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Autore Topic: L'UOMO ALLA FINESTRA - quarta parte  (Letto 1610 volte)

Offline deco

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L'UOMO ALLA FINESTRA - quarta parte
« il: 25 Febbraio 2010, 01:15:59 am »
Adriana si presentò verso le 11. Era più giovane di lui di otto anni e, sebbene avesse da poco compiuto i trenta, non le si riusciva a dare più di ventitré anni. Era sempre la stessa statua immutabile, come avesse stretto un patto col diavolo, il quale sarebbe passato a riscuotere la sua contropartita in anima. Lui ne era stato gelosissimo. Si infervorava quando i passanti lasciavano inevitabilmente i loro occhi sul seno prosperoso e incredibilmente alto della moglie, messo in evidenza da maglie che lasciavano intravvedere lo spettacolo, affidando il resto all’immaginazione.
Stavolta era vestita stranamente sobria, forse per evitare di provocare. Ma anche con quel maglioncino bianco a collo alto e con i jeans infilati negli stivali marroni trasudava decisamente sesso. Aveva ancora le chiavi di casa. Andrès non si era premurato di cambiare la serratura, non ne vedeva il motivo.
Andrès non aveva sentito la porta e il silenzio fu rotto dal rumore di un passo. Sussultò in preda all’agitazione, togliendo d’improvviso le dita dai tasti immacolati. Afferrò la prima cosa che si trovò tra le mani, e la prima cosa era un forcone per il camino che era alle sue spalle.
Rimase impietrito quando la vide emergere dall’arco che dava sul salone. Non l’aveva sentita entrare e la cosa lo mandava in bestia. Per uno scrittore di horror rimanere impigliato nelle reti dello stesso terrore che creava significava arrivare alla follia.
<< Non volevo spaventarti scusa>>, disse Adriana tenendo lo sguardo fissato sull’arma improvvisata che l’uomo teneva tra le mani.
Andrès allentò la presa. Il suo terrore si tramutò in imbarazzo mentre Adriana riguadagnava la sua solita compostezza ed ironia. Senza una parola lui posò l’arnese e tornò a guardare la figura stagliata tra le tende di damasco porpora e oro che ornava l’ingresso ad arco del salone. In quell’immagine sembrava una regina. Tante volte l’aveva immaginata come la sua regina. Ma il re adesso aveva gettato il suo scettro dorato nello scarico di un lavandino. E chissà dov’era finito quello di lei. All’anulare portava un anello di brillanti.
Adriana si accorse che lo sguardo del marito era finito sul suo prezioso. Spostò la mano imbarazzata e finalmente spaccò il ghiaccio.
<< Non ti farò perdere tempo, devo solo prendere quei corredi di seta che ci regalarono al matrimonio>>.
<< Fa pure>>, la guardò con amarezza profonda mista al solito desiderio perverso, e si sedette nuovamente inforcando gli occhiali dalla montatura nera.
La sentì aprire gli armadi della camera da letto e non osò seguirla, per evitare di inciampare nella lussuria insoddisfatta, rimanendone prigioniero come un folle tarpato dalla sua mania.
Dopo pochi minuti lei riapparve posando due scatoloni vicino alla porta d’ingresso e puntandogli contro quei due occhi verde smeraldo che gli ornavano il viso da bambola.
<< Come mai lo studio è chiuso? E come mai non scrivi lì?>>
<< Non mi sento più a mio agio lì>>, disse dopo qualche istante d’incertezza. Lei dovette far finta di non vedere perché non fece commenti.
<< Per quale motivo scusa? >>.
Certo le sembrava strano. In fondo proprio lo studio era la camera che non avevano per niente condiviso in quegli anni. Era impossibile che gli ricordasse qualcosa. Avevano fatto l’amore ovunque, dal bagno al ripostiglio, ma mai nello studio, che era sempre stato il suo mondo, quello in cui venivano partoriti i più terribili mostri e assassini della novellistica moderna spagnola. La sua curiosità era sincera.
<< Lascia perdere io…non credo che capiresti>>
<< Che è successo?>>
Andrès distolse lo sguardo fissandolo sulla luce artificiale del portatile. Si tolse gli occhiali e si massaggiò gli occhi. Adriana un po’ preoccupata si passò una mano nei capelli neri, mossi e in perfetta sintonia con la pelle ambrata che sembrava baciata dal sole tutto l’anno.
<< Mi sento osservato in quella stanza. E’…>>
<< E’? parla Andrès>>
<< E’ come se mi spiassero. Sento occhi su di me come se ci fosse qualcuno alla finestra>>. Le ultime parole gli uscirono come in un sussurro dettato dalla follia. Era esattamente questo il pensiero che era balenato a quella che a rigor di legge era ancora sua moglie.
<< Ma che dici? Lo sai che nell’appartamento di fronte non ci vive più nessuno, da quando è morta la contessa>>.
<< Lo so. Ma io ho questa sensazione capisci? Occhi. Occhi addosso. E mi ci manca il respiro>>.
<< Senti Andrès, mi preoccupi. Perché non parli con Olivier? Lui ti potrebbe aiutare a superare…certi contrattempi>>.
<< Contrattempi??>>, disse dopo essersi voltato di scatto con gli occhi sgranati. La voce era graffiata da quella solita inquietudine rasente la follia.
<< Beh, chiamali come preferisci, però secondo me due chiacchiere con lui ti farebbero bene. Parlo senza prenderti in giro. Sono preoccupata>>.
Lui tornò freddo, cambiando istantaneamente umore per l’ennesima volta.
<< Non preoccuparti di me. Curati di qualcun altro. Io non ho bisogno di uno psichiatra!>>.
Dopo la confidenza, di nuovo l’ostilità.
Adriana pensò che sarà pur stato un genio, ma era anche decisamente suonato.

continua

Offline kant.51

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Re: L'UOMO ALLA FINESTRA - quarta parte
« Risposta #1 il: 25 Febbraio 2010, 22:42:14 pm »
A me piace Deco! Ormai aspetto le nuove puntate!  W00T!
cKappa ^*°^*°^*°^*°^*°^*°^*°^*° Sì che ti voglio bene, bene davvero...

Offline deco

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Re: L'UOMO ALLA FINESTRA - quarta parte
« Risposta #2 il: 26 Febbraio 2010, 16:53:27 pm »
grazie kant!!  (wizard)