenheit che annienteggi. Gelassenheit che ANIMeggi il sublime Essere che sublimeggia. Heidegger svelò il chiasma del Gelassenheit-Kuinzige che spazieggi, o il Gelassenheit-Kuinzige che chiasmeggi nella sublime abneganza che nulleggii. La Gelassenheit che negheggia o
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Kant:
.......................... c'è il tempo ontologico e pre-metrico, il futuro non è un entità. Il tempo o lo spazio-tempo è il curveggiare dello spaziotempo nello spazio. Da dove ha avuto origine la differenza ontopologica tra presente, passato e futuro? Perché si ricorda il passato ma non il futuro? L'evento sublime dell'Essere sullo spaziotempo abisseggia, dà la visione dell’Essere sublime dall’invisibile, dà ascolto al silenzio inaudito, dà senso al sublyme: getta i sentieri dell’essere sublime nell’Abgrund-sublyme, nel senza fondo che fondeggi l’Essere: il campo sublyme è la Gestell-sublyme dell’Abgrund-sublyme, s’eventua nei sentieri dell’abisso sublime.
Lo spaziotempo del sublyme è l'ontopologia dell’essere sublime, è la Gestell sublime dell’abisso, dell’Abgrund-sublyme, radura sublime dell’invisibile, sublime indicibile.
Il sublyme è la transonanza dell’Essere che getteggi nello spaziotempo il sublyme.
Il sublime è la Gestell nell’Abgrund-sublyme, senza fondo nell’aldilà, oltre l’orizzonte, oltre il tramonto, oltre la fine e il fine, oltre l’eclisse.
Il sublyme che spazieggi, la Gestell-sublyme, l’impianto sublime ove l’Essere sublime avviene, getteggi dall’aldilà, ci viene in-contro e si incontra nella sublyme spaziotemporale, quale Essere aldilà che si presenta di fronte, davanti, dinnanzi quale intervolto, dell’invisibile, indicibile, inaudito del sublyme.
Il sublyme-spaziale si presenta sempre aldilà: evento che si incontra nei sentieri della gettatezza quale Abgrund-sublyme dell’Essere abissale che si in-contra nella radura ontopologica, nel vuoto ontopologico, nelle singolarità della cronotopia sublime. La differenza ontopologica tra il sublime e la sublyme spazialità che eventueggi nella differenza tra l’Esserci sublime dell'onTopologia dell’Essere sublime che ci viene incontro, che si in-contra, di fronte quale sublymanza dell’aldilà, dell’abisso, quale matastabilità, Gestell dell’Abgrund-sublyme.
La sublyme spazialitità dell’Essere che ci in-contra di fronte: è la sublyme abissalità che ci sta sempre di fronte, ci abita e che ci in-contra quale aldilà. Ma il sublyme si presenta quale struttura ontopologica,in qualità di salvezza, cura, pensiero poetante del sublyme. La sublyme spazialità è l’Essere-sublyme: metastabilità dell’abisso sublime, dell’invisibile, dell’indicibile, dell’inaudito, dell’aldilà, è libero, è più libero, sublyme è la libertà dell’Essere-sublyme che sublimeggi. Il sublyme è la radura ove si getta e si incontra sempre di fronte l’evento dell’Essere sublime. La spaziotemporalità sublyme è l’accadere della presenza dell’Essere sublime che si dispiega dall’abisso, dall’aldilà, dall’invisibile, dall’indicibile, dall’inaudito: decostrueggia il tempo dell’Esserci, o il sublyme spazio eventueggia l'Abgrund-sublyme, dà fondatezza alla Grund-sublyme, si svela in-contro, di fronte, in relatività, quale Essere che sublimeggi l’Esserci, o la Physis, Ikona-sublyme del pensiero poetante della Physis-sublyme, è la differenza dell’Essere sublime che getteggi la Physis dell’Essere che si eventua quale Essere dell’Abgrund-sublyme dell’Esserci, o dell’Essere che mondeggi la Physis-sublyme-ontopologica. Lì la transonanza dell’Essere sublime ci in-contra, dà senso all’ontopologia poetante della Physis-sublyme. Ma il campo della Physis-sublyme-ontopologica è l'onTopologia dell'abgrund-sublyme: immagine dell’abisso dell’Essere o dell’Essere abissale che getteggia il sublyme che sublimeggia il grund-sublyme o gestell-sublyme, ikona-sublyme della struttura ontopologica ove si eventua l’Essere-sublyme dell’Esserci Physis-sublyme: si eventua quale essere-sublyme dall’abisso dell’Essere o Physis-sublyme o sua struttura ontopologica. E’ l’Essere-sublyme quale evento che ci incontra nel chiasma-sublyme dell’Essere ontopologico e si eventua Physis o koinè, disvela la differenza ontopologica della Topologia dell’Essere sublime: Esserci sempre nell’Essere-sè e nell’Essere al di là dal sé, senza-fine-sublyme transinfinitezza della Physis. Physis-sublyme che spazieggi la misura dell’ indeterminatezza, dell’invisibile, dell’infinitesimale, dell’indicibile, dell’inaudibile, del bene e del male, adilà del bene e del male, aldilà del mondeggiare e del nulleggiare, aldilà del tempo e dello spazio sublime, Essere sublyme, Essere in relatività con l’Essere aldilà. L’ontopologia del sublyme è la spazialità dell’essere nella physis, o della physis dell’essere sublime che sublimeggi. Il disvelarsi dell’aletheia ontopologica è il venire alla luce, il darsi alla luce, la gettanza che si dà alla luce nella radura sublime vuota e libera della spaziotemporalità sublime della physis dell’essere sublime. Il venir fuori della disvelatezza discopre la spaziotemporalitàdella physis sublime ontopologica dell’essere. È la spaziotemporalità della radura sublime vuota, dello spazieggiare ove abita sublime e poeticheggia l’essere che disvela physis o aletheia dell’essere, quale ontopologia poetante, o quale ontopoiesis sublime dell’essere nella physis. È lo spazio che spazieggi l’essere che getteggi le fondamenta, si getta e de-costrueggi la radura sublime della physis e si eventui in spazitempi della physis dell’essere e si disveli quale
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Ho letto, con concentrazione massima e ...non è facile, anche perchè io sono più una persona che intuisce anzi che una persona che ragiona...ho cercato di assorbire le tue parole e i tuoi concetti, Monderose, e tantissime immagini scorrevano davanti ai miei occhi: c'erano galassie, spazi siderali, suoni sconosciuti all'orecchio umano,( ho pensato anche alla musica dodecafonica, di cui so poco, ma me l'ha ricordata, con le sue armonie disarmoniche) ho pensato a diverse forme d'arte come momento di genesi e creazione...
Mi manca la terza parte, ma leggerò, con la solita testardaggine che mi ritrovo...
Se vado troppo fuori strada con le mie interpretazioni non scientifiche, signori filosofi di questo forum, ....tiratemi le orecchie! :-)
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Kant, Forse lì non c’è il nichilismo assoluto , non regna l’instabilità fluttuante del tempo e della spazialità, ove il principio di indeterminatezza si svela quale principio ermeneutico o d’interpretanza catastrofica.
Si potrà invece classificare una varietà topologica che disveli un’area, ove fluttuino singolarità metastabili,interpretabili con una nuova ermeneutica quantistica, o se non si creasse suscettibilità, una vera e propria ontologia quantica.
Là nella dimensione metastabile, compresa tra il 10- 18 ed il 10- 33, vigerà sempre ed eternamente il principio di indeterminatezza, ma sarà presente, o apparentemente assente,l’ermeneutica dell’interpretanza morfogenica, o morfologica od ontologica.
C’è un chiasma di interagenza tra le due o tre mondità: la stabile o cronotopica immaginaria; la instabile, fluttuante e chaotica; la
metastabile e metamorfica od ontologica, ove si svela la morfologia dell’ermeneutica quantica.
Lì le singolarità si eventuano in trivarietà a densità assoluta o relativa.
Quando gli eventi virtuali trovano una morfogrnesi chaosmica in sé, la loro metastabilità si disvelerà in una trivarietà a curvatura positiva o negativa, genesi di eventuale materia, o energia, o antimateria.
La morfogenesi subquarkica è l’evento metastabile che genera più interessere: se si desidera interpretare la sua morfologia dinamica superficiale,l’ermeneutica coinciderà con le teorie delle supercorde o delle membrane, ove le dimensioni energetiche sono eventuabili con la supersimmetria quantistica o graviquantica; se invece si immergesse la sonda nell'intimità chaosmica della varietà, scelta trinitaria per consentire una simmetria con gli eventi graviquantici, si disvelerà la mondità autentica della ontologia quantica.
La trivarietà vuota, nella sua spazialità topologica, è abitata dall’orbita di un superquark, o gluone, o gravitino, o leptone, o neutrino virtuale nel toroide di destra, sinistra, centro; ma anche nella spazialità animata nucleare si eventueranno presenze vuote, o nulle, o neutre, o virtuali, o immaginarie.
La loro morfologia sarà super simmetrica ai graviquark o fotogluoni, ma con incastri inifitesimi ed infiniti dalla dimensione 10- 18 fino alla topologia fluttuante del 10- 35. Si è in presenza di varietà supersimmetriche virtuali ed immaginarie e metastabili,supergravitazionali,le quali si eventuano nel nucleo eccentrico animato della trivarietà del subquark, o subgluone, o subgravitone declinabili e classificabili con un ermeneutica quantica in: morfoquarks, o ontoquarks, o archiquarks infinitesimi o chaosmici: ove sarà impredicibile ed imprevedibile l’essenza ontologica, ma previsibile ed interpretabile l’essenza morfologica e topologica, tanto da eventuare, anche una possibile epistemologia o modellistica matematica computabile, ma, già da ora l’essenza di una ontologia quantica.
Là, si disvelerà l’essere chaosmico infinito ed infinitesimale degli arkquarks: essenze virtuali ed immaginarie della cronotopia supersimmetrica delle trivarietà metastabili, nella dimensione di Gödel, prossime e comprese tra la dimensione di 10- 18 e quella di
10- 33.
Al di là , o se si desidera al di sopra, della regione instabile di Planck o al di qua, o al di sotto, della regione stabile o iperstabile del tempo immaginario di Hawking, c’è l’area metastabile e chaosmica virtuale ed immaginaria di Gödel, ove s’eventuano le varietà dell’ermeneutica quantica, o graviquantica, interpretabile e classificabile con l’ontologia quantica.
Le singolarità morfogeniche disvelano modelli di arquarks orbitanti intorno ad eccentrici ontoquarks: supersimmetrici e dimensionalmente sinestetici, si danno quale fondatezza degli eventi virtuali ed immaginari metastabili,interpretabili quali prodromi delle super
stringhe, o supergravità,supercorde, o membrane unificanti le interagenze fondamentali, oppure potranno essere la morfogenesi degli eventi disvelati nelle dimensioni dell’alterità chaosmica: buchi neri, sinergie delle cronotopie, solitoni virtuali, tempo immaginario originario, metastabilità topologica della regione fluttuante di Planck.
Lì, nell’universo, si presenteranno quali singolarità infinite; nella microfisica quali physis infinitesima.
Le presenze di ontoquarks nell’animato vuoto eccentrico degli archiquarks, o la loro assenza, eventueranno i modelli supersimmetrici dei gravifotoni o dei leptoni, la loro carica elettromagnetica, la super gravità o gravità quantica e l’interagenza deboleforte.
Dentro la monade trivarietà è possibile fermarsi nell’interpretanza superficiale o dimensionale, o, se si desidera, è consentito inoltrarsi nella ermeneutica ontologica della physis, fin là ove disvelasse l’instabilità assoluta o il chaos fluttuante di Planck.
Quelle singolarità metastabili chaosmiche, potranno essere, più formalmente, dei vari attrattori quantistici o attanti quantici.
Meglio: gli arkquarks possono essere attrattori quantistici, prossimi alla teoria della supergravità o superstringhe, o supercorde, o supermembrane supersimmetriche o alle teorie della grande unificazione delle interazioni fondamentali, là ove sarà vigente il principio di indeterminatezza, ma la cui morfologia sarà interpretabile con l’ermeneutica quantica.
L’ontoquark potrà essere, invece, l’attante quantico, strano o chaosmico,che dà alla luce le singolarità metastabili dal nulla,eternamente instabile, del kaos di Planck lì vigerà, come sempre, l’indeterminatezza, ma la morfogenesi topologica, virtuale e immaginaria, può essere passibile d’interpretanza con l’ontologia quantica.
La sinestesia tra l’attante e l’attrattore chaosmici, o strani, o virtuali, o immaginari, darà senso all’essere degli eventi morfogenici metastabili: quando le orbite topologiche della trivarietà saranno abitate dagli ontoquarks e le trisfere animate eccentriche vuote, l’attante arkquark disvelerà le interegenze leptoniche,gravimagnetiche, neutriniche,gluoniche,fotoniche.
Qualora le orbite della trivarietà topologica si presentassero vuote, mentre le eccentriche animate trisfere abitate singolarmente, o totalmente, o perzialmente dagli ontoquarks, l’attante arquark svelerà le supersimmetrie nucleari dell’interagenza forte, le forze elettrodeboli, i fenomeni polari, i paradossi della quinta antigravità o supergravitazionali, le singolarità chaosmiche dei buchi neri aggettanti e dissipanti raggi fotonici.
Si è in presenza d’una ermeneutica quantica, utile per creare il sintagma delle interagenze fondamentali ma lì si eventuerà la morfogenesi primigenia della ontologia quantica della physis animata.
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Come esercizio di scrittura direi che potrebbe essere pregevole ma solo per chi si diverte nello scrivere frasi più o meno roboanti sul filo di pensieri inconcludenti. Meglio fu in altra espressività il D'Annunzio nel rincorrere sapientemente la successioni di vocaboli l'erotico in tutte le sue accezioni. Visto che però tu hai citato tutta una serie di teorie non provate te ne "butto" giù una molto più realistica anche se anch'essa non provata. " La multiforme esistenza di infiniti è data dalla variazione della vibrazione fondamentale delle molecole che li compongono per cui qualsiasi fenomeno o spiegazione degli stessi è fine ad ogni loro esistenza".
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Brezza, è presenza che abita il luogo ove non ha mai abitato né l’entità, né l’Esserci, né la mondità, né la metafisica, ma solo la risonanza dell’Essere in/visibile che ci viene in-contro. L'in/visibile Gegenstand si getta ed abita l’Essere quale in/visibile ontologia: si incontra l’Essere ove l’Essere si dispone nella contemplazione, nell’ascolto,nella visione,nella sensibilità e nel pensiero in/visibile dell’Essere di fronte, dinnanzi, davanti che ci viene incontro, nel Gegenstand o fondale in/visibile delle radure, dei vuoti ontologici, ove l’essere si eventua per essere contemplato e per abitare l’essere di fronte, oltre che abitare solo il mondo. Quando un luogo, una radura, un vuoto sono abitate dall’Essere in/visibile che si getta e che viene in-contro all’Essere, si eventua la presenza in/visibile qui ed aldilà del mondo, o lo spazio vuoto, la radura ove è custodito, curato, evocato e contemplato il Gegenstand-in/visibile dell’Essere che viene incontro per abitare il mondo, o l’ikona dell’Essere, l’essenza dell’Essere, l’Essere in/visibile-Essere ontologico. Si eventua così nello spazio e nel tempo del mondo la differenza ontologica: si presenta la topologia dell’Essere-in/visibile di là e di qua in ontopologia fluttuante dell’Esserci, del mondo ontologico in/visibile. Il mondo dell’Essere-in/visibile si getta invisibile, indicibile, inaudito, all’assenza presente. La Topologia dell’essere in/visibile topologia animata dell’Essere che trascende l’Esserci, è l’Essere in/visibile ontologico: è invisibile, indicibile, inaudito, estatico;è anzi l’unico che dà senso, stabilità, l’impianto, la Gestell in/visibile dell’Esserci, dell’Esser qui, dell’Esser là, dell’Esser aldilà. La topologia in/visibile è la Gestell del mondo e dell’Essere animato, quale Esserci che ci viene in-contro nella sua morfogenesi di Essere animato in/visibile. Giacchè solo quell’Essere è L'in/visibile che ci potrà salvare, o curare, o consolare, nel vuoto ontologico, nella radura dal nihilismo in/visibile, nella singolarità del nulla, quale Gestell in/visibile: Essere che ci incontra e avviene, si getta nell’Essere in/visibile dell’Esserci Topologia in/visibile chiasma dell’Essere. L’Esserci in/visibile che ci viene in-contro, quale Gegenstand in/visibile o fondale è la donazione di misura, la misurata topologica che abita visibile l’invisibile, l’indicibile,l’inaudito, l’indecidibile svelato infinitamente o L'in/visibile singolarità dell’Essere vivenza nell’Esserci, sia quale vivenza della mondanità, infinita, indicibile,inaudita. L’Essere in/visibile che vi viene in-contro o che si in-contra è l’essere animato che dalla latenza kriptata, custodita, curata, della radura della Topologia dell’Essere, si eventua visibile quale misura del tempo e dello spazio o visibilità all’infinito, un’armonia in/visibile dell’entità pensante. L'esseri animati è la sensazione in/visibile della visione della dynamis del flusso in/visibile, o flusso e flussi nel nulla. L'in/visibile flusso dei flussi. Flusso immateriale e in/visibile al di sopra della Krisis. Husserl ideò la spazialità in/visibile della spazialità, così si dispiega lo spazio in/visibile o spazio intuitivo e spazio geometrico a-euclideo. Merleau-Ponty separò lo spazio pre-categoriale o grund-in/visibile o Zentralkörper della spazialità naturale distinguendola dalle geometrie a-euclidee o varietà categoriche. La varietà in/visibile categoriale pura della spazialità si annuncia nella fenomenica della visione dello spazio, indeterminato ed in/visibile spazio in cui abita il mondo-della-vita: la sua purezza ideale in/visibile infinita spaziale. Merleau-Ponty ideò la transcendenza dei fenomeni ideali o l'invisibile. L'apeiron c'è sempre senza fine, infinitesimo o abissale senza fondale ove c'è l'eventuanza o si dà diafanè la transvedenza, quale klinamen o ab-scissa dell'archè o l'eventurarsi della singolarità della splendenza. A quella transvisione quantica si aggiunse nel corso del tempo una dinamica quale enucleanza o coniuganza kategorica, quale eventuanza dell' essere abissale disubissato o che si eventui nell'evidenziarsi svelatezza senza fine, quale risplendenza o transplendenza o splendenza o splendezza: qui la purezza in/visibile è katarsi o depurarsi o abnegarsi, è la fenomenica tensione o l'in/visibile intermittenza tanto da evidenziarsi in diafanè o fenomeno-noumeno, ovvero il fenomenico-in/visibile-noumenico. La monade può essere visibile purezza d' essere: lì c'è l'evento, è la completezza o completa armonia afenomenica dell'immaginarsi che si dà e trascenda se stessa, o è l' EREIGNIS delL'in/visibile dell' Essere evento in/visibile dell'Ereignis. Ereignis è il pensiero che si pensi pensiero dell'essere, o originale evento dell' essere in/visibile. Il pensiero in/visibile è l' originale pensiero dell'essere perchè è il pensiero dell'evento in/visibile dell'essere abissale o eventuanza dall'Abgrund, o l'eventuarsi dalla verità abissale ecstatico dell' essere. La verità dell'essere in/visibile è l' Ereignis abissale, quale Ereignis abissale della verità dell' Essere-in/visibile o dell' Essere o Lichtung-in/visibile, o Essere in cui risplende L'in/visibile. L'Essere in/visibile è dispieganza nello spazio-tempo dell'evento. La verità dell'essere evento è l' Ereignis, ed è l' Essere che dispieghi la verità dell' Essere come evenienza o dispieganza dell' essere in/visibile. L'infinito quantico, infinitamente grande o infinitamente piccolo, è di per sé l'infinita in/visibilità dell'evento. L'infinitamente grande e infinitamente piccolo sono l'evento dell'in/visibile infinità Quantica di per sé connessa o quantica infinita dispieganza. Quell'essere quantica infinita è in se stessa eventuanza in excstasi, o è estasi quantica, l'al di là transinfinita in/visibilità: è il suo essere-per-sé o il suo eventuarsi transinfinita non più al di fuori di essa, ma in sé quale essersi o dispiegarsi o eventuanza in excstasi: il suo essere al di là e al di sopra, o sempre nell'oltre dispieganza dell'eventuarsi essere quantica infinita di se stessa. Così il suo essere al di là di se stessa o al di sopra o nell'oltre è oltre-ideale, o essere-per-sé L'in/visibile transinfinita. L'in/visibile mostrarsi asimmetrico dell'evento oltre i phaenomena. L' imago in/visibile è transcendenza ontologica quale nous o noumenica imago abissale transvisione dell'esserci, quale transinfinito abissale sempre di fronte, gegenstand-imago-in/visibile, e sempre aldilà, oltre transcendenza exstatica. Nel corso della temporalità l'imago-in/visibile, o la sua iconomorfia quale modello dinamico dell'essersi sempre di fronte con l'imago transinfinita, con la transtabilità delle imago decostruite dalla instabilità della spazialità transinfinita in exkstasis. L' imago in/visibile è instabile, o meglio è transtabile quale stabilirsi dell'evento dell'imago dell'essere sublime, quale transinfinita matematica. E' l'exstatica imago-in/visibile transvisiva della spazialità, o Transvisione della transcendenza dell'essersi. L'essere senza fine, senza confine e senza telos, è transevidenza In-fondata e imago abissale, excstasi che si dà nel mondo, c’è nell'essersi excstatica in/visibilità transinfinita: è l' evento della verità dell'essersi imago in/visibile. Il suo luogo transcendentale è l'imago ontopologica dell'essere spazialità transinfinita sempre oltre o al di là delle ontologie regionali, della fenomenica o epistemica, perchè il Gegenstand-in/visibile si svela sempre quale transpazialità della verità, è l' Abgrund dell' imago in/visibile transcendentale, quale verità della transcendenza in/visibile, la quale precede e rende possibile ogni altra verità fenomenica o epistemica o empirica o noumenica. Qui c'è il mostrarsi della Verità excstatica dell'in/visibile imago o singolarità davanti-alla-sguardo, o senso dell’essere come evento priorità prima del fenomeno. L'in/visibile disvelò l’intenzionalità topologico-transcendentale che si dà nell'imago fondersi abissale che si sottrae o si annulla, si nega o è l'abnegarsi transpaziale e transtemporale della transcendenza fenomenica, per eventuarsi poi imago dell' essersi evento in/visibile. L'in/visibile-Gegenstand sta di-fronte quale imago-Gegen-stand dell'essersi, sempre al di là del categorico o della vivenza o della mondità o mondanità o ideale o della Fenomenica noumenica. Nell’evidenza si dà La fenomenicità del fenomeno, ma eccede quella transevidenza per essere la transvedenza excstatica dell'essersi eccedenza, o l’eccedenza excstatica in/visibile dell'imago. La spazialità in/visibile è la struttura ontologica dell'eventuarsi fenomenica noumenica, è il senso che si dà in/visibile intenzionalità dell’essere-nel-mondo: non è più solo fenomeno o noumeno, ma si dà quale imago in/visibile dell'Ereignis dell'essersi, è l’eccedenza excelsa quale imago per eccellenza dell'essersi in/visibile. L’apparire nella luce del fenomeno dell' apparenza è l’essere-il-visibile o l'esserci-del-visibile o l'essersi-visibile, non l'abnegarsi, non la sua privatezza, non la sua sussunzione funzionale o subornazione a uno scopo o a una utilità, nemmeno però l'abnegarsi nella noumenica. L'in/visibile singolarità, o singolarità in perenne transcendenza, La singolarità è l'imago dell'essersi o singolarità nell’essere transinfinita excstatica. La dimensione dell'in/visibile è il luogo dell' evento dell' apparenza o del mostrarsi dell' essere quale non-ente, niente, nulla, o evento dell'essere in eccedenza sempre al di là della natura calcolata, o della sua matematizzante fenomenica ideale o noumenica. L'in/visibile è una forma dell'icona del lasciar-essere l'eventuarsi, o lì c’è il mostrarsi o il manifestarsi dell'abnegarsi dell’essere. Il “luogo” del consenso, evento del senso dell'Essere in/visibile o La transEVIDENZA o transvedenza excstatika è la forma dell'eventuarsi dell'essersi purezza dell’evento, o incompletezza ideale dell’evento quale Gegenstand-in/visibile o singolarità monade dell’evento: è la vaga erranza nel mondo, è la singolarità dell'evento, è il nulla o l'abnegarsi dell'essersi. L'in/visibilità dell’evento senza fine, senza telos, senza logos, è la cronotopia della mondità o della mondanità. L’evento in/visibile è la differenza ontologica dal fenomeno o noumeno, è l’al di là del fenomeno e del noumeno, è l’al di là della temporalità, transinstabile equilibrio del nulla senza fine e senza perché, o solo epigenesi dell'Ereignis Singolarità. L'in/visibilità si dà nella singolarità o nella transcordanza, quale concordanza dell’evidenza, è il mostrarsi dell'evento dell'essersi quale evento o singolarità dell'essersi: La singolarità in/visibile si dà quale evento dell'essersi senza fine, senza nulla, senza tempo. È fondamento in/visibile della singolarità a-temporale non ‘rappresenta’ nulla, è “solo” se stessa, pura apparenza o evento della singolarità. È la singolarità che eventua se stessa, fonda L'in/visibilità dell'evento dell'essere. Qui è la singolarità a gettarsi o abnegarsi nella dispieganza dell' eidos, o evidenziarsi o mostrarsi ideale. L’eidos dell'imago della singolarità iconica si eventua aldilà della purezza fenomenica o noumenica, quale evento di- fronte, o Gegen-stand-in/visibile infondatezza. Nella Recherche Proust disvelò il pensiero poetante in/visibile: È l’essersi che c'è o si eventua dal nulla, è ideale apparire nell’essere la più apparente o apparenza ideale, evidenza della purezza. Proust dis-velò La verità aldilà dell'adeguatezza ideale. La verità non è più la Platonica visione ideale, o la fenomenica o noumenica purezza ma la singolarità dell'evento: l’essere è l'evento della singolarità o alterezza in/visibile. E' IL PENSIERO DELl'icona-in/visibile non più ideale, ma singolarità dell'evento della dissonanza nella consonanza, quale transonanza o discordanza nella concordanza, quale transcordanza in/visibile singolarità che si dà senza perchè, quale Gegenstand dell'evento visione Proustiana, ò evidenza dolorosa, quale verità inedita che dischiude l'evento dell'esserci: il mondo non è stato creato una volta per tutte, ma lo è ogni qual volta sorge un nuovo evento ci appare nella sua differenza ontologica. È la differenza che crea l’evidenza della verità capace di vedere e sentire più profondamente le differenze: è il segnale che il pensiero si elevi, che abbia scoperto e stabilito i nessi tra eventi e fenomeni e noumeni. Una imago o una icona evento del pensiero poetante: tra il transvisibile pensare c'è l'evento dell'essere luce del pensiero, la luce si pensa o si eventua nel pensiero poetante dell'esserci.L’immagine dell'imago è una simulazione del mondo sensibile o idea Platonica, è Essa stessa l'idea quale excstatica, o meglio il pensiero oltre la categorialità fenomenica o noumenica. Nel colore c’è il pensiero. La pittura per Proust, non solo pensa, ma è l'eventuanza dell'essere in/visibile infinito vortice vivente, l' invisibile, l'indicibile. Il pensiero abita il colore o abita il suono, i colori pensano, i profumi raccontano, il colore pensa da sé. L’esserci in/visibile non è altro che il suo essere evento, si dà come evento in/ visibile. È la singolarità che crea se stessa ed è la verità della singolarità estatica dell’evento, o il rivelarsi o mostrarsi o abnegarsi o manifestarsi della Transcendenza in/visibile. Platone svelò la visibilità o luminosità o splendezza. Platone Ideò la verità nell’apparenza. L’adaequatio è un’intuizione eidetica della presenza fenomenica o noumenica. L'in/visibile è invece sempre eccedente, è l'ecxstasi nel suo esserci, è nel nulla, nulla stesso che si configura e si costella, è il Gegen-stand della spazialità: un di-fronte o rivelarsi senza Grund, o senza fondo o senza fondatezza, è l’eccedenza excstatica dell'evento. Non è mai una semplice presenza ideale, o fenomenica o noumenica, è l’evento della singolarità,o la Differenza ontologica del pensiero che si dà quale evento, è l’aldilà ontologico dell’eventuanza dell'essersi! CHE COS’È L’ESSERE in/visibile? L’esser-in/visibile è il puro essere, l’essere è in/visibile non-essere, indicibile essere, essere non-essere. PLATONE dispiegò l' armonia in/visibile o ESSERE In/visibile. Essere infinito Essere? Meinong ideò l'intenzionalità in/visibile o l'intenzionalità del non-esserci. Edmund Husserl in FILOSOFIA DELL’ARITMETICA fondò la fenomenologia dell'infinito-in/visibile. Già Karl Weierstrass o Georg Cantor idearono una Filosofia dell’aritmetica infinita in/visibile o intenzionalità infinita o transfinita. Non ancora l'ontologia dell'intenzionalità in/visibile ma l'ontologico cognitivo dell'essere c'è. Franz Brentano è l'archegete dell' intenzionalità, o degli atti mentali dell'infinito in atto. Ogni fenomeno psichico è ciò che gli scolastici medioevali chiamarono l'in/esistenza intenzionale mentale, è la Gegenständlichkeit. Ogni fenomeno psichico contiene in sé la presenza, è presenza infinita in/visibile, nel desiderio desiderato. L'in/visibilità intenzionale per la mente intenzionale o in-esistenza intenzionale, c’è, esiste è in/visibile intenzionare l' inesistente. In/visibile- è la catastrofe
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ma come fai a pensare tutte queste cose, Monderose?
non so citare tutti i filosofi e pensatori che hai nominato: dalla radura dell'essere in cui si compie il divenire, alla diafania, all'evoluzione, alla cura di noi "donazione di misura" e poi dynamis e krisis, e l'Ereignis, che non avevo mai sentito, e mi sembra una specie di Verbum in via di esplicazione e quindi di nascita, e l'extasis come superamento del limite, e la mente fenomenologica, e poi ancora l'arte:
Nel colore c’è il pensiero. La pittura per Proust, non solo pensa, ma è l'eventuanza dell'essere in/visibile infinito vortice vivente, l' invisibile, l'indicibile. Il pensiero abita il colore o abita il suono, i colori pensano, i profumi raccontano, il colore pensa da sé.
parole bellissime...
per non parlare dei concetti matematici...lì mi nascondo e sparisco...
Monderose, sei una persona fuori dell'ordinario! o_O :-)
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...non male come risposta :-)
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Kant:
è ontologica....sula scia dell'ontoteologia leibniziana o kantiana....ma la soluzione c'è? per kant è impossibile...qui è rigorosa ma incompleta, quindi non c'è, ma solo quale logos teista e non quale ontica dell'essere superente divino....o fenomeno o noumeno....meglio trans-monade ontoteologica....leibniz docet....
Brezza:
...modelli ontologici delle icone consentiranno d’eventuare le icone morfogeniche, immaginarie, virtuali, trascendenti, transfinite, kaosmiche che si gettano nel campo della Gestell disvelano gli attanti dell’ontofisica, ontopoietici della velocità del tempo, del vuoto ontologico, dello spazio metastabile, delle ontovarietà ontoboliche.
La icona è una varietà ontologica ontobolica o un ontovarietà kaosmica che ci sta di fronte dinnanzi sempre davanti: i gegenikona
Nella Gestell o struttura ontologica planckiana le icone dei sentieri creativi si eventuano nel vuoto ontologico ora quali singolarità kaosmiche, leibniziane, morfogeniche di varietà gluoniche, ora in qualità di singolarità immaginarie ontogeniche di varietà cuspidali, ellittiche, quarks.
Nell’isteresi degli eventi della Gestell o struttura ontologica planckiana, le varietà iperboliche si alternano a quelle paraboliche il loro interesserci, intersein, si dà quali ikone del vuoto ontopoietico fluttuante e dispiegante singolarità virtuali immaginarie, trascendenti
transfinite, kaosmiche
L’ontofisica consente di eventuare modelli ontologici anche per le singolarità immaginarie, supergravitazionali o kaosmiche:immagina quali attrattori unidirezionali e per simmetria, o supersimmetria, aggettanti intermittenze quantiche, cosmiche.
Ma un modello ontofisico si possono eventuale varietà ove l’attente si presenta in tutte le direzionalità kaosmiche, sia in micro che in macro o mega,giacchè i sentieri creativi morfoattanti si gettano in campo globale: ogni infinitesimo per ontogenesi si eventua quale singolarità non solo immaginaria anche virtuale,trascendente, transfinita, kaosmica
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sarò sincera: :?... non riesco a immaginare attrattori unidirezionali per simmetria, nè polidirezionali per asimmetria, anche se aggettanti alternità quantiche...
Sono sbalordita, Monderose! o_O
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........... o con più pregnanza all’essere-che-resta-invisibile o all’essere-che-resta-inaudito o all’essere-che-resta-indicibile o che fin allora era-invisibile, era-inaudito, era-indicibile, e che si disveli lì ed aldilà in essere che si eventui nell’ontosonanza e ontovisione dell’ontikona o nell’ikonapoiesis o nell’imagopoetante dell’essere musa delle post-muse-in-essere-create dall’arte. Lì in quell’essere-per-la-fine dell’arte o con-figura-disfigura-postfigura delle configurazioni postikonoklaste o in quell’essere-per-la-fine-dell’essere che è ancora invisibile-inaudito-indicibile-abis sale-kaosmico si disveli l’evento dell’essere per la fine della morte o dell’essere per la fine della morte-dell’arte quale ikonapoetante dell’essere per la vivenza dell’essere o dell’essere per la vivenza dell’esser-arte-postikonoklasta-pos t-mitoklasta o dell’essere per la vivenza dell’opera d’arte post-muse o dell’essere per la vivenza della verità nella messa .......................
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Mentre ti leggevo vedevo la tua figura immaginaria decuplicarsi, centuplicarsi all'infinito, perchè tu esponi una teoria, un concetto, e poi, per approssimazione, immediatamente vicino, tutte le teorie e i concetti in confinanza e contingenza, come se fossero migliaia di universi paralleli che riesci a scorgere contemporaneamente...
svenuta e sbalordita...plaudo! =]
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pletho... disvelò l'apeiron spazio temporale quale physis infinita e senza fine infinitamente sublime, mentre Diodorus e Democritus differenziarono l'apeiron e l'archè nel cosmo quale cosmesi o bellezza finita dell'infinito sublime anaximandreo: delicate membrane spaziali o topologiche, quali varietà sferiche consentiva la sensibilità dell'apparenza o phenomena quali imago dell'estasy eonyka platonica o ideale Cronotopia della Physis Ontologica. La frattalità kronotopica dell'apeiron di Anaximandro o i frammenti dell'archè di Anaximandro consentirono alla Ontologia dello spaziotempo di Anaximandro di dispiegarsi nel vuoto nulla di Melissus, per eventuare una Philosophy a della temporalità nel Timaeus Platonico:lì l'apprensibile modello paradigmatico svela il comprensibile Platonico Cosmos quale adeguatezza alla verità Platonica paradigmatica. E' l'universo paradigmatico dello spaziotempo Platonico quale estasy exstatica dell'eternità,o paradigma della physis eterna che si dà solo quale fenomeno visibile dell'ideale invisibile, ma intuibile con la metafisica della verità o logos animato. 1Solo così è possibile percepire le differenze spaziotemporali dei phora o dei periodos o delle periphoras o dei kykleseos: tutti misurabili secondo il paradigma pitagorico dell'identità tra aritmos e curvatura dello spaziotempo, in una sublime armonia cosmica e mousikale quale perfezione ideale delle eterne sphere spiralimorfe Platoniche. Si dà così la continuità dello spazio tempo in dinamica sublime e in infinito apeiron sublime ma apparente nei fenomena quale discreto e finito,anzi aritmos,senza ritmo,in stasi inerziale ocontrastanza ob-gettata o gegenstand istantanea,attimo,momentanea o atto, o essere solo in atto,o apparire nei fenomena solo nell'esserci dell'atto discreto quale singoralità temporale del presente, o apriorità dell'archè della kronotopia infinita. E' la differenza nella temporalità che si dà quale aritmos della presenza per creare la trascendenza al passato ed eventuare la possibilità eventuale del futuro, o futuro anteriore o eterno ritorno o apokatastasy ciclica o in lineare sequenza: Zeno Docet.Finito ed infinito non sono possibili nella stessa frazione di tempo: l'apeiron dovrà essere frammentato ed i suoi frattali fondare la rigorosità e l'esattezza, altrimenti la divisibilità o l'analitica o la dyairesis infinite possono creare dei paradoxa spaziotemporali infiniti. Aristotele inventò così le distanza discrete irriducibili nella temporalità kategorica memore delle omeomerie anaxagoriane, ma sempre nella dynamis dell'essere in atto nella presenza e di essere in potenza nel futuro o nel futuro anteriore quale passato.Leibniz nei Fundamenta Theoria Motus Abstracta del 1671 svelò una Philosophy Ontoteologica dello spaziotempo quale relatività Leibnizia della simultaneità degli eventi:Gödel si ispirò a quel paradigma per immaginare l'apokatastasy kaosmika, ma quella sarà un'altra sublime story, qui invece si è in presenza del versus Newton o della monade versus la gravità. Newton pensò al paradigma del tempo ab-soluto quale ab-soluta verità del tempo mathematico, la cui durata può essere misurata con il pensiero calcolante degli infinitesimi microkronotopici ma non-infinitamente divisibili. 2E' il Newton versus Leibniz o la syntesy dell'analitica degli eventi temporali: Gravità-Newtoniana dello Space-Time in contrastanza con la relatività della simultaneità degli eventi della monade sublime. Newton nei Principia immagina gli eventi istantanei con un paradigma empirista o non si cura di spiegare la struttura ontologica dell'evento, mentre Leibniz con la sua ontoteologia della monade svela una metafisica ermeneutica della verità che si eventui sia nei fenomena, sia nelle verità nascoste o kryptate o non ancora in dis-oblio nella mente sublime ed infinita della divinità: è la Leibniz-Theory della Temporalità Ontoteologica che si dà quale nuovo paradigma della Leibniz-Theory dello spazio tempo, giacchè nella struttura ontologica della monade non c'è più differenza sia nell'intra che nell'extramonade, quale mondità, o mente sublime ed infinita della divinità. Leibniz nei Mathematicarum Metaphysica del 1715 explicita definitivamente la struttura ontologica degli eventi simultanei dello spaziotempo quale dynamis sublime delle intramonadi o delle extramonadi in sistole e dyastole o quali intermittenze sublimi della struttura ontologica della monade.E' l'ermeneutica della temporalità o l'interpretazione dello spazio tempo intuitivo, quale consapevolezza dell'adeguatezza della metafisica della verità fenomeniche, o kriptate quali eventi virtuali nella mente sublime della divinità o monadea o eventi sublimi noumenici o noetici del pensiero pensante. Russell nella sua riscoperta critica del paradigma Leibniziano introdusse l'immaterialità post-newtoniana, ma le conferì un paradigma logico e non ontologico, tanto da intraprendere una controversia con il suo coevo Whitehead, più in proximità con il paradigma Leibniziano. Axiomi degli eventi dinamici delle monadi eventueranno una cronodinamica della Philosophy del Tempo di entità imaginarie o entità metafisiche immateriali e virtuali, un bel paradosso giacchè le entità nell'immaginaririo non ci sono o sono latenti o kryptate nella mente sublime della divinità monaDea. 3Gottfried Leibniz pensò quegli assiomi virtuosi e virtuali come paradigmi epistemici o metaontologie o ontoteologie matematiche.Christian Wolff invece quali axiomi della mathematica della physis e quindi dello spaziotempo: è il Methodo dell'Analytica dello spazio tempo che tanta fortuna addusse a Kant e ai Mathematici della Durata e della magnitudine dei quanta spazio-temporali, così Christian Wolff eminente philosofo della Germany promosse Leibniz nella philosophya universale. Leibniz aleggiò quel paradigma nell' Analysis Situs, o Geometrya della Situatione emotiva o cronodinamica della monadea. Lì gli axiomi della Geometrya Euclidea si disvelano quali assiomi della metafisica delle verità fenomeniche e virtuali e perciò assiomi di una geometria immaginaria, senza entità ilemorfiche, quasi un'ontoteologia topologica o una metaphysica topologica o geometrica o metamatematica o ontologia della mathesis della monadea. Leibniz, nei fragmenti del 1671, definì la quantità come se fosse il chiasma o l'apokatastasy della qualità spaziale e simbolica: l'infinito è il simbolo della qualità di un logos virtuale e così l'infinitesimo, o lo zero della mathesis. Quantità e adeguatezza degli eventi si riflettono nella qualità della monadea, quale innovativa Philosophya del Tempo in alterità con la Classica Philosophya che da Aristotele dominò in Europa , una differente versione del Mythos Rhapsodico di Chronos: quale movimento o ontodinamica immaginaria dell' eternità o ontokronia cronodinamica della monadea.Leibniz nella celebre controversia si ispirò a Plotino quasi presago di una virtuale relativity-theory. Plotino disvelò l'estasi del tempo quale autoevento dell'esserci nella mondità o dell'esserci della monadea. Plotino
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:-O
em ..... penso che ritornerò in questo argomento quando, non lo so quando ma ci ritornerò
Per ora scappooooooooooooooooooooooooooooooooooooo W00T!
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W00T! :-" O:) -_-......l'essere s'eventua da sè, senza la legge che non c'è.....senza il logos che non c'era, senza il dio che mai ci sarà.....Ah l'essere s'eventua aldilà del dio che non c'è più....ah l'essere si dà luce da sé....senza il dio del bene e del male che non c'è mai più.....ah l'essere s'eventua aldilà del bene e del male che non c'è più. L'essere si dà alla luce da sé, aldilà del dio dell'eterno ritorno che non c'è mai più. Ah l'essere si dà luce e si darà alla luce aldilà del tempo che non c'è, aldilà del tempo dell'eterno ritorno che non ci sarà mai più. Madre della sublymanza sublyme..nei suoi occhi c'è l'essenza della nostra morte eterna....non saprei come e senza un perchè, né saprei come mai la notte si nascose nel letto delle nuvole e si rivelò all'alba con il raggio di luce sublyme di un tempo che fu e che sarà: oh quante volte gli occhi hanno visto l'invisibile sublyme senza scorgere la disvelanza sublyme dell'essere? A chi si rivolga il tempo quando pensi alla destinanza e giochi con le sorti degli universy? La dea sublyme non gioca mai con la mondità, ma soffia le sue auree sublymy nei pensieri delle stelle che mai guardano a ieri, ma illuminano i sentieri della destinanza sublyme dell'essere. Madre sublyme ed eterna che guardi e contemply senza parole e getty e lancy i segni degli ewenty sublymy della destinanza senza deklyny, come il volgersi degli eventi astrali degli immensi ed infiniti universi, né replicante o klonante come le stagioni del cuore della natura, o le intermittenze sulymy della notte o del giorno in disperanza disanimata della destinanza sublyme. Ma solo lì la singolarità sublyme dell'evento dà alla luce la destinanza dell'exstasy sublyminare che dagli abyssy sublymi sorge, si dà, si ewentuy qualy lucy della vivenza sublyme delle aurore senza più le scorie di ieri e senza più le pre-visiony del domany: oh madre sublyme della destinanza dia all'essere l'ewento invisibile del sogno sublyme, affinchè l'esserci possa raggiungere le lontananze sublymi delle lucy borealy e naufraghy nel sublymynare abysso degli ewenty waghy, ewanescenty ma pregnanty di miraggy della desideranza sublyme. AH ascoltay la sera con i pensiery rivolty verso le veglie ed ora si è qui ad attendere gli ewenty sublymy velaty di presagy e ricordy. Non saprei quando possa durare l'attesa dei sogni sublymy, né se la notte sublyme della destinanza salvi dalle spire degli abissy della sublimanza, ma se la madre dell'eterna sulymanza e della destinanza sublyme disvelasse agli sguardy il tramonto e giammai invocasse il deklyno eterno degli abissy sublymy, l'eternità abiterà le menty sublymy quale gioia sublyme senza fine e senza finy e grazia sublyme fluttuante nelle tempeste di tutty i wenty degli ewenty abissaly della destinanza sublyme...................