Scrittura creativa novembre 2011
tema: non nominare il nome di Dio invano.
Mio padre si chiama Remo ha cinquatasette anni, fa lo scultore, e ama scoreggiare.
Si dedica alla rumorosa "arte" soprattutto in casa, protetto dalle mura domestiche, ma non disdegna gli spazi aperti come la campagna, o quelli stretti come un ascensore.
Non c'è un solo luogo dove il mio esuberante papà non abbia lasciato l'aroma delicato delle sue scoregge.
E che aroma.
Per lui ogni posto è buono per fare "il concertino", così amo chiamare le sue irriverenti performance sonore.
A volte vorrei riprenderlo, ma scoppio a ridere, come pure coloro che lo ascoltano. Le sue scoregge creano una contagiosa ilarità.
Mio padre non si vergogna di tenere i "concertini" in pubblico, anzi non disdegna di dare spettacolo e qualcuno gli offre pure un sonoro applauso di compiacimento, al termine dell'esecuzione.
Ti interessa sapere che forza hanno le "composizioni musicali" di papà?
I tuoni di un temporale estivo sono bisbigli in confronto.
Già, proprio così.
Quando ero piccolo uscivo di casa sempre con l'ombrellino in mano. Puoi capirne il motivo.
Credo che la sua sia una dote naturale. Probabilmente il Signore gliel'ha elargita, per ricordare agli uomini, che nella vita, bisogna ricordarsi di ridere.
Sicuro perché si è così presi da mille preoccupazioni che non si trova più il tempo per farlo.
Guardati intorno.
Ci sono volti imbronciati di chi è perennemente in guerra col mondo intero, sguardi smarriti nel vuoto di chi pare aver debiti incalcolabili, occhi velati di lacrime di chi sembra aver perso pure l'orientamento, e poi c'è mio padre, che se ne fotte dei problemi.
Lui scoreggia e se la ride.
Mio papà è un caso unico, almeno per me.
Talvolta vorrei che avesse più tempo da dedicarmi, ma se lo chiamo invano per chiedergli cose futili, non mi risponde nemmeno, però mi ascolta. Se, invece, ho un problema serio, se ne accorge subito; non so come faccia, non l'ho mai capito. Anche questo è un suo talento naturale. Papà si presenta dietro la porta della mia cameretta e bussa delicatamente. Lo riconosco subito. Lo faccio entrare; poi lui sta con me e se ne va solo dopo essere riuscito a sollevarmi. Talvolta siede con me sul letto; mi abbraccia. Amo abbandonarmi tra le braccia di papà. È come per un tenero bocciolo di un fiore, sentire il calore del sole alle prime luci dell'alba.
Nonostante sia ormai diventato adulto, non riesco a rinunciare ai suoi abbracci.
Sono preziosi e sanno infondermi forza e calore.
Ho scritto nelle profondità del cuore, l'insegnamento che lui ama ripetermi per diventare un uomo vero:
- Ricorda figliolo, non dimenticare mai di essere semplice, e di mostrare tranquillamente le tue imperfezioni, a coloro che incontrerai durante la tua esistenza. Le tue imperfezioni ti renderanno perfetto agli occhi del tuo prossimo, e solo allora sarai un uomo vero. Non coprirti di maschere e candide vesti come fanno i religiosi, i fanatici, i politici e quant'altro: più vorrai coprire le tue imperfezioni e più esse si mostreranno agli altri, senza che tu te ne accorga. Capisci ora perché il tuo papà scoreggia serenamente, in mezzo alla gente?
(P.S. i protagonisti del racconto sono Dio e l'umanità)