L’uomo legò strettamente il pacchetto e, infilandolo sotto il braccio, si diresse verso la porta, la mano destra si posò sulla maniglia, leggero ma deciso il tocco, il freddo metallo contrastava con il calore emanato dal suo corpo, uno stridente cigolio e si ritrovò fuori, la bruma mattutina era un velo impalpabile un sudario disteso sui campi dormienti. Si inoltrò tra i filari, gli occhi osservavano curiosi e, per l’ennesima volta meravigliati, la sottile striscia di luce rossastra che si profilava ad oriente; stava crescendo, lentamente ma inesorabilmente, presto il sole sarebbe sorto, occupando prepotentemente il cielo. Il cinguettio di alcuni passeri rompeva l’incanto del silenzio che permeava il luogo…. no non lo rompeva affatto, se mai lo completava.
I piedi si muovevano veloci e sicuri, seguivano un sentiero che lo avrebbe condotto al bosco, al terriccio smosso presto si sostituì un soffice tappeto di foglie, un leggero scricchiolio ad ogni passo. Una nebbiolina umida accarezzava la pelle del viso, piccole gocce si posavano dolcemente sulla barba irsuta, sui capelli brizzolati. Alcuni raggi irriverenti rompevano l’impenetrabilità degli alberi e riuscivano ad infilarsi tra le fronde dai caldi colori autunnali. Un fruscio, uno smuover di foglie catturò per un attimo la sua attenzione, una giovane volpe mattutina, fulva eleganza, passò veloce a pochi metri, poi nuovamente l’accogliente quiete, un silenzio innaturale ora, come se la selva trattenesse il respiro, non un alito di vento, non un cinguettio. Cosa poteva significare ciò? Sicuramente che stava seguendo la giusta direzione… quanti anni erano passati, da quanto non percorreva quel sentiero? Una scelta dura, difficile che aveva condizionato la sua vita, che aveva pagato a caro prezzo… ma indietro non si torna, e se anche si potesse avrebbe ripetuto le stesse cose, non avrebbe potuto cambiare una virgola, lui era così, tutto d’un pezzo, leale fino alla fine, fedele, mai avrebbe potuto tradire un giuramento, un pegno che lo aveva legato per la vita ma che gli aveva impedito di realizzare se stesso.
Che strana scelta, amore o realizzazione spirituale e accesso alla conoscenza. L’amore era venuto prima, lei aveva allietato con la sua presenza ogni giorno della sua vita, fino a un mese prima, poi era volata via. Ora egli tornava nel luogo dove c’era stato l’incontro, quello che era vvenuto un mese dopo il suo matrimonio, un essere etereo, un essere millenario proveniente dallo spazio profondo, perchè aveva scelto lui? Non lo sapeva, ma alla proposta che gli era stata fatta aveva dovuto rispondere in modo negativo, aveva rinunciato a viaggiare oltre il tempo e lo spazio, a scoprire i più reconditi segreti della vita per non lasciare lei. “Tornerai, ti aspetterò” solo questo gli era stato detto. la vita era trascorsa, lenta, veloce, facile, difficile, gioie e dolori… ma in fondo al cuore, in un angolo celato anche a lui stesso, alla sua mente razionale, egli aspettava.
Ed ora era qui, passi sempre più rapidi e sempre più sicuri, fitta ora la nebbia, la mano destra si appoggiò per un attimo sul tronco caldo di un albero, poi all’improvviso un alone di luce, davanti a lui, ancora pochi passi e la luminosità lo avvolse, calda sfera pulsante. Un piccolo passero curioso osservava la scena dall’alto di un ramo, cosa videro i suoi occhi, un lampo di luce, morbidi raggi che si posarono carezzevoli sui rami degli alberi, che avvolgevano con un abbraccio un essere forse non più umano, la luce scomparve e con essa tutto ciò che era stato avvolto, avviluppato al suo interno.
La nebbiolina leggera si stava sfilacciando, trafitta e distrutta dai raggi caldi del sole, il passerotto lanciò un breve richiamo e volò via.