Ecco a grande richiesta il secondo capitolo del libro in questione.....
Ricordo a tutti che è vivamente consigliato ( per coloro che non lo abbiano ancora fatto) di leggere prima IN ORDINE, il
capitolo 0 ed il
capitolo 1Ringrazio fin d'ora coloro che leggeranno anche questo nuovo capitolo.
Attenderò ancora i vostri commenti e consigli.
Eccolo:
CAPITOLO 2
Un sussulto mi svegliò. Era l’hostess che mi chiese di allacciare la cintura. Mancava qualche minuto all’atterraggio. Erano da poco passate le 6.00, ora locale
Mi sentivo intontito, anche per il cambio fuso orario, ma rilassato.
Una volta atterrati, presi le valigie e mi diressi verso l’uscita per prendere un taxi.
Una voce mi chiamò. Mi girai e vidi il segretario. Era venuto a prendermi. Questo mi stupì molto. L’altra volta avevo preso il taxi, mentre stavolta erano venuti a prendermi.
Ero preoccupato. Che si fossero insospettiti per il mio ritardo?
Dovevo fare finta di niente altrimenti, se fossi stato scoperto avrei passato guai seri.
Gli chiesi il perché di quel gesto. Il segretario mi rispose che lo sceicco voleva vedermi il più presto possibile per il lavoro.
Probabilmente non sospettavano niente, ma dovevo essere cauto.
Ci dirigemmo verso l’auto, se per così si può definire quella limousine e poi verso la villa, dallo sceicco arabo.
Arrivammo davanti la villa. L’autista mi aprì la portiera. Scesi e dopo aver ringraziato andai verso il bagagliaio per prendermi le valigie, ma l’autista mi fermò. Mi disse che ci avrebbe pensato lui.
Dentro la valigia più grande avevo però decine di microspie. E se le avessero scoperte?
Iniziai a sudare freddo. Cercai di restare calmo, non dovevo essere timoroso, altrimenti si sarebbero insospettiti tutti. Alla fine le microspie erano ben nascoste nel doppiofondo e sotto il materiale da mostrare allo sceicco e poi nessuno avrebbe avuto motivo di aprirmela.
Per precauzione, gli dissi che avrei fatto da solo, trattandosi di materiale molto delicato.
L’autista sembrava sorpreso dalla mia richiesta. Probabilmente pensava non avessi fiducia in lui. Chiuse poi il bagagliaio e risalì in auto per parcheggiarla.
Presi quindi in mano la valigia ed il trolley ed entrai. Passai per il lungo corridoio e vidi una cameriera che mi faceva il cenno di entrare in una stanza.
Ero molto teso, non vi ero mai entrato. Vidi che si trattava di uno studio. Mi disse di appoggiare i bagagli e di mettermi comodo. Poi indicò una porta e mi disse che era un bagno.
Tirai un sospiro di sollievo. Una piccola conquista. Avevo intanto introdotto le microspie nella villa e nessuno si era insospettito.
Appoggiai le valigie e la giacca. Andai in bagno a rinfrescarmi.
Mi sedetti sulla poltrona ed attesi qualche minuto.
Bussarono alla porta. Era la cameriera che m’invitava a fare colazione con lo sceicco.
Mi fece piacere.
Arrivai in sala da pranzo. Una tavolata enorme, completamente imbandita con cibi d’ogni genere.
Lo sceicco mi salutò e m’invitò a sedermi.
Contraccambiai e feci come mi ebbe detto. Mi scusai ancora per il contrattempo, gli spiegai che c’era stato un problema con un altro impianto ed avevo dovuto correre a sistemarlo, ma mi fece capire di non preoccuparmi.
Dopo aver scambiato qualche chiacchiera e finito di mangiare, ci trasferimmo nello studio per parlare d’affari.
Gli presentai il progetto, sembrava compiaciuto. Aprii la valigia, facendo molta attenzione al doppiofondo.
Questo era un momento molto delicato. Se per qualche strano motivo il doppiofondo si fosse spostato, sarei stato scoperto e chissà con quali conseguenze.
Cautamente estrassi i campioni per l’impianto multiroom. Sembrava tutto a posto. La tensione del momento svanì in un lampo.
Ora dovevo solo comportarmi naturalmente.
Posizionai quindi il mio portatile sulla lussuosa scrivania ed avviai la presentazione multimediale dell’impianto.
Lo sceicco fu molto felice di quanto gli avevo proposto, ed io n’ero contento.
Verificate le eventuali modifiche, iniziammo a parlare del costo e del programma di lavoro.
Gli assicurai che ci sarebbero voluti circa trenta giorni per ultimare il tutto, ma dato che sia lui che io avevamo piuttosto fretta, gli assicurai che entro tre settimane, l’impianto sarebbe stato ultimato.
Avrei però avuto bisogno di altri due tecnici, oltre ai tre già previsti. Gli chiesi se ci fosse un albergo nei pressi per dare ospitalità ai miei dipendenti, ed eventualmente a me.
Mi disse che li avrebbe ospitati tranquillamente per tutto il tempo. Questo avrebbe eliminato un sacco di tempi morti, il che mi rassicurò.
Accordati gli ultimi dettagli, gli chiesi di poter accedere ad internet per comunicare con i tecnici ed organizzare i trasporti e tutto il resto del lavoro. Lo sceicco acconsentì senza problemi e mi lasciò lavorare tranquillamente nello studio.
Per prima cosa richiusi immediatamente la valigia, ma nel posizionamento dell’ultimo componente si spostò leggermente il doppiofondo.
Una strana sensazione tra la paura, il panico, la sorpresa ed l’imbarazzo si fece largo nella mia mente.
Dopo qualche secondo presi coscienza che ero solo nello studio. Tirai un sospiro di sollievo.
Sistemai il tutto, chiusi la valigia e mi lascia andare sulla poltrona con il resto del lavoro.
Telefonai tramite internet in ditta per confermare ai tecnici i dettagli e per far preparare tutti i materiali ed attrezzature necessarie per il lavoro.
Data la fretta, contattai anche una ditta di trasporti espressi internazionali, per il trasporto del tutto.
Mi assicurarono che sarebbero passati in ditta entro le diciassette per riuscire a farmi recapitare il tutto in mattinata del giorno seguente.
Fissai poi il volo per i cinque tecnici. Sarebbero arrivati lì verso le sette del giorno dopo.
Ero molto felice e soddisfatto per essere riuscito ad organizzare tutto.
Il tempo passava veloce e non me ne resi conto, infatti, bussò alla porta la cameriera per avvisarci che il pranzo era pronto.
Ritornammo quindi in sala da pranzo e ci sedemmo a tavola. La cameriera iniziò a portare una serie di piatti tipici locali. Inizialmente ero diffidente, forse per l’odore molto particolare.
Assaggiai la prima portata, non era male, sebbene fossero cibi a cui non ero abituato.
Dopo diverse ore ci alzammo da tavola sazi, dopo aver bevuto un caffé eccezionale.
Un po’ per digerire ed un po’ per indagare discretamente, chiesi allo sceicco di poter fare una camminata nella sua tenuta. Lui mi accompagnò nella magnifica tenuta di oltre cinquecento ettari.
Camminammo per diverse ore lungo tutto il parco, ma sempre nella parte opposta alla dependance.
Decisi così di farmi accompagnare nell’altra parte, ma mi disse che non si poteva.
Chiesi quindi discretamente il perché, ma mi rispose che stavano facendo dei lavori di giardinaggio e non voleva che vedessi il resto del parco prima che tali lavori fossero terminati.
Era una scusa, questo lo sapevo bene, ma non potevo farmi dire di più in quanto non dovevo essere stato a conoscenza della dependance, e questo era un punto a mio sfavore.
Rientrammo per una chiacchierata in salotto, il nucleo del futuro impianto.
Parlammo un po’ di tutto, dalla vita, alle donne, alle auto. Sembrava una persona corretta, onesta, ma purtroppo non potevo fidarmi di lui.
Presi il telefono e feci una telefonata ai tecnici per sapere com’erano messi. Mi assicurarono che il materiale era già partito e che loro stavano andando all’aeroporto, come da programma.
Ormai era l’ora di cena, infatti, la cameriera dopo aver bussato, ci invitò a prendere posto a tavola.
La tavola era nuovamente imbandita, e dopo quella splendida cena, ci spostammo in salotto per un’altra chiacchierata, a sorseggiare un ottimo vino francese d’annata fino all’ora di dormire.
La cameriera mi accompagnò alla mia stanza. Il letto era pronto, posai il trolley e mi preparai per andare a letto.
Mi sdraiai e mi addormentai per la stanchezza ripensando a ciò che mi era successo nelle ultime quarantotto ore.