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Autore Topic: Concorso  (Letto 1737 volte)

Offline Frances

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Concorso
« il: 9 Dicembre 2006, 01:45:20 am »
Questo è un piccolo testo che ho scritto per un concorso... non cercate di plagiarmi! anche se fa schifino...

è un acrostico, ciò vuol dire che ad ogni capoverso compare una lettera che verrà poi a formare la parola Alfabeto. spero vi piaccia!

Arrivati a questo punto, Jack non sapeva più come risolvere il problema. Era sempre stato un bravo ragazzo: buono con tutti, studioso, socievole, simpatico. Si era sempre nascosto dai problemi della vita, li accostava come se fossero vecchie bollette che avrebbe ritardato il più possibile a pagare.
Una volta era persino stato premiato per una gara di latino, aveva fatto la versione meglio tradotta di tutta la scuola. Leggeva molto il bravo Jack, soprattutto era appassionato di criminologia, aveva una grande collezione di saggi al riguardo, forse perché il suo spirito sadico lo portava in quella direzione.

La vita continuava monotona nel suo terzo anno di scuola superiore. Ottimi voti, tanti amici, una famiglia comprensiva. Jack aveva tutto ciò che desiderava, anzi, non riusciva nemmeno a percepire che gli mancasse qualcosa. Ma in realtà sapeva per certo che non era felice. Il suo sguardo sempre sorridente ingannava persino se stesso, anche se a volte la sua indole malvagia si faceva sentire. Allora, se gli fosse capitato di incontrare un cane per strada, l’avrebbe preso a calci fino a farlo svenire,a patto che nessuno l’avesse visto. Amava tutto ciò che era violento, dai film ai libri, tutto ciò che includesse sangue, morte, tristezza, paura lo faceva sentire potente, si giudicava al di sopra di qualunque essere vivente, si sentiva capace di tutto. Credeva di essere normalissimo, nella sua visione del mondo completamente alterata, anzi, si sentiva persino migliore di tutti gli stupratori e ladri esistenti, perché lui era intelligente, capace, superiore; gli altri non lo capivano -di questo era certo- perciò non si metteva in testa di far vedere il suo vero carattere. Dopo mesi e mesi di violenze impunite, la vera svolta arrivò, quel periodo che fece sentire a  Jack di essere davvero in pericolo.

Febbraio fu un mese alquanto traumatico per il buon Jack. Si era ormai abituato ad essere uno pseudo assassino di piccoli animali come cani, gatti, topi, purtroppo però questo non lo faceva più sentire come prima. Era come una droga, aveva bisogno di più adrenalina, voleva rischiare di più.
In  una serata molto fredda, il bravo jack stava davanti a un cane che aveva appena bastonato, sentendolo gemere e tremare. Aveva quasi compassione per lui, per un momento aveva anche pensato di prenderlo in braccio e coccolarlo, il problema era che non era da lui, anzi. Prese in mano il bastone insanguinato e, con un colpo in testa, il cane cessò di lamentarsi. Quella sarebbe stata la prima volta in cui Jack avrebbe sentito rimorso per ciò che aveva fatto. Se ne andava fischiettando da quel vicolo buio, con un’aria stranamente compiaciuta, il bravo e studioso Jack, in cerca di qualche altra piccola vittima. Vide qualcosa avanzare verso di lui, con passi barcollanti e gemiti: un uomo, probabilmente un barbone, aveva visto l’intera scena, e si preparava a urlare dietro al povero ragazzo per insegnargli il rispetto verso tutto e tutti. Anzi no. Questo era quello che Jack, un po’ intontito, un po’ impaurito, aveva pensato all’istante.
La realtà era ben diversa.
Il vecchio prese a camminare più velocemente quando vide che Jack si era voltato e gli aveva dato le spalle, cercando di sfuggirgli. Ma scappare sarebbe stato da vigliacchi. Il suo piccolo coltello era lì, nella giacca, pronto a essere utilizzato per qualsiasi evenienza.
Immediatamente il vecchio barbone lo raggiunse e gli toccò la spalla. Jack, teso com’era, tirò subito fuori il coltello e, con un gesto repentino, lo infilò all’altezza del suo stomaco. La sensazione era ben diversa. Vedere un uomo accoltellato era una cosa, accoltellarne uno, beh…era tutta un’altra situazione. Nemmeno un cane riusciva a eguagliare un uomo.

Andava per i cinquanta, quell’uomo, non aveva un soldo, era stato sfrattato in primavera, e adesso si era persino abituato alla vita di strada. Aveva visto tutto, solo che non era certo lui quello che poteva rimproverare un ragazzo per ciò che faceva, non poteva dar buon insegnamenti, lui.

Bastavano due dollari, due miserissimi dollari per accontentarlo.


Era iniziato uno nuovo capitolo nella vita di jack, questo era l’epilogo. Il giorno dopo il giornale riportava una piccolo articolo che raccontava di un assassino di animali randagi e barboni. Tanto lui era al sicuro, lui era intelligente, mica lasciava traccie. No, no. Aveva però lasciato un ritratto indelebile negli occhi di sua madre che, nelle sue solite faccende di casa, aveva trovato un certo coltello pieno del sangue di chissà chi.. Non c’era modo peggiore di essere scoperti, se non per un piccolissimo errore, così stupido e ovvio da non essere stato considerato.
La scenata di pianto di sua madre era ineguagliabile a qualunque cosa avesse visto Jack prima di allora. Era distrutta, gli antidepressivi non facevano effetto, era preoccupata, non voleva che il suo unico figlio, quello stesso ragazzo che poco tempo prima aveva ricevuto una vagonata di riconoscimenti a scuola, potesse essere capace di diventare un mostro con la stessa facilità di bere un bicchiere d’acqua. Ed è a questo punto che Jack riconosce di possedere dei sentimenti, di aver stroncato la vita di un uomo e decine di animali, di essere stato lui stesso un animale. Altro che intelligente, pensava, sono stato stupido. Accortosi di questo scappò via da tutto e tutti, per paura di apparire per ciò che sempre aveva negato di essere.

Tutto il tempo del mondo non poteva risanare la ferita inflitta a se stesso e sua madre. Non era molto lontano da casa sua, solo pochi chilometri. C’era un piccolo burrone in quella direzione, nel quale aveva buttato molti cadaveri di animali che erano stati ingiustamente uccisi. Jack voleva essere lì, con loro, per sempre. Era questo il suo destino, non poteva essere altrimenti.
L’aveva voluto lui, ma dopotutto non era propriamente colpa sua, in quanto non riusciva a smettere. Era la sua natura, non poteva essere qualcun altro per il resto della sua vita, prima o poi questo suo lato doveva venire a galla. Continuava a pensare che tutti gli uomini hanno questi bisogni, forse non proprio tutti, però molti di loro. Forse questi sono molto più intelligenti di lui. Loro soffocano questi istinti ricorrendo a vari sollazzi, come prendere a pugni qualcuno su un ring, diventare poliziotti, iscriversi a medicina. Non era poi così intelligente, il povero, compianto Jack. O, molto più probabile, non sapeva usare bene le sue doti.

Ormai era tempo di chiudere tutto. Questa follia sarebbe finita, e con questo anche il suo senso di colpa. Jack sperava , se ci fosse davvero stato qualcosa al di là, di essere punito come si deve per le sue malefatte. A questo punto non gli restava altro che compiangersi, perché era svuotato di qualunque altro sentimento. Il piccolo burrone era sotto di sè, poteva percepirne il vuoto. Guardò in alto, cercando almeno una nuvola grigia, di conforto. Magari almeno la terra lo avrebbe compianto. No. Il cielo era più azzurro che mai, il sole rendeva mite l’inverno e creava ombre molto suggestive. Il mondo lo odiava, aveva capito che lui si sarebbe buttato, e per questo era felice.
Si girò voltando le spalle al burrone, chiuse gli occhi e aprì le braccia, come se fosse un angelo.