Non rivoglio i miei sogni di bambina, sarebbe troppo facile voltarmi indietro e fingere di essere ancora piccola, nei miei pantaloni rosa, e di avere qualcuno che decide al posto mio, che sa quello che è giusto per me e quello che devo fare. Voglio solo il coraggio d'essere, voglio l'astuzia dei miei giorni esultanti, voglio le rose che sbocciavano sulle mie labbra. Non rivoglio gli antichi sapori di una giovane che andava scoprendosi, non quelli più lontani da me, non quelli più meschini e fanciulleschi. Voglio sapori nuovi e buoni che si diffondano nel mio palato, freschi come tè alla pesca in un pomeriggio caldo d'estate, freschi come un'età ritrovata. Non rivoglio le parole e le storie e i racconti e le promesse e l'amore. Voglio la consapevolezza che quello che sento dentro non è male ma solo bontà mancata, ricoperta da eterni pensieri e da immense distese di coscienza. Non rivoglio i caldi momenti dell'amore, non rivoglio le emozioni del passato, non rivoglio la continua ricerca inquieta di un passo accanto al mio. Voglio una mano nel cuore che strappi le mie indecisioni e le mie paure. Non rivoglio le lunghe passeggiate sul corso, i giorni della scoperta, della crescita, quando credevo che così, proprio così, sarei stata per tutta la vita, e invece bastò poco, poi, per ritrovarmi senza la mia sognata e bramata identità. E non rivoglio nemmeno le dure prove dei giorni tristi, delle lotte, degli animi litigiosi, la sagoma di un uomo che scompare dietro la torre, sulla sua bicicletta, e io a perderlo di vista, dietro al raggio della curva, emblematicamente, come se lo stessi perdendo per tutta la vita, e sentire una lacrima egoista scendere dai miei occhi, egoista, tanto egoista, perdersi poi sulle mie guance, raffreddate dal vento, sulla litoranea più lunga di tutta la mia vita. Voglio piuttosto che l'orizzonte si faccia sempre più ristretto dentro di me, per toccarlo con le dita e non dover viaggiare troppo lontano quando mi va di capire dove sono arrivata. Non rivoglio le sensazioni straordinarie dei giorni superbi, né la convinzione d'essere arrivata in un punto più alto di me, tanto alto, più alto della mia testa, e molto di più ancora, e alzando il collo e gli occhi fantasticare su quanto più in alto ancora sarei potuta arrivare. Voglio solo che alla mia altezza io possa riconoscere passi di uomo, passi di umanità, passi dei miei simili, e voglio solo che nel silenzio possa trovare le parole più consone al mio animo, che nel buio possa vedere più di quanto abbia mai potuto vedere alla luce del sole. Non rivoglio anni di crescita. Voglio solo poter dire “Ecco, sono io” e voltandomi indietro rivedere solo una bambina che ha cambiato i suoi pantaloni, che veste ora in una gonna, e sotto quella gonna ci sono due gambe che camminano da sole, e che vanno, senza che lei lo sappia o se lo chieda, vanno più lontano di quanto i suoi stessi orizzonti possano segnare confini.