Nel villaggio senza tempo viveva un uomo senza età invecchiato precocemente ma giovane nello spirito. Viveva in una casa in collina, ai piedi di una grande montagna che lo riparava dai venti freddi del Nord. Era solo ma non soffriva la solitudine, lo andava a trovare il vento del Sud con i suoi odori colorati di cose perdute, profumati di cose mai viste o vissute… il desiderio di conoscenza non lo abbandonava mai, non lo lasciava tranquillo, ma rimandava il viaggio convinto che se fosse partito avrebbe perso tutto ciò che lo manteneva in vita… Ma il tempo passava e il rimpianto prendeva il posto del desiderio e la paura dell’avvenire cancellava la sua sete d’avventure…e così passavano gli infiniti giorni e le infinite notti e il cielo sgombro di nuvole lo avvolgeva di immensità, mentre vicine le stelle ammiccanti e la luna lo cullavano…
Così l’uomo senza età stava imparando che ci si spegne poco alla volta nella vita: come un moccolo che ha esaurito la cera così l’entusiasmo e la speranza svaniscono poco alla volta e dalla luce al chiarore e dal chiarore al buio assoluto. E l’infinito e l’immensità e il senza tempo squarciano irreparabilmente l’animo, mentre i profumi trasportati dal vento, come lame di coltelli, la incidono di nuove ferite. Anche in un luogo senza tempo la morte corteggia la vita, che paurosa e timida sfugge dalla ragnatela intessuta di parole: insistenti, adulanti, dolci e menzognere, fatte di miele e di zucchero rappreso che ricopre e si cristallizza immobilizzando nell’attesa che precede l’infrangersi delle speranze.
Così come un fuoco l’ansia di vivere coglieva di notte l’uomo senza tempo e lo teneva sveglio e lo faceva alzare nell’impazienza di preparare le valigie, di iniziare il viaggio ma una voce lontana, ma insistente, lo invitava ad aspettare la luce del giorno, ad essere prudente, a non rischiare. Dibattuto l’uomo senza tempo esitava notte dopo notte....