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Autore Topic: L'UOMO ALLA FINESTRA - settima  (Letto 1245 volte)

Offline deco

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L'UOMO ALLA FINESTRA - settima
« il: 27 Febbraio 2010, 13:36:08 pm »
Una bottiglia di Jack Daniel’s semivuota. Sembrava chiedere irriverente di essere finita. E Andrès negli ultimi mesi non aveva mai trovato quel briciolo di forza per dire di no. Era spesso alticcio. Quasi mai era arrivato a ubriacarsi completamente, perdendo la cognizione del tempo e dello spazio. Era in quello stato pietoso da quando sua moglie era andata via di casa.
Prima che Adriana se ne andasse di casa, Andrès era spesso accanito al suo portatile per completare il suo ultimo romanzo, L’uomo alla finestra. Talvolta si chiudeva nel suo studio per ore e ore senza dare alcun segno di vita. Talaltra prendeva l’auto e si recava sulle banchine del porto per cercare l’ispirazione nel rumore dell’acqua placida sotto il molo. Quando dopo un paio d’ore la batteria non era più utilizzabile, tirava fuori dalla borsa a tracolla un grosso block notes, e proseguiva il suo percorso narrativo a penna.
Era una persona schiva, ma nonostante questo tutti a Barcellona lo conoscevano. Dieci anni di fama, in una città come quella catalana, potevano rendere una persona una vera leggenda.
Si stava avvicinando il Natale. Ma era una festività che Andrès non aveva mai avuto voglia di santificare. Era soltanto un periodo perfetto per le pubblicazioni.
Un pomeriggio era uscito come al solito, dicendo alla moglie che sarebbe rimasto fuori fino all’ora di cena. Sarebbe andato al porto, come sempre. Nei periodi particolarmente freddi Andrès si arrendeva a dover scrivere al chiuso. E così si era sistemato in un privè di una tea room sull’Avinguda Litoral di Barceloneta. Aveva ordinato il solito tè ai frutti di bosco e lo sorseggiava mentre batteva famelico i tasti. Verso le sei del pomeriggio la batteria del suo portatile cedette. Non aveva portato il caricatore per l’abitudine di non avere la possibilità di usarlo sulla banchina del porto. Ma quando aprì la sua borsa si accorse di non aver portato con sé neanche il fedele blocco degli appunti. Contrariato si era alzato, aveva pagato, e si era diretto a casa. Aveva lasciato il suo protagonista alle prese con delle visioni di una strana figura alla finestra. Una sorta di riflesso beffardo che gli toglieva il sonno. Non vedeva l’ora di andare avanti.
A lunghi passi coprì la distanza tra il porto e il quartiere del Born, e si ritrovò sotto il portone antico del suo appartamento. Salì le scale verso il primo piano e raggiunse la porta. Un fastidioso profumo intenso di acqua di colonia lo disgustò facendogli portare il braccio sotto al naso per non farsi venire la nausea. Gli parve così strano che al suo ingresso, chiusa la porta alle sue spalle, l’odore fosse ancora più deciso. Non sentiva rumori in casa e dedusse che Adriana fosse uscita per le solite compere natalizie. Dare una carta di credito illimitata ad una donna è incredibilmente pericoloso. A questo pensava mentre entrava nel suo studio, posando la borsa sulla scrivania. Ma i suoi pensieri futili furono distolti da uno strano rumore. Sembrava come il gracchiare di un corvo o di una cornacchia. Ma poi si rese conto che era un rumore troppo costante per provenire da un essere vivente. Incuriosito si avviò all’altra parte della casa, dov’era la camera da letto. Passo dopo passo intuì che proprio avvicinandosi a quella stanza il rumore si faceva più forte e più assiduo. Ed era accompagnato da versi che parevano inconfondibili.
La porta della camera da letto era spalancata. Sintomo evidente che non si aspettavano nessuna visita prima di ora di cena. Ma certo. Proprio come aveva preannunciato alla moglie.
A quel punto, sulla soglia sapeva già che spettacolo aspettarsi. Era in preda a una tachicardia prepotente che gli annaspava il fiato. Si stagliò sull’uscio e vide realizzato il più grande incubo della sua vita. Adriana era distesa. Nuda creatura perfetta sorretta dal materasso cigolante. Sopra di lei un uomo scuro, altrettanto nudo e altrettanto perfetto. Pelle bronzea liscia e tirata da un’impalcatura di muscoli tesi dall’amplesso selvaggio. Teneva la donna con entrambe le braccia sotto le cosce, tenendogliele sollevate facendo in modo che i piedi fossero la parte più alta di quell’animalesco groviglio. Lei visibilmente cotta dal piacere, lui sbuffante come un toro nell’arena. Non si accorsero minimamente dell’intrusione di uno spettatore inorridito e muto. Ogni grido della donna era una coltellata nel cuore di Andrès, statica immagine impietrita sulla porta.
Con una sagace torsione del collo l’uomo piegava a leccarle il seno prosperoso e sodo, provocando ulteriori strilla di eccitazione, che per il piacere la portavano ad affondare le unghie nella carne delle sue spalle.
Il seno, proprio la parte del corpo della moglie che Andrès avrebbe voluto chiudere a tutto il mondo. Ne era ossessionato. E ora quella violazione rappresentava per lui la profanazione di un tempio. L’incendio di Troia. E il cavallo era lì, ansimante nella sua camera da letto.
In quell’attimo dovette nascere la follia. O semplicemente dovette emergere dalla pacatezza di un uomo dalla fantasia orrida e avvolgente. Si avvicinò e prese l’uomo per i capelli. La sorpresa che provocò negli amanti fu violenta. Lei a stento riuscì a ritrarsi e a finire a terra dall’altra parte del letto. Lui fu scaraventato in piedi, ancora eretto. Ma lo sarebbe rimasto ancora per poco. Andrès lo afferrò per il collo e lo lanciò verso la porta di vetro che univa la stanza da letto alla toilette. Andò in pezzi in un attimo alzando un fragoroso spruzzo di schegge di vetro in alto e sul letto. L’uomo finì a terra nel bagno. Frastornato e sanguinante. La pelle di bronzo diventò vermiglia. Centinaia di ferite coprivano la sua schiena, i sodi glutei. E soprattutto, con immensa soddisfazione di Andrès, quelle mani sporche che poco prima stavano violando il suo tempio. La sua Ilio.
Gli occhi di Adriana emergevano impauriti e lacrimosi dal bordo del materasso. Lui non la considerò di uno sguardo ed uscì. Lasciando alle sue spalle il fumo e le fiamme del suo regno devastato.

continua