C'è un antico edificio nel cuore, con un sacco di stanze, piene di oggetti dei quali non potrei mai fare a meno. Un'enorme quanrtità di persone. Un po' di tensione, ma tutto va bene. "La ripetizione è maestra dell'esecuzione", mi ripeto. Ebbene, ripetiamo; facciamo vedere cosa sappiamo fare.
Seduto davanti alla mia vita, ascolto il silenzio; l'aria è tersa, e nell'aria si avverte una vaga musica. Ammiro ciò che ho di fronte. Facciamo qualche scala insieme; già, riusciamo a farle tranquillamente seduti, senza alcun problema. Ci fermiamo insieme, simultaneamente.
Rimango immobile.
Inizio a tastarla. Tocco ogni suo centimetro, la sfioro con le dita. No, non mi basta. Non posso farcela. Me ne servono altre.
Detto fatto. E la storia si ripete, altre due, tre volte. Sono instancabile. Un'anziana signora con i capelli brizzolati, un po' bassina, grida attraverso la stanza:-Non è il momento, non puoi farlo adesso!
"Certo, certo..." penso io.
"Beh, non importa, lasciamole un po' anche agli altri." Mi alzo ed esco dalla stanza in cui ero entrato una mezz'oretta prima. "Dovrò aspettare per rifarlo."
Con questo pensiero nella mente, vedo la fatidica porta aprirsi, e ne vedo uscire una donna di mezza età, dall'aria molto professionale, con una gonna verde palude lunga fino ai piedi, con i vaporosi capelli biondi che le coprono tutto il collo. Allora sento la sua voce leggere un foglio logoro e stropicciato, evidentemente usato come anti-stress:
-Vediamo, dov'eravamo arrivati? Coppola, D'Antonio, De Clemente, de Martino, Ferone...GARZILLI!- Urla rivolta ai ragazzi sparsi nel corridoio.
Sono io.
Passo attraverso la porta, seguito da una trentenne con i capelli legati che le arrivano fino in vita.
-Buongiorno...- saluto timidamente.
Due persone sedute dietro alcuni banchi dell'aula ricambiano cortesemente il saluto. A queste persone si vanno ad aggiungere la signora con il foglio e Cristiana, la mia insegnante, la trentenne.
I tre professori mi squadrano. Cristiana invece socchiude gli occhi, evidentemente tesa.
-Prego!- dicono i tre all'unisono, indicandomi uno sgabello nero, rivestito di pelle.
Le mie gambe non aspettavano altro. "Così magari riesco a mascherare il tremore..."
Mi siedo in modo composto. Mi accorgo solo adesso di cosa ho davanti; quelle che ho toccato prima non sono niente, rispetto a questa. O forse, sarebbe meglio dire
quelli... Infatti, qui non è solo la tastiera ad essere eccezionale; è tutto il pianoforte ad essere stupendo. Le quattro mezze code le cui tastiere avevo accarezzato prima mi sembrano dei giocattoli per bambini a confronto. "Uao..."
Una coda. Non l'avrei mai immaginato.
Non mi sarei mai aspettato di dover suonare su una coda intera! Il mio pianoforte a muro di casa impallidirebbe se la vedesse.
Passato lo stupore, la mia tensione non fa che aumentare. Non avevo mai suonato su un pianoforte a coda! E ora come faccio? Io sono abituato al suono del mio pianoforte, sostengo ancora una mezza coda, ma come faccio con una coda intera?? Cavolo...
Uno dei tre professori, un uomo alto, snello, sulla quarantina, vestito alla buona, con i denti un po' storti, mi sembra che si chiami Costajola, mi dice:-Allora, cosa vuoi farci sentire?
-Bene, molto bravo!- mi dice il terzo professore, una donna sulla cinquantina, con una maglia verde molto attillata, i capelli corti tinti di rosso e dall'aria molto gioviale, una certa Cardone.
-La tua esecuzione è buona e il tuo test è veramente ottimo. Puoi andare.-
A questa frase ho praticamente un collasso, i miei muscoli si rilassano, mi sento svenire. Cristiana mi spinge fuori e mi sorregge quasi, sussurrando al mio orecchio -Ne parliamo dopo, ora pensa ad uscire.-
Io subito la prendo alla lettera e focalizzo l'uscita. Mai pensato che un metro potesse diventare così lontano...
Mezz'ora di attesa, al di fuori di quella così tanto odiata e amata porta, in attesa di un responso. Fin quando la professoressa Morrone, quella del foglio, non esce fuori. Mi chiama vicino a sé e mi sussurra:-Complimenti! Sette!
Io e Cristiana ci scambiamo un sorriso che rivela tutto. Diecimila grazie, diecimila prego e una grande felicità, visibile anche negli occhi illuminati.
E mi viene in mente una frase...
Bisogna solo scegliere cosa fare con il tempo che ci viene concesso...
Io ho deciso come sfruttarlo, voglio passarlo lì, in quel luogo, nel cuore di Napoli, nel mio cuore...
Come vi pare?