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Autore Topic: IL COLORE DELLA MORTE  (Letto 1638 volte)

Offline deco

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IL COLORE DELLA MORTE
« il: 19 Maggio 2010, 19:03:24 pm »
Sono anni che mi domando quale sia il colore della morte. Mi vengono i brividi solo a pensarci.
Ho sempre dipinto scene di morte. Quanto orgoglio per ognuna di quelle creature che uccidevo col mio pennello. C’era stata quella donna di Corinto. O mio Dio che orrore di donna, così brutta. Fu un piacere creare l’uomo dal coltello lungo che la sorprendeva nel sonno. E il sangue. Quanto rosso su quella tela. Ma il rosso è il colore del sangue non della morte. Dovevo conoscerlo, dovevo conoscerlo ad ogni costo. Poi c’era stato il viandante di Bratislava. Il lampione illuminava la sua espressione terrorizzata catturando l’ultima immagine di vita. L’uomo davanti a lui, coperto da una palandrana nera e un cilindro, stava per tagliargli la gola. Il giallo della luce, il nero della notte, il bianco della paura. No. Nessuno di questi colori e di queste scene aveva risposto alla mia domanda. E sì che quelle tele avevano avuto successo nelle migliori gallerie di Bratislava.
Ma la mia vita è sempre stata qui, nella mia città, a Bardejov. Le sue mura imponenti simbolo di potenza e protezione. Le sue chiese e le sue dolci terme.
Quella sera camminavo per le vie del mio paese. Dopo le otto qui sembra di passare per una città abbandonata. Più nessuno a calpestare le strade immacolate. I palazzi sembrano gonfi di persone, le stesse che fino a dieci minuti prima popolavano forsennate i vicoli. Io passeggiavo col muso in alto a guardare quanto scuro fosse il cielo. Non so forse volevo vedere la prima goccia di pioggia cadermi sulla fronte. Poi dal buio di un vicolo apparve lei. Bella. Come una pantera alternava passi felini nella mia direzione. Io rimasi impietrito allo sbocco della via. La sua pelle pallida avvicinandosi al lampione diventava fluorescente. I lineamenti perfetti, da dea. Oddio sembrava l’avessi dipinta io. Non so dire come ma sembrava scolpita nella luna. La camminata era sicura, quasi spavalda. Per essere una donna, in una strada deserta, a quell’ora, dedussi che l’unico motivo per non dimostrare la minima paura doveva essere l’alcol. Quando si avvicinò, strusciando le sue curve da pantera bianca in un sottile abito viola, sorrideva. Allora ne fui certo, la ragazza non era in sé. Non mi sconvolsi. In fondo posso dire di essere mai stato in me? Mi limitai a guardarla fissandole l’iride blu oltremare. Le chiesi dove stesse andando a quell’ora tutta sola e mi rispose che cercava compagnia da uno come me. Chiunque al mio posto avrebbe pensato di aver avuto una fortuna sfacciata pregustando una notte di sesso indimenticabile. Ebbene l’idea neanche mi sfiorò. Nonostante la bellezza e la sensualità di quella ragazza dai capelli neri, e la sua sfacciata proposta, la mia attrazione non fu sessuale.
Io in lei avevo finalmente trovato la morte.

Lo so, per nessuno di voi questo pensiero ha un senso. Ma io finalmente avevo trovato quello che stavo cercando. Avrei potuto capire il colore della morte grazie a quella ragazza. Mentre andavamo verso casa mia mi disse di avere ventun’anni, di venire dalla capitale, e di essere in visita a Bardejov perché ne aveva tanto sentito parlare. Ma a me non interessava niente di quello che aveva da dirmi. Non mi curavo dei suoi lunghi capelli neri che ondulavano sulle spalle. Ero concentrato soltanto su quello che avrei dovuto fare. La guardavo figurandomela già davanti alla mia tela, illuminata dalla luna e dalla mia piccola lampada. Anche se la posa che avevo in mente non era esattamente quella classica.
Arrivati alla porta del mio appartamento lei iniziò a  baciarmi il collo mentre tiravo fuori la chiave e la infilavo nella toppa. Era molto eccitata e traspariva dalla frenesia dei suoi movimenti e dal suo respiro affannato. Una volta dentro lei si sfilò di dosso l’abito restando completamente nuda.
Subito venne verso di me e questa volta ricambiai il bacio appassionato che mi diede. Mi prese un’elettricità indescrivibile. Mi eccitai completamente. Ed è questo il momento in cui sono più ispirato. Non persi nemmeno un istante di più in futili giochi erotici. La scansai, ma con dolcezza. Mi serviva così, eccitata. Dall’armadio a muro tirai fuori un secchio di vernice. Era viola. Come quell’abito magnifico che portava prima di denudarsi. In pochi secondi ero nudo anche io.
Bagnai le mani di pittura e cominciai a passarle sulla sua pelle. Dappertutto. Sembrava divertirsi.
Continuammo a strusciarci fino a diventare due viscide creature viola. Lei continuava a dire cose erotiche ma io ascoltavo soltanto la voce nella mia testa. Quella voce che mi portava al colore della morte che adesso ci aveva ricoperti entrambi. Con violenza mi buttò sul pavimento salendomi addosso, ma in un istante l’avevo rovesciata. Le tenevo i polsi fermi con le mani, impotente sotto di me. Il gusto del potere cominciò a scendermi lungo la lingua come miele.
Mi protesi per prendere la grossa tela appoggiata al muro e lei alle mie spalle mi afferrò per i capelli lunghi. I miei biondi capelli lunghi. Mi fece oltrepassare il confine. Misi la tela a terra. La afferrai per i capelli con tale forza che mi sembrò di sollevare una busta vuota.
Poi iniziai la mia opera d’arte, facendola strusciare sulla tela. Il tessuto sotto di lei cominciò a illividirsi del suo colore. All’altezza dei seni vennero due sensuali cerchi più carichi di pittura. I capelli crearono una meravigliosa sfumatura sulla superficie bianca e ruvida. Poi con forza le spinsi la faccia su quella tela. E continuai a premere a premere, finché lei, senz’aria, cominciò a sbattere le mani sul dipinto, lasciando meravigliose impronte di ribellione. Un po’ alla volta la sua resistenza andò scemando, fino a che tutto il suo corpo non si contrasse per un ultimo spasmo alla ricerca di un respiro che non venne mai. E poi si fermò. Il terrore che l’aveva colta negli istanti della morte aveva reso unica l’intensità livida del viola. Un tocco di classe. E Dio quel sapore di miele che mi scivolava in gola.
La tolsi dalla tela allontanandola per i capelli. Perfetta. Profonda. Pregna di morte e paura.
Non credo di potervi dire dove io abbia nascosto quel corpo viola, anche perché dovrei elencare diversi posti per ricostruirlo. Ed ho il vago sospetto che qualche cane randagio abbia già pasteggiato con lui, perché ho trovato strane macchie viola vicino uno dei nascondigli…
Ciò che posso dirvi è che nelle gallerie di Bratislava questa è stata definita la mia opera d’arte più geniale. Mi hanno chiesto come intendessi chiamarla ed io ho risposto semplicemente:
Il colore della morte.

Offline kant.51

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Re: IL COLORE DELLA MORTE
« Risposta #1 il: 19 Maggio 2010, 19:20:48 pm »
 :-)...tu sai scrivere deco, torno a dirtelo! C'è abilità in questo brano, c'è "mestiere"...sembri allenato da una di quelle scuole americane che fanno mettere in luce all'autore tutto ciò che serve per rendere "appetibile" un racconto: quel pizzico di mistero, di sesso, di "gotico"...e poi c'è bravura nei ritmi, nelle descrizioni, nel finale...
Secondo me hai una carriera aperta!  :-)
cKappa ^*°^*°^*°^*°^*°^*°^*°^*° Sì che ti voglio bene, bene davvero...

Offline deco

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Re: IL COLORE DELLA MORTE
« Risposta #2 il: 19 Maggio 2010, 20:33:55 pm »
sono proprio lusingato dai tuoi commenti kant, anche perche provengono da una lettrice incallita (ne sono più che certo), e inoltre scrivi. quindi una tua approvazione vale sempre 3 punti ;)
per quanto riguarda la carriera che le tue parole siano profezia

Offline kant.51

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Re: IL COLORE DELLA MORTE
« Risposta #3 il: 19 Maggio 2010, 20:38:20 pm »
 (LOL)...sì ho dei terribili calli agli occhi che mi fanno male quando cambia il tempo deco... :-d
....In bocca al lupo!  ;)
cKappa ^*°^*°^*°^*°^*°^*°^*°^*° Sì che ti voglio bene, bene davvero...