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Autore Topic: Fiaba Moderna  (Letto 1525 volte)

Offline Juliet

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Fiaba Moderna
« il: 19 Gennaio 2010, 16:19:57 pm »
Nonna Angelica era seduta sul lettino di Marika, la sua nipotina di 9 anni. La bambina guardava l’anziana con aria interessata. Sapeva che quando nonna Angelica  si sedeva accanto a lei era arrivata l’ora della favola della buona notte.  Lo sguardo di Marika era pieno di aspettative: immaginava una bella storia d’amore, con draghi e mostri uccisi dal principe Azzurro per conquistare l’amore della bella principessa chiusa nella torre. La nonna iniziò la favola:
“C’era una volta una giovane fanciulla, ma no, ma che dico! Era una fanciulla e basta! Allora, ricomincio: C’era una volta una fanciulla di nome Alessia.. no, Alessia è un nome troppo bello.. dunque, si chiamava, si chiamava.. Ci sono: si chiamava Genoveffa! Sì, Genoveffa è il nome giusto!”
“Come la sorella cattiva di Cenerentola!”
“Sì, bravissima, come lei!”
“Ma è un nome bruttissimo!”, disse la nipotina quasi urlando, contorcendo il viso in una smorfia.
“Sì, è vero, ma è necessario che questa fanciulla abbia un brutto nome.”
“Perché? È cattiva?”, chiese la bimba sgranando gli occhi.
“Sì, ma ora andiamo avanti. Anzi, ricominciamo, per la terza volta. Ormai sai l’inizio a memoria, vero piccola mia?”
Marika rise, facendo sì con la testa. Con un leggero sorriso stampato sulle labbra nonna Angelica ricominciò la storia:
“C’era una volta una fanciulla di nome Genoveffa che viveva in un paese molto lontano. Ti stai chiedendo dove?”
Ad un cenno di assenso della bambina, la nonna proseguì:
“Allora fai così: prendi il tuo atlante. Sai cos’è? È quel libro grande grande su cui sono disegnate le cartine di tutti i paesi del mondo. Preso? Bravissima. Portalo qui: allora, adesso dobbiamo cercare il planisfero, una grossa cartina che rappresenta tutto il mondo. Sì, è questa. Sei molto brava Marika! Allora, adesso cerca uno staterello a forma di stivale. Si trova proprio al centro della cartina.”
“Come le scarpe che porti tu?”
“Sì. Bravissima, proprio così! L’hai trovato? Ecco. Questa è l’Italia, vedi, c’è scritto sopra. Era lo stato dove ora c’è la terra in cui viviamo noi. Ora puntaci sopra il ditino. Così brava. Adesso fallo scorrere fino in fondo alla pagina. Ecco, ferma lì: ora siamo in Antartide. Senti che freddo polare c’è qui?”
La bambina incrociò le braccia sul petto, come se volesse scaldarsi e si strinse alla nonna.
“Non ti preoccupare, andiamo via subito da qui. Aspetta un attimo..cosa c’è là? Un pinguino! Guarda che bello!”, disse la nonna indicando il piccolo peluche che faceva capolino da sotto le coperte in fondo al letto.
“Bene, andiamo ora. Allora, adesso devi spostare il dito in diagonale, verso di me. Così.” La nonna prese la manina della bambina tra le sue e la guidò lungo la cartina.
“Ecco, ora siamo passati sopra una grande isola, che si chiama Australia, dove vivono i tuoi cuginetti! Guarda, appena sopra l’Australia c’è un’altra isola che si chiama Nuova Guinea. Fermati lì.”
“Ma qui fa caldo!”
“Eh sì, hai ragione..dici che è meglio spostarsi?”
“Sì. Mi sto sciogliendo!”
“Va bene, allora adesso dobbiamo viaggiare verso nord-ovest. Ti ricordi che ti ho insegnato ad usare i punti cardinali?”
La bambina disse di sì, tutta entusiasta, orgogliosa finalmente di poter dimostrare quanto imparava ascoltando la nonna.
“Bene, allora. Indicami il nord. Bravissima, verso l’alto. E l’ovest? No, quello è l’est. L’ovest è alla nostra sinistra. Brava, in quella direzione. Ora sposta il dito verso l’alto andando sulla parte sinistra della pagina, ma non troppo, in diagonale come prima. Brava. Quando trovi un paese che si chiama Birmania ti devi fermare e proseguire verso ovest. Ecco così, ma sei bravissima!! Non correre troppo però, io sono vecchia e non posso stare al tuo passo. Dove sei arrivata ora? Sei già in Libia? Fermati fermati!”
“Ma dove viveva Genoveffa?”
“Ora ci arriviamo, non ti preoccupare. Allora, adesso muovi il dito verso l’alto, fino ad arrivare ad uno staterello a forma di stivale che sia chiama Italia. Ecco. Siamo arrivati Genoveffa abitava in Italia.”
“Ma è da dove siamo partiti. Allora non abitava lontano.”
“Beh, Marika.. a volte ciò che sembra immensamente vicino in realtà è molto lontano. Ma questo lo imparerai quando sarai più grande. Ora continuiamo con la nostra storia. Dove eravamo arrivate? Ah, sì.. allora, dicevamo che Genoveffa viveva in Italia. Viveva separata dai suoi genitori da parecchi quattro anni ormai e sai perché? Perché Genoveffa si era sposata con un uomo che la sua famiglia non aveva mai accettato.”
“E perché no?”
“Perché Anselmo, questo era il suo nome, era un uomo molto cattivo, che aveva fatto diventare perfida la già odiosa Genoveffa.”
“Cosa faceva per essere così cattivo?”
“Vedi, la storia che ti sto raccontando questa sera non ti piacerà, ma te la voglio raccontare lo stesso perché è necessario che tu la conosca.”
“E perché?”
“Perché fa parte del nostro passato, Marika e quindi della nostra vita. Non conoscere il proprio passato significa non conoscere se stessi, piccola mia. Allora, ti dicevo che Anselmo era un uomo molto cattivo perché viaggiava spesso, lasciando a casa Genoveffa tutta sola.”
“Ma dove andava Anselmo?”
“Prendi ancora l’atlante. Ecco, li vedi questi paesi?”, disse la nonna indicando i paesi dell’est europeo. La bambina disse di sì.
“Anselmo andava in questi paesi, come l’Ungheria, la Russia, la Lettonia, l’Estonia, l’Albania, la Romania, la Croazia e tutti gli altri che vedi qui.”
“E cosa andava a fare lì?”
“Vedi, un tempo, quando ancora le persone morivano, gli uomini avevano un brutto vizio e Anselmo andava in questi paesi per soddisfare i desideri della maggior parte degli altri uomini che come lui vivevano in Italia.”
“E come faceva?”
“Cercava ragazze giovani, come quella che c’è in quella foto..”
“La mia sorellona?”
“Sì, proprio lei. Lui cercava ragazze giovani, povere, senza soldi.”
“Cosa sono i soldi, nonna?”
“Ah, già, è vero, mi dimentico sempre che tu non puoi saperlo. Oggi non vengono più utilizzati perché l’uomo si è reso conto che hanno causato spesso tanti danni, quindi se io voglio prendere una cosa, ad esempio un vaso, mi basta scambiarlo con qualcos’altro: una pentola, un padellino. Una volta invece le persone compravano le cose: per avere quello che volevano davano dei pezzi di carta colorata o dei piccoli tondini di metallo, che avevano un valore molto alto. Questi erano i soldi e ogni oggetto aveva un costo diverso in base al suo valore. Hai capito cos’erano i soldi?”
“Sì, ma perché Anselmo cercava le ragazze che non avevano soldi?”
“Perché una volta senza soldi era impossibile vivere e queste ragazze spesso erano disperate e avevano tanti problemi. Allora Anselmo, quando le incontrava, prometteva loro un lavoro sicuro e tanti soldi qui in Italia. Molte ragazze accettavano perché volevano fare una bella vita, essere ricche. Altre accettavano perché speravano di risolvere i problemi economici della loro famiglia: magari avevano un genitore malato che aveva bisogno di cure o un fratellino che non aveva nulla da mangiare.”
“Ma nonna, se Anselmo le aiutava perché dici che era cattivo?”
“Perché dicendo così le ingannava: quando le portava in Italia dava loro un lavoro, ma pochi soldi, che certo non bastavano per aiutare le loro famiglie.”
“Ma che lavoro facevano?”
“Ti ho parlato di un brutto vizio degli uomini: quando Anselmo e Genoveffa sono vissuti molte persone spesso pagavano alcune donne perché passassero la notte con loro. E questo era il lavoro che Anselmo dava alle ragazze che portava in Italia. Ti ricordi quando ti ho parlato degli schiavi?”
“Sì.”
“Ecco, il lavoro che facevano queste donne era molto simile alla schiavitù, perché Anselmo le costringeva a farlo. E se loro si ribellavano o non guadagnavano abbastanza soldi lui le picchiava e alcune le uccideva anche.”
“E Genoveffa non le difendeva?”
“No, a lei faceva comodo avere qualcuno che lavorasse al posto suo: così poteva avere tanti soldi senza fare nulla.”
“Nonna, ma perché mi racconti una storia così paurosa e triste?”
“Non devi avere paura, Marika. Ci sono qui io con te e poi gli uomini come Anselmo non esistono più. La storia non è così triste come sembra: ha un lieto fine, come le favole che ti ho sempre raccontato. Ormai se grande, non posso sempre raccontarti di mondi fantastici. Devi sapere anche da quale mondo veniamo noi!”
La bambina si strinse a nonna Angelica, come se non volesse lasciarla andare via.
“Allora, stavamo parlando di questo lavoro che le ragazze ingannate da Anselmo erano costrette a fare. Ed è da qui che in realtà la nostra storia parte. Un giorno mentre era in Croazia, Anselmo conobbe un’altra sua possibile preda: si chiamava Alexis. Era una ragazza un po’ ingenua; aveva speso i suoi 16 anni nella casa di famiglia vicino al mare. Da 6 anni si prendeva instancabilmente cura della madre, una donna ancora giovane, ma molto malata.”
“Malata? Cosa aveva?”
“Vedo che ti ricordi cosa significa ‘essere malato’! Sono contenta! Comunque, la madre di Alexis aveva una malattia all’epoca molto grave, che uccideva tante persone. Era chiamata cancro o tumore. Ora non esiste più: è stata una delle ultime malattie che l’uomo moderno è riuscito a cancellare dal nostro mondo: è anche per questo che ora nessuno muore più.”
“Ed era dolorosa questa malattia?”
“Molto. Tu sei troppo piccola per sapere cosa significa provare dolore e per tua fortuna non l’hai mai sperimentato: sei nata in un mondo già perfetto. Ma tanti anni fa la vita non era facile. Anselmo approfittò della situazione di Alexis per ingannarla. Alexis era una bella ragazza, sarebbe piaciuta sicuramente ai suoi clienti. Fu così che un giorno, parlando con lei nel bar in cui la ragazza lavorava ogni tanto, la invitò a riflettere sulla sua proposta, dicendole che tra tre giorni lui sarebbe dovuto tornare a casa. Alexis rifletté a lungo quella sera e anche i due giorni successivi, finché il terzo giorno Anselmo la trovò davanti alla porta della sua stanza d’albergo che lo aspettava: aveva con sé un piccolo zainetto in cui aveva i suoi vestiti, per lo più poveri stracci. Anselmo gioì crudele, come pochi uomini sapevano essere, immaginando già i soldi che quella ragazza così innocente gli avrebbe fatto fare. Anselmo riuscì a portare Alexis in Italia nascosta nel baule della sua macchina. Quando  arrivarono a casa, Genoveffa preparò alla nuova ragazza una camera in cui, le disse, avrebbe potuto riposare, dato che il giorno dopo avrebbe cominciato subito il lavoro che l’avrebbe arricchita. Appena il letto fu pronto, Alexis vi si gettò a capofitto, e dormì per 7 ore. Quando si svegliò, però si ritrovò come un agnello in mezzo ad un branco di lupi. Nella stanza c’erano 4 uomini.”
“E cosa ci facevano lì?”
“Erano lì per approfittare di lei e del suo corpo. Quando furono soddisfatti si allontanarono ed uscendo dalla stanza diedero ad Anselmo molti soldi. Alexis pianse, pianse tutta la sera, pianse ogni volta che ogni uomo entrò nella sua stanza. Avrebbe voluto tornare a casa, prendersi ancora cura della madre. Aveva sperato di guadagnare tanti soldi in Italia per poterle dare tutte le cure mediche di cui necessitava. E invece si era lasciata ingannare da uno spietato che aveva giocato con la sua disperazione. La vita di Alexis passò in quella stanza per oltre 5 anni, senza più avere notizie della sua famiglia, senza più vedere la luce del sole. Un giorno però, entrò nella sua stanza un ragazzo giovane e affascinante. Appena ebbe chiuso la porta il giovane si presentò:
‘Ciao, mi chiamo Davide. Tranquilla, non sono qui per farti del male. Non so se capisci la mia lingua, io sono un poliziotto. Voglio solo aiutarti ad andartene da questo posto e a tornare dalla tua famiglia.’
Alexis tremava, provava un terrore profondo, ma dentro di lei sapeva che poteva fidarsi di quegli occhi neri che la guardavano in modo compassionevole.”
“Ma Davide come faceva a sapere che lei aveva bisogno di aiuto?”
“Alcune ragazze come Alexis avevano denunciato Anselmo per via di quello che lui le costringeva a fare. Avevano detto dove le teneva e avevano parlato di una ragazza che lui teneva segregata in una stanza della sua casa. Così la polizia aveva iniziato ad indagare.. Allora, ti dicevo che Alexis sentiva di potersi fidare di Davide, così quando lui le si avvicinò, non cercò di allontanarsi. Davide cercò di farla stare calma, promettendole che presto sarebbe tornato a prenderla e tutto sarebbe finito. “
“E fu così?”
“Sì, solo due giorni dopo Davide tornò con i suoi colleghi a prendere Alexis e tutte le altre ragazze. Anselmo e Genoveffa furono arrestati, mentre le giovani donne furono sottoposte a cure mediche e psicologiche prima di essere rimandate nei paesi d’origine. Quando fu dimessa dall’ospedale, Alexis non parlava, a causa dello shock subito in quei 5 anni, ma i medici pensarono che la sua famiglia avrebbe potuto prendersi cura di lei meglio di quanto avrebbero potuto fare loro. Così, anche se necessitava ancora di cure, Alexis fu rimandata in Croazia, dalla sua famiglia che però ormai non c’era più!”
“Come non c’era più?”
“Già, la madre di Alexis era morta a causa della sua malattia e il padre, non avendo più notizie della figlia e temendo di essere rimasto solo, aveva deciso di procurarsi la morte.”
“E quindi cosa fece Alexis?”
“Sentiva che da sola non poteva farcela. Torno clandestinamente in Italia e visse lì, per molti anni: cambiò nome ed identità, le fu trovato un buon lavoro grazie al quale poteva mantenersi e col tempo ricominciò a parlare.”
“E Davide?”
“Oh, beh.. Davide divenne suo marito!”
“Davvero?”
“Sì, ora però è tardi, guarda che ore si sono fatte, devi andare a dormire. Domani devi andare a scuola!”
“Lo so.”
La nonna sorrise mentre rimboccava le coperte alla nipotina e intanto una lacrima le bagnava la guancia. Dopo aver spento la lampada, nonna Angelica si avviò verso la porta.
“Nonna!”, la chiamò Marika. Angelica si voltò. “Anche se all’inizio mi ha fatto un po’ di paura mi è piaciuta la tua storia. Tu hai vissuto in quel mondo cattivo. Potresti raccontarmene altre di storie simili, così potrei sapere come hai vissuto tu.”
“Sì, un’altra volta te ne racconterò ancora di storie così.. ce ne sono tante simili, Marika, non immagini quante! Buona notte piccola.”
Uscendo, nonna Angelica chiuse la porta e si ritrovò davanti la figlia.
“Le hai raccontato la tua storia?”
“Sì.”
“Mamma, ti avevo pregato di non farlo! Non voglio che sappia.. quello che hai dovuto passare.”
“Nemmeno io, cara, nemmeno io. Marika è troppo giovane per sapere che quella era la mia storia, ma non si è mai troppo giovani per conoscere la crudeltà di cui è capace l’essere umano.”
Marika non seppe mai che quella storia era tanto lontana nel tempo eppure tanto vicina alla sua famiglia e che di fiabe storie così ne esistevano a migliaia, così come, nel suo mondo perfetto, non conobbe mai la meschinità dell’uomo.
"L'effetto trigger" esiste,ma nessuno può dimostrarlo.Perchè nessuno è immune da esso.Tutti abbiamo rimosso dalla nostra mente una brutta esperienza.E allora come sappiamo che esiste davvero?Provate a chiedere alla vittima di una guerra,di un abuso,di una violenza e scoprirete che non sto mentendo.Perchè un viaggio nella mente umana è come un viaggio all'inferno,nel più profondo degli incubi..Anzi, peggio!