Riesci a sentire? Un lupo ulula alla luna; le onde del mare si infrangono sulla spiaggia; il vento soffia leggero tra gli alberi; un usignolo canta il suo addio; un bimbo piange nella notte trapuntata di stelle.
Riesci a vedere? La luna penetra con i suoi raggi tra i rami, illuminando il sentiero di una pallida luce; la maestosa leonessa coccola il suo cucciolo appena nato, laggiù nella savana; i rami di un salice danzano nella brezza notturna; un cavallo nero come il carbone percorre al galoppo la valle, libero.
Una presenza. Un sussurro. Una figura evanescente. Ora è qua. Ora è là. La dama in bianco si avvicina. La vedi? Fermati ad osservarla con me, ma per poco. Non deve essere disturbata. Dalle sue mani si formano cerchi di luce, spirali infinite. Dove un attimo prima poggiava i suoi piedi ora c’è un germoglio. Stai attento! Ha percepito la nostra presenza. È inutile cercare di scappare. Sa che siamo qui. Ci conosce. Ci raggiungerà. Dov’è? Non la vedo più.
“Chi mi sta cercando?” È dietro di noi. Voltiamoci, prima che si offenda. Il suo abito splende nella notte come le piume di una civetta delle nevi. Il suo mantello racchiude la sua sostanza.
“Noi.. Noi non volevamo disturbare il tuo lavoro, Madre”, rispondo impaurita e al tempo stesso estasiata.
“Non mi avete disturbata. A meno che non abbiate fatto qualcosa contro le mie creature, ma me ne sarei resa conto. Perché siete qui?”, ribatte la Grande Madre con una voce dolce e delicata.
“Stavamo tornando a casa, ma ti abbiamo vista, qui nei boschi. Abbiamo visto la tua magia. La vediamo ogni giorno, quando portiamo al pascolo i nostri animali e sentiamo lo scrosciare dei fiumi e i leggeri belati degli agnellini, ma non avevamo mai visto te, Madre, all’opera. Forse abbiamo peccato d’orgoglio rimanendo qui ad osservarti, ma..”
“Nessun peccato, nessun orgoglio. Stolto è chi non si sofferma a guardare e capire, non chi come voi segue la propria curiosità e si sforza di conoscere. Ditemi, come vi chiamate?”
“Io sono Clara”, risposi io. “E questo è il mio fratellino Fabrizio. Siamo figli di pastori, abituati a stare tra la natura.”
“Questo l’ho capito subito. Peccato che tutto quello che state osservando ora e che amate così tanto, non durerà ancora a lungo.”
“Cosa intendi dire, Madre?”
“Sedetevi e vi racconterò.”
Con la grazia di una cerva, Madre Natura si sedette su una pietra, invitandoci ad accomodarci su un masso di roccia.
“Un tempo”, iniziò a raccontare, “quando l’uomo viveva ancora in pace con se stesso e con la terra da cui traeva sostentamento, il mio solo compito era quello di dare la vita ad animali, vegetali ed esseri umani. Benedetta da Dio e da lui creata per soddisfare questo bisogno, davo lo spirito vitale a quanti dovevano nascere. Entravo nelle tane degli animali e nelle case di voi esseri umani; ciò che toccavo prendeva vita; dove posavo i miei piedi crescevano piante e fiori; tutto era perfetto. Gli uomini erano felici, le loro vite avevano uno scopo; lavoravano duramente, ma i risultati positivi non tardavano mai ad arrivare; si sentivano soddisfatti e godevano dello straordinario privilegio di vivere in completa armonia con tutto ciò che li circondava: uomini ed animali si capivano perfettamente, nessuno danneggiava l’altro; anche i vegetali, in un qualche modo, riuscivano a farsi capire. Ascoltando la voce del vento e del mare, osservando gli occhi del cielo, i comportamenti degli animali, le ombre che il sole creava sulla loro terra e le lacrime gioiose di Dio, gli uomini erano in grado di capire cosa dovevano fare: se era ora di piantare o di mietere, se dovevano rintanarsi in casa al sicuro o se potevano liberamente stare all’aria aperta. Per ere incalcolabili l’uomo conobbe i suoi limiti e non cercò mai di superarli. Di notte vagavo nei boschi, osservando la mia creazione dormire; di giorno parlavo con i miei figli, li consigliavo o li rassicuravo. Non c’era traccia di odio o avidità nei loro cuori.
Poi un giorno nacque un bambino: il suo cuore era malvagio fin dall’inizio e più cresceva, più desiderava ribellarsi a quella che considerava una vita insensata sotto il dolce legame della natura. In breve tempo molti uomini lo seguirono nel suo intento: progettarono un’esistenza diversa per se stessi e per gli altri, senza lasciar spazio alle altre creature. Ambiziosamente pensarono che potevano sovrastarmi, modificare o distruggere ciò che io avevo modellato, senza subirne le conseguenze. E così fecero: inventarono nuovi modi per spostarsi, nuovi luoghi in cui produrre il cibo, nuovi tipi di case e di strade. Ben presto tutto fu invaso dal cemento: le fabbriche presero il sopravvento sugli alberi, le strade sui prati, le navi sulle barche a vela, le macchine sui cavalli e la plastica sul legno. Non avevano capito che, anche se la loro vita sarebbe stata più comoda e facile, avrebbero dovuto cominciare a temermi.”
Candide lacrime di rugiada scorrevano ora sulle guance pallide di Madre Natura. Le sue mani, che prima avevamo visto mentre davano la vita ad un cucciolo, tremavano e la sua voce si era affievolita.
“Più andavano avanti”, proseguì, “più avrebbero dovuto rendersi conto che non possedevano abbastanza forza nelle mani e nel cuore per uccidermi; ma non fu così: divennero sempre più testardi e orgogliosi, rovinando a tal punto i miei figli, che non potei più risparmiarli dalle conseguenze delle loro azioni. Madre Natura dona e Madre Natura toglie: ora potete vedere le rovine del vostro mondo; tsunami, terremoti, uragani: non ne sono io la causa, ma la malvagità che ha messo radice nel cuore di molti uomini ha causato questi disastri, la loro avidità, la loro cupidigia, e per quanto ora possano sforzarsi di sistemare le cose, è troppo tardi ormai. Ci stiamo avviando lentamente alla nostra fine. Io compresa, del resto sono anche io parte di questa storia, un tempo meravigliosa e ora triste. Ci sono state milioni di vittime: ricordo tutti i loro nomi, come potrei scordarli?”
Madre Natura fece un’altra pausa, soppesando le parole. Poi proseguì:
“Un tempo, quando guardavo la terra, osservavo le foreste e i deserti, le montagne e le valli, i fiumi e i mari, vedevo la bellezza e la purezza di un mondo libero; ma ora, tutto ciò che vedo è il grigiore della disperazione e della distruzione. Non posso salvare la terra, non è in mio potere. Le lacrime di Dio sono diventate piene di amarezza, e la rugiada che creavo dai miei occhi commuovendomi davanti alla nascita di un essere vivente, si è trasformata in un omaggio a tutti i figli che ho perso.
Figli miei, almeno voi, rendetevi conto che non potete tenermi in catene, vivere senza di me. Le uniche leggi a cui io possa ubbidire sono le mie, non le vostre. Non potete fermarmi, lo capite questo? Vorrei che i anche i vostri simili lo comprendessero. Ora andate, sicuramente i vostri genitori saranno in pensiero non vedendovi arrivare.”
Madre Natura si alzò e osservò il sole che sorgeva dietro le colline, per poi voltarsi nuovamente verso di noi, ancora seduti sul masso. Si avvicinò con aria solenne e in segno di profonda umiltà si inchinò:
“Sapete mantenere una promessa?”, chiese. “Sì? Allora promettetemi questo: siete le prime persone a cui mi mostro e con cui parlo dopo tanto tempo; promettetemi che conserverete nella vostra mente questa notte e ricorderete la mia storia; promettetemi che farete di tutto per non permettere che io sia distrutta; promettetemi che lotterete per dimostrare quanto io sia importante. Siete la mia sola salvezza, il vostro cuore è puro e.. E senza i suoi figli Madre Natura non può vivere.”
Ad un nostro cenno di assenso si alzò e se ne andò, magicamente e in silenzio come era arrivata.
Ora guardiamo la terra, in sua compagnia, da secoli ormai. E ciò che vediamo è solo orrore e distruzione e morte. Quando ci raccontò la sua storia, l’uomo malvagio non era ancora nato, ma ora.. Ora la sua profezia si è avverata. E lei piange, si dispera, i suoi figli stanno morendo, uno dietro l’altro, senza sosta; quelli che sopravvivono si ribellano: non si rendono conto del male che fanno.
Riesci a sentire? Le onde del mare si infrangono violentemente sulle rocce; il vento ulula tra gli alberi; un usignolo canta il suo addio; un cane abbaia terrorizzato.
Riesci a vedere? Il mare è grigio, il cielo è nero; le piante si piegano alla forza del vento; gli uccelli volano nei loro rifugi.
Chi può controllare la tempesta? Si sente il cielo mugghiare, si vedono le nuvole avvicinarsi, ma nessuno può fermare ciò che Madre Natura ha creato.
Orrore e morte, è davvero questo il nostro destino?