un film! mah, forse! XDXD grazie ragazzi! adesso ne aggiungo un pò dai!
L’indomani mattina Phil era stanchissimo per la notte passata in bianco a pensare cosa avrebbe potuto dire all’arrivo della Signora Wood.
Come al solito il gardiniere Sam stava aprendo il negozio di fiori, Tom Silicio lanciava occhiatacce a Christina Bents, Tartaruga Will toglieva dal forno alcune pagnotte perfettamente impastate. Tutto procedeva come sempre, a Counting falls.
Verso metà mattinata Phil sentì dei tacchi che camminavano nervosamente vicino al portone d’acciaio. Lo sollevò e la vide, bella come non mai. Lei entrò e disse:
<< Allora, Phil, sei riuscito a mettermela a posto?>>
<< Si, certo, non potrà fare molti chilometri, perchè il motore potrebbe guastarsi da un momento all’altro, ma sono riuscito a non far sentire l’orrendo rumore di cui parlava ieri.>>
<< Benissimo, Phil, come ringraziarti?>> Gli fece un gran sorriso e Phil si sentì quasi male.
<< Va benissimo così, signora. Daltronde è così raro vedere una luce più bella del sole del mattino a Counting Falls, e lei ci è riuscita.>>
<< Cosa?>> Disse sorridendo maliziosamente.
<< Parlavo dei suoi occhi, si illuminano meravigliosamente quando sorride>>
<< Grazie, Phil, ma non è il momento per i complimenti.>>
<< Comunque io adesso so il suo segreto.>>
La Signora Woods si allarmò, quasi come se nascondesse qualcosa di ben più grande di una pistola in macchina.
<< Avvicinati.>>
Phil si avvicinò, come lei gli aveva fatto segno.
<< Senti, Phil, adesso non ho proprio tempo per i tuoi giochi, come posso spiegartelo? Mi dici o no di che cosa ca**o stai parlando? Eh?>>
<< Signora, mi lasci, mi fa male>>
<< Tu adesso puoi chiamarmi anche Michelle.>>
Michelle aveva stretto il braccio di Phil, e lui non riusciva a pensare ad altro che al suo profumo.
<< Ho scoperto la sua pistola, Michelle.>>
Michelle per un attimo rimase come interdetta. Lasciò il braccio di Phil e si rallegrò quasi, sospirando.
<< Non ha capito cosa ho detto, Michelle?>>
<< Ho capito bene, Phil. Tu mi stai dicendo che adesso non posso nemmeno difendermi.>>
Michelle si allontanò, e con un sorriso disse:
<< Non è vero, Phil?>>
Phil voleva saltarle addosso.
Si avvicinò a lei e le sussurrò:
<< Ma quella pistola non la usa per difendersi, vero?>>
Michelle a quel punto non sapeva più che fare, così fece la cosa che le riuscì meglio: abbindolare un uomo; lo baciò e lui , all’inizio stupito di quella mossa, ne rispose bene.
Lui la costrinse ad appoggiarsi sulla sua macchina, e a quel punto fu impossibile dividerli.
Alle Tredici in punto Phil era sotto la stessa macchina del giorno prima, stavolta a pensare a ciò che aveva fatto nella mattinata.
Aveva l’impressione di non essere mai stato così radioso. Mai si sarebbe aspettato che una donna come Michelle potesse minimamente volerlo. Ma doveva capirlo, nel corso degli anni di occhiate, sguardi languidi e parole più o meno dolci, Michelle gli aveva lanciato molti segnali.
Adesso gli sembrava tutto così limpido: Michelle lo voleva da molto tempo, più di quanto lui avesse cominciato a fantasticare su di lei.
Michelle intanto pensava a ben altro. Si chiedeva se fosse riuscita ad abbindolare Phil in modo che si dimenticasse della pistola che aveva trovato. A sentirlo fischiettare pareva proprio di sì.
Anche se aveva ormai raggiunto il suo scopo non se la sentiva di troncare la relazione, in quanto Phil era per lei come uno scampo dalla propria vita.
Non aveva mai conosciuto un uomo come lui, che l’aveva trattata con tanta cura per anni, e che quasi aveva paura di poterla guardare per rovinarla, anzi, non aveva mai avuto la minima speranza che potessero esistere persone così. Che si stesse innamorando? No, lei sapeva bene cosa volesse dire innamorarsi. Questo sentimento da lei mai provato la faceva sentire come al sicuro dalla sua vita, ed era un sentimento più forte dell’amore. Un sentimento che si nasconde all’interno della propria mente e si custodisce gelosamente.
Si rivestì in pochi minuti, si truccò ancor più velocemente, si mise gli occhiali e le scarpe, poi bussò sul cofano della macchina sotto la quale Phil stava lavorando.
<< Sì??>> Disse Phil felicemente. Michelle si accorse immediatamente della macchia di grasso che aveva in fronte.
<< Sei sporco, aspetta che ti pulisco>>
<< Dove?>>
<< Sulla fronte>> disse lei mentre tirava fuori dalla borsa un fazzoletto profumato. << Senti, adesso devo andare assolutamente.>>
<< Tornerai?>>
<< Certo, dovrò pur venire a ridarti la macchina, no?>> Disse in modo sarcastico sorridendo. Ancora una volta Phil si sentì momentaneamente euforico.
Michelle ovviamente aveva capito cose volesse intendere, così disse:
<< Mercoledì sera alle undici verrò a riportartela.>>
<< Allora a mercoledì alle undici>> Disse Phil, anche se con un pò di tristezza perchè mancavano ancora cinque giorni a mercoledì.
Lei gli sorrise e immediatamente si girò e se ne andò, camminando in modo regale sui suoi tacchi alti.
Adesso Phil era solo, ma non faceva altro che pensare a lei. Ogni minuto si distraeva da ciò che faceva, ad esempio gli era capitato più volte in una giornata di guardare impalato il motore della macchina su cui stava lavorando.
Appena furono le cinque del pomeriggio chiuse i battenti e salì per poter andare a dormire.
In camera sua ripensava ancora agli strani eventi della giornata con felicità ed entusiasmo. D’un tratto però gli capitò di vedere una foto del padre, e allora ricominciarono a balenargli in testa quei progetti che lui aveva fatto per la sua felicità. Certo non prevedevano una relazione con una delle donne più belle e rispettate di Counting Falls e Boston, e nemmeno una vita passata a riverniciare macchine. Come poteva però pagarsi l’università? Era ormai al quinto anno del liceo, anche se pensava che probabilmente lo avrebbero bocciato per le numerose assenze, ma era un problema altrettanto consistente.
Si alzò dal suo letto e andò in cucina assetato. Aprì il frigorifero e subito gli venne voglia di latte fresco, così aprì il cartone.
Cazzo, pensò, maledetto coltello, e maledetto latte! Si era fatto un taglio profondo al pollice. Aprì immediatamente l’acqua fredda del rubinetto e mise sotto la mano.
Guardò istantaneamente l’orologio: mezzanotte. Ancora quattro giorni a mercoledì.
Quando finalmente il sangue smise di sgorgare dal suo pollice si avvolse il dito con un tovagliolo e tornò in camera sua. Si sentiva stanchissimo, ma una sensazione di nausea mista ad ansia gli impediva di dormire. Passò dal dormiveglia all’essere completamente sveglio per tutta la notte.
Alle sei di mattina era già in piedi. Sotto la doccia non faceva altro che pensare al corpo longilineo di Michelle, ai suoi capelli curatissimi, alle sue unghie rosse, alle sue labbra candide. Come faceva una cosa così bella vivere in un posto come Counting falls? Una donna così bella, generosa, interessante, simpatica, intelligente come lei? Come le era saltato in mente di vivere in un mortorio come Counting Falls? Insomma, tutti sapevano che lei era una donna dinamica, alla quale non piaceva stare ferma. Andava sempre a Boston per lavoro e ogni giorno tornava al piccolo paese. A questo punto Phil si chiedeva come una donna con tutto quel denaro e nessuna ragione per restare a Counting Falls non si trasferiva a Boston, al posto di partire la mattina presto per poter arrivarci. Glielo avrebbe chiesto mercoledì. Uscì dalla doccia e guardò l’orario: le otto e mezzo, ancora troppo tempo a mercoledì.