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Autore Topic: LA TESTA DI TORO III PARTE  (Letto 1625 volte)

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LA TESTA DI TORO III PARTE
« il: 21 Maggio 2010, 14:59:12 pm »
L’uomo siede alla scrivania. Mani poggiate su un giornale aperto. La prima pagina dice: “ Efferato delitto alle porte di Regina coeli”. L’articolo all’interno descrive la crudeltà della scena. Immagina la faccia dei carabinieri quando avevano trovato l’uomo ammazzato proprio sotto il naso delle guardie.
L’uomo sorride. Ed è un ghigno crudele di vittoria. L’ostacolo era stato eliminato. Ora il suo piano può procedere come previsto. Non una traccia era stata lasciata. Non una prova era stata raccolta. Si passa mani lordate di sangue fra i capelli. Sangue che niente e nessuno avrebbe mai potuto lavare. Sangue di un uomo colpito alle spalle.
L’uomo piega il giornale e guarda fuori dalla finestra l’auto che entra nel cortile.

Saverio Del Gaudio abitava fuori Roma. Aveva un piccolo podere a Grottaferrata, nella zona dei Castelli romani. La macchina di servizio attraversò la stradina sterrata che portava in una zona separata dal centro del paese, dove l’ex galeotto aveva un vigneto e un piccolo campo senza niente da raccogliere. Gennaio non era il mese per l’uva e le viti erano spoglie e dalla strada davano un senso di abbandono. Parcheggiarono proprio vicino la casa. Non sembrava particolarmente curata. Un po’ perché il proprietario aveva passato più tempo in galera che fuori, e in parte perché da quando era uscito evidentemente s’era curato d’altro.
Del Gaudio, quando vide dalla finestra l’auto dei carabinieri fermarsi nel vialetto, rimase impietrito. Uscì con due sacchi di concime in mano. Pareva pallido.
“ Buongiorno, maresciallo Vinci di Roma. Lei è Saverio Del Gaudio?”
“ Sì, sono io. Che volete?”. Massirelli era rimasto più distante e dava uno sguardo in giro, fissando un campo appena seminato, non troppo grande.
“ Vorremmo parlarle di un suo vecchio compagno di cella, Giorgio Bassani”. Fece una pausa per studiare attentamente la reazione del suo interlocutore. Come previsto trasalì, teso ed incerto. “ Che vi ha detto?”
“ Temo che non ci abbia detto niente e che non possa dire più niente a nessuno. E’ stato ammazzato ieri mattina fuori il carcere”
L’uomo parve imperturbabile. Ma quella sensazione non durò molto.
“ Abbiamo saputo che lei aveva avuto delle discussioni durante il periodo di reclusione col Bassani. Ci vuol dire qualcosa in proposito?”
“ Niente di rilevante. Soliti litigi tra persone chiuse nello stesso luogo per anni, che vedono sempre le stesse facce”. Aveva recuperato la sua sicurezza.
“ Capisco. E lei dove si trovava ieri mattina verso le 10?”
“ Mi faccia pensare…uhm, ah sì, ero al negozio di concimi” disse mostrando i sacchi pesanti che portava in mano senza il minimo sforzo. Se ne ricordò e li posò a terra.
“ Sa è periodo di semina della lattuga e un po’ di concime aiuta. Tra un paio di mesi passerò all’uva così potrò iniziare a produrre un vino mio. Mi sto organizzando”
Mentre Del Gaudio parlava, aprì un pacchetto di sigarette nuovo e ne infilò una fra le labbra, poi iniziò a tastarsi le tasche in cerca di qualcosa.
“ Che diamine, non trovo mai il mio accendino. Non avrebbe per caso da accendere maresciallo?”
“ Non fumo”, disse pensieroso.
“ Fa bene sa?vorrà dire che eviterò anche io”, e ripose la sigaretta.
“ Maresciallo, può venire un momento?”. Senza dire una parola Vinci seguì Massirelli fino a un capanno degli attrezzi. Vi era conservato di tutto. Ma l’attenzione del ragazzo era stata attirata da un paio di stivali di camoscio, completamente bagnati.
Si chinò e li raccolse. “ Guardi un po’ qua maresciallo”. E così dicendo capovolse lo scarpone mostrandolo al suo superiore, il quale annuì nient’affatto sorpreso.
“ Taglia 44. Ma che strana coincidenza eh?”, disse ironico il brigadiere.
Intanto l’uomo aveva raggiunto i due nel capannone. “ Ma che state facendo?”
“ Mi direbbe quando è nato signor Del Gaudio?”
“ Sono nato il 3 Maggio del 1960, perché?”
“ Niente, mi interessava il suo segno zodiacale. Sa, sono un appassionato di oroscopi. E il suo stamattina diceva che è in un mare di casini”
“ Ma che state dicendo marescià?”
“ Dico che per ora lei ci segue alla centrale. Dobbiamo approfondire alcune cose”.

“ Siete sicuri dell’informazione?”
“ Assolutamente sì, difficilmente sbagliamo all’Interpool”
“ Bene, grazie mille allora”
Speroni bussò trafelato alla porta di Vinci, che stava interrogando il sospettato.
“ Marescià ci stanno notizie importanti potete venire di là un momento?”
Vinci si alzò senza protestare e seguì l’agente di Castellammare nell’altra stanza.
“ Che succede?”
“ Novità dal Brasile. E’ stato riconosciuta la foto di Gandini. Pare sia stato arrestato quattro mesi fa per rapina a Bahia. Soltanto che il nome adesso è Fabio Calazia. Ma la foto corrisponde perfettamente. Ha solo un po’ di barba e di capelli in più”
“ Direi che questo lo depenna definitivamente dalla nostra lista di sospettati. In realtà ci rimane solo un nome e sta di là”, sentenziò Massirelli.
Rimasero per un po’ in silenzio poi Vinci riprese il controllo.
“ Non fate allontanare Del Gaudio. Speroni manda qualcuno a comprargli un panino che sono le quattro e non ha mangiato. Io ho un servizio da fare”.

Il negozio di concimi era a Casalotti. Non gli era chiaro perché mai da Grottaferrata Del Gaudio fosse venuto fin lì a comprare del fertilizzante. Il locale non era grandissimo, proprio come aveva sperato Vinci. Ci sarebbero state più possibilità di ricordare il cliente del giorno prima. Il proprietario era un anziano ciociaro. I capelli lunghi bianchi legati con un elastico e una barba lunghissima lo rendevano decisamente originale. Un calendario di nudo femminile e lo stemma della Lazio erano le sole cose appese al muro.
Per sua fortuna ricordava. Anzi, era anche innervosito da quel ricordo.
“ Agente me lo ricordo fin troppo bene. M’ha sporcato tutto lu negozio quel figlio di buona donna. Teneva gli stivaloni tutti sporchi de terra. Ho dovuto fa aspettà a tutti li clienti pe pulì. Era intorno a mezzogiorno. Me lo ricordo perché c’era pure il mio fornitore che viene sempre a quell’ora là”
“ Lei è stato veramente preciso. La ringrazio e buongiorno”
L’uomo rimase a borbottare qualcosa in un linguaggio incomprensibile.

“ Allora Del Gaudio la verità ce la vuoi dire?o vogliamo stare tutta la notte qua?”
Erano due ore che insistevano. L’alibi si era manifestato falso. C’era stato tutto il tempo di uccidere alle 10 Bassani e poi andare alle 12 al negozio del ciociaro.
Massirelli e Speroni erano stravaccati su due poltroncine, mentre Vinci era in piedi vicino la sedia dell’indagato.
“ Guarda che se non parli vieni accusato di omicidio. La tua situazione è veramente disastrosa”.
“ Ma io vi ho detto che non sono stato!non l’ho mai visto quell’accendino né sapevo che Giorgio uscisse oggi!”
“ E allora dov’eri? Sappiamo che avevi un movente. Bassani ti aveva minacciato di raccontare tutto alla polizia se non lo avessi coinvolto nella rapina che stavi organizzando. E tu non avevi la minima intenzione di farlo. Volevi risolvere la cosa vero?”, incalzò furioso il maresciallo. Ormai stava perdendo la pazienza.
Ma prima che accadesse Del Gaudio crollò. E confessò.
“ E va bene marescià, va bene. Io alle 10 di ieri mi sono visto con una persona. Un uomo che prepara documenti falsi”
“ Nome e cognome Del Gaudio. E a che ti servivano”
“ Avevo in mente un progetto comandà…ma non ho fatto ancora niente”
“ Un’altra rapina lo sappiamo. Non c’è due senza tre, vero Del Gà?”
“ Sì ma…ho solo chiesto questi documenti falsi. Non ho fatto altro. Non mi potete arrestare per la rapina!”
“ Tu intanto inizia a dirci di chi si tratta. Serve per confermare il tuo alibi. Sennò stiamo punto e a capo, e da rapina passiamo a omicidio”
“ Si chiama Silvestro Vallefuoco. Lo potete trovare la mattina al bar Seta a Casalotti”
“ Benissimo. Intanto per stanotte tu resti in stato di fermo. E domani vediamo di portarti questo tuo amico”
Fece un cenno ai due agenti ormai quasi sonnecchianti e questi scattarono in piedi e portarono via l’uomo vestito da contadino, ma che parlava bene e organizzava rapine.
E che aveva un grande feeling coi coltelli.
Quella notte Vinci non dormì quasi per niente. Sognò Annabel. Come sempre. Stava lì, nel mezzo della strada, con le buste di regali nelle mani. Ogni volta un’auto arrivava veloce come su una pista e la prendeva in pieno, spazzandola in aria e facendo piovere i pacchetti su tutta la strada. E con l’impatto, lui si svegliava. E piangeva. Quell’uomo non era mai stato trovato. Quante volte da allora aveva immaginato di mettergli per primo le mani addosso. Non ne sarebbe rimasto nulla. Quanto aveva affinato la mente criminale immaginando di ucciderlo. Nei modi più disparati e crudeli. Forse per questo lui, il comandante dei carabinieri, riusciva ad entrare nella mente degli assassini. Forse per questo lui, Marco, era un uomo solo.

Con gli occhi segnati dalla notte insonne, Vinci passeggiava lungo il Tevere. Lo faceva ogni mattina, prima di andare a lavoro. Quella mattina aveva delegato l’incontro con quel Vallefuoco al brigadiere e all’appuntato Speroni. L’aria fredda della mattina e lo scrosciare delle acque tiberine stimolavano i suoi pensieri. Ed era l’unico modo per iniziare veramente la giornata. Proprio mentre lanciava lo sguardo perso verso l’acqua squillò il cellulare. Trasalì come dopo un secchio d’acqua fredda. Dopo diversi trilli rispose. “ Sì”, disse sforzandosi di apparire deciso.
“ Marescià abbiamo condotto Vallefuoco in centrale. Dopo un po’ di minacce ha svuotato il sacco. C’è una novità importante e una curiosità. La prima è che ha confermato di aver incontrato Del Gaudio la mattina dell’omicidio alle 10. La seconda l’abbiamo trovata qui nel suo laboratorio. Si tratta di una coincidenza veramente strana comandante”. Vinci ascoltava senza aprire bocca. “ Abbiamo trovato due foto tessera del buon Gandini. Abbiamo chiesto spiegazioni a Vallefuoco, il quale ci ha detto che era un suo cliente. Ma risale al 2006!”
“ Mi stai dicendo che Vallefuoco ha preparato il documento falso per Gandini nel 2006?cioè appena compiuta la rapina?”
“ Esatto comandante!che può significare?”
“ Massirelli verifica immediatamente tutte le compagnie aeree che hanno fatto tratta per il Brasile dal 26 ottobre 2006 in poi. Anzi controlla in generale tutte le tratte. Vedi cosa risulta a nome di Calazia Fabio. Massirelli fino ad oggi!”
“ D’accordo marescià, speriamo che abbiano computer funzionali!Ma a che le serve quest’informazione?tanto lo sappiamo che non può essere stato lui”
“ Tu non ti preoccupare, fidati. Se prendiamo il colpevole Massirè, ti faccio fare brigadiere capo!”

L’uomo è solo. Osserva la sua anima nera danzare di vittoria. L’anima di un assassino.
Tira fuori dal taschino un portasigarette. Estrae con cura una sigaretta e un accendino nero, con una testa di ariete d’argento. Volate di fumo invadono immediatamente la stanza, abbracciandolo e facendolo quasi sparire. Quei poveri carabinieri brancolano nel buio. Sono immersi nella nebbia come lui in quel momento.
Suona il telefono. “ Sì?”. La sua voce è calda e profonda. Come provenisse dall’inferno. Ma è solo l’effetto del fumo.
“ E’ tutto fatto. La roba è pronta”
“ Benissimo. A domani”.
L’uomo ride. E’ una risata agghiacciante. Troppo è stato il piacere provato nel bucare il collo di un uomo. Troppo il gusto del sangue che zampillava. La sensazione di squarciare la carne e sentire il respiro venire meno sotto le mani. Tutto era cominciato perché necessario. Non l’aveva mai fatto prima. Ma non si era aspettato di godere così tanto. Chissà, forse un giorno avrebbe riprovato. Forse presto.

 Nel primo pomeriggio Vinci era nella sua stanza alla centrale. L’appuntato Speroni se ne stava seduto a leggere un giornale alla sua scrivania. Dire che fosse disordinata era un eufemismo. Era completamente coperta di vecchi quotidiani, riviste, rapporti.
“ Sperò te lo ricordi ancora il colore della tua scrivania?e andiamo no!”, gli inveì contro il maresciallo, dando uno schiaffo al giornale che stava leggendo.
Il telefono ruppe il silenzio che seguì. “ Vinci”
“ Maresciallo sono Andrea. Porto novità. Sono stato molto fortunato perché risulta la presenza di Calazia Fabio su un volo da Fiumicino a Monaco del 27 Ottobre 2006. Praticamente il giorno dopo la rapina. Con un paio di telefonate siamo riusciti a sapere che poi ha proseguito da Monaco a Mosca. E da lì definitivamente a Rio. Poi non risulta nient’altro marescià. Questo vuol dire che Gandini non s’è più mosso dal Brasile, o quantomeno non è più rientrato in Italia dal 2006!”
“ Ma allora la signora Salnelli ci ha mentito. Non ha mai incontrato né ricevuto minacce da Gandini. Semplicemente perché era in un altro continente!ma allora perché inventare tutto?come se ci avesse voluto…”
Vinci balzò in piedi dall’eccitazione come se la poltrona fosse diventata all’improvviso incandescente. “ Vieni qua muoviti Massirelli”
Fece saltare anche Speroni intento a mettere a posto con lentezza gli innumerevoli giornali sparsi sulla scrivania. Uno gli cadde a terra e quando si abbassò per raccoglierlo rimase incuriosito da una notizia all’interno.
“ Marescià guardate un po’ chi c’è in questa foto. Ma allora è veramente un personaggio importante sto Paolo Guerra”. L’articolo parlava di una riunione di imprenditori col presidente del Consiglio. E la foto ritraeva proprio Guerra intento ad accendere una sigaretta ad un sorridente primo ministro. Il secondo colpo in pochi minuti fu quasi fatale per Vinci che strappò di mano il giornale da un attonito Speroni e andò alla sua scrivania. Accese una lampada e prese la lente d’ingrandimento.
All’improvviso fu luce. Vedeva tutto chiaro.

Dopo pochi minuti era già per strada. Direzione Eur. Il traffico della capitale era un problema anche per le forze dell’ordine. Nel tardo pomeriggio fu nuovamente fuori quello splendido giardino. Stavolta bussò al cancello principale. Fu fatto accomodare da un uomo della servitù in divisa, probabilmente filippino. Qualche minuto più tardi fu ricevuto dalla signora Salnelli.
“ Maresciallo buonasera. Novità?”
“Sì, forse ci siamo signora. Abbiamo trovato Gandini. Lo abbiamo arrestato. Lui nega ma non penso ci siano dubbi sulla sua colpevolezza. Ma non c’è il suo compagno?volevo ringraziare anche lui per la gentilezza dell’altro giorno”
“ Ma certo, venga. E’ nel suo studio. Gli farà molto piacere”
“ Non lo metto in dubbio signora”
Il colorito della padrona di casa era sempre piuttosto pallido, in perfetta sintonia con dei capelli biondi non troppo curati. Guerra si alzò quando vide l’uomo in divisa entrare. “ Carissimo maresciallo, si accomodi prego. Posso offrirle un drink?”
Sembrava già preparato al suo ingresso. Già, che strano.
“ No grazie. Ma mi potrebbe offrire una sigaretta. Non fumo mai in servizio, ma voglio fare uno strappo alla regola”
“ Ma assolutamente!ecco tenga”, disse porgendogli il pacchetto seminuovo.
“ Però dovrebbe anche accendermela. Sono sprovvisto di accendino attualmente”
Senza una parola Guerra tirò fuori un accendino nero, con una testa di ariete d’argento al centro. “ Caspita, niente male. Come mai l’ariete?”
“ Maria è del segno dell’ariete. Lo comprammo a Venezia”
“ Capisco. Molto bello. E lei invece che segno è?sa io sono un grande appassionato di astrologia”
“ Io sono del segno del toro. Sono uno testardo”
“ E non ha mai avuto un accendino col toro?”
“ Sì, ma l’ho lasciato a casa di quegli amici in campagna. Spero di rivederlo presto”
Vinci non fumava e la sua sigaretta si stava consumando da sola.
“ Sicuro di non averlo perso in un’altra occasione?per esempio fuori il carcere di Regina coeli?mentre seguiva Giorgio Bassani per ucciderlo?”
La faccia di Guerra divenne improvvisamente pallida come quella della moglie.
“ Ma è impazzito maresciallo?”, intervenne lei.
“ No signora, nient’affatto. Lei saprebbe dirmi perché mi ha mentito?Gandini è in Brasile dal 2006. Non è mai rientrato. Forse voleva darci una pista che ci distogliesse da quella vera?”
Dopo qualche istante di esitazione, che parve infinito, la signora iniziò a sputare veleno come un seprente.
“ Mio marito era un mostro maresciallo!”
“ Maria stai zitta!vattene di là!”, sibilò Guerra.
“ Per quanto riguarda lei, sono convinto che su questo accendino ci sono le stesse impronte di quello in mio possesso, con una testa di toro sopra. Ma vada avanti signora la prego”
“ Ci aveva minacciati di morte. Nell’ultimo colloquio mi aveva detto che non appena fuori ci avrebbe ammazzato. Che non mi avrebbe fatto godere neanche un attimo di più col mio amante!”
Guerra si rilassò sprofondando nella sua poltrona, la faccia nascosta nelle mani.
“ Così abbiamo deciso che era l’unica cosa da fare. Lo abbiamo fatto per il nostro amore. Per poter andare avanti”
“ Bel modo di andare avanti”
In quel momento entrarono nello studio Massirelli, Speroni e altri due carabinieri.
“ Ah al momento giusto ragazzi. Conduceteli alla centrale. A Regina coeli il signor Guerra sarà sicuramente a proprio agio. Controllategli le scarpe, ho come la sensazione che porti un 44”.

Il cortile della caserma era tranquillo quella sera. L’aria fredda era un abbraccio violento per i polmoni dei due carabinieri.
“E pensare Massirelli che per puro scrupolo ho fatto parlare il direttore del carcere con quei due fratelli De Biasi. Tanto per approfondire gli eventuali rapporti tra il Guerra e Bassani. E che salta fuori?che quei due avevano rubato un carico di tessuti per rivenderlo a Guerra. E pare che la cosa sia successa diverse volte. In pratica l’intera sua azienda andava avanti con merce di prima qualità, ma rubata!Bassani lo aveva scoperto parlando con quei due tontoloni. E aveva iniziato a minacciare l’amante della moglie. Voleva tanto denaro non appena fuori da rifarsi una vita. Altro che omicidio per amore”
“ Ma la signora era al corrente di tutto questo intrigo?”
“ Macchè!la poverina era davvero convinta che un ricco imprenditore si macchiasse di omicidio per lei. Per amore. Tenera e ingenua vero?”
“ Accidenti. Che storia assurda. Marescià direi che il disordine di Speroni vada encomiato questa volta”
“ Sì! Anche se in verità già tutto stava apparendo chiaro quando abbiamo trovato quelle foto tessera in casa del falsario. La signora Salnelli ci aveva mentito”
Arrivarono alle automobili e si fermarono.
 “ E’ tardi. Andiamocene a casa. Meritiamo un gran riposo” aggiunse infine Vinci,
“ Probabilmente ti faranno brigadiere capo. E farò anche in modo che Guerra abbia una cella con vista su quella via, tanto per fargli sempre ricordare di conservare bene accendini così pregiati”.

La serata era finalmente senza nuvole. Fredda come la sua pelle. Sentiva di essere morto da quel Natale. Il Tevere sotto i suoi piedi correva frettoloso non si sa dove, mentre Vinci attraversava Ponte Sisto. Trastevere, casa sua.
Una luna fredda si specchiava sull’acqua come per controllare la sua bellezza. E l’ombra lunga del suo riflesso sembrava perdersi in lontananza sul fiume. Camminando guardò la sua divisa. La striscia rossa sui pantaloni. La fiamma che si era spenta dentro di lui ardeva eterna sul suo cappello. Adesso quella era la sua vita.
Scacciò una lacrima con la mano. L’ultima. Almeno per quella giornata.



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Re: LA TESTA DI TORO III PARTE
« Risposta #1 il: 21 Maggio 2010, 18:26:10 pm »
Deco, non posso che confermare tutto ciò che ho già detto...qui ottimizzerei solo il ritmo in alcuni passaggi e sceglierei qualche nome più incisivo per delineare subito i personaggi nella mente del lettore...complimenti!  :-)
cKappa ^*°^*°^*°^*°^*°^*°^*°^*° Sì che ti voglio bene, bene davvero...

Offline deco

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Re: LA TESTA DI TORO III PARTE
« Risposta #2 il: 21 Maggio 2010, 20:13:11 pm »
ma mi credi questa storia dei nomi mi turba..dicono tutti che da un nome c'è un'aspettativa...se chiamo il personaggio Marco sarà in un modo se lo chiamo Roberto in un altro..io lo trovo assurdo...ognuno fa delle associazioni di idee sui nomi..a te Roberto potrà stare antipatico perche da bambina il tuo vicino dicasa con quel nome ti faceva i dispetti mentre a me può starmi simpatico perchè alle medie il compagno di banco si chiamava cosi..rob de mat..per quanto riguarda il ritmo hai ragione, è uscita praticamente una sceneggiatura piu che un racconto..è quasi tutto dialogo...l'hofatto cosi perchè avevo letto che quei racconti sarebbero stati letti dalla palomar :P

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Re: LA TESTA DI TORO III PARTE
« Risposta #3 il: 22 Maggio 2010, 00:46:52 am »
Mi hai fatto riflettere...vedi, io non so dare i titoli a ciò che scrivo...spesso sbaglio, scelgo male, non do la giusta veste.
Ma sui nomi ho certezze, personali naturalmente.
E' così: quel nome mi calza perfettamente solo su quel personaggio...non so perchè...fa parte della magia dello scrivere, dell'affacciarsi alla "pozza" di cui parla Stephen King e guardare e poi "prendere"... :-)
cKappa ^*°^*°^*°^*°^*°^*°^*°^*° Sì che ti voglio bene, bene davvero...