C'è silenzio questa sera nel salotto di casa Chiggi. Nessuno che litiga, urla e rompe oggetti. La famiglia Chiggi è una famiglia come tante altre, forse un po' particolare ma di certo normale. O per lo meno così appare, come sempre succede: spesso la normalità altro non è che un apparenza. Del resto quando Vincenzo Chiggi e sua moglie Laura litigano chi li può sentire a parte la figlia Charlotte? La loro casa è su una collina, come giardino hanno un pezzo di bosco, che è di loro proprietà. Nessuno può stare a meno di 200 metri da loro, quando sono chiusi tra le pareti domestiche. Nessuno può vedere Vincenzo Chiggi quando, la sera, si chiude nel suo studio, fingendo di lavorare e intanto porta allo scoperto le sue bottiglie di grappa e liquori vari. Nessuno può vedere Laura Chiggi quando di nascosto dal marito fa uso di droghe. Nessuno può vedere Charlotte Chiggi piangere per la situazione che governa in casa sua. Nessuno può vedere il cuore di Charlotte Chiggi, fatto a pezzi dalla scomparsa di Alberto, il suo fidanzato. C'è solo una persona che conosce tutti questi segreti: Charlotte Chiggi, che li custodisce, se li tieni stretti, li nasconde, come se fosse lei a doversi vergognare di ciò che succede in casa sua, come se fosse lei a dover portare il peso di tutto, come se fosse lei a non dover soffrire. Charlotte Chiggi ha pensato tante volte di andarsene per sempre, ma non l'ha mai fatto, perché considera la vita un dono troppo prezioso per toglierlo, anche a se stessi. Un dono non si può gettare via. Non l'ha mai fatto perché pensa che farlo significherebbe porsi al di sopra di chi la vita l'ha creata. Non l'ha mai fatto perché si considera una codarda, perché ha sempre visto un raggio di speranza.. Ma ora.. Ora Alberto non c'è più. L'unico raggio di sole che la riscaldava durante la tempesta se ne è andato. Ora tutto è diverso.
È aprile. La pioggia primaverile scende delicatamente; Charlotte è uscita. Guarda indietro alla sua vita: nonostante i grossi problemi in famiglia, la sua vita è sempre stata tranquilla. Le è sempre piaciuto paragonarla ad una barca investita da una leggera brezza, ma ora le sembra che quella barca sia trapassata da un uragano. Improvvisamente non è più così semplice respingere certi desideri oscuri; improvvisamente non è più così facile rassegnarsi ed andare avanti, crearsi la propria felicità. Charlotte si sta creando il suo proprio destino. Vorrebbe vedere al di là delle cose, come ha sempre fatto, ma ora non ci riesce più. Non riesce più a credere che la fortuna è là, da qualche parte che le sorride. Guarda l'ultimo anno della sua esistenza e vede un mondo di dolore e sofferenza. Ogni giorno una storia diversa: la sua, quella di Alby, quella dei suoi genitori, della sua campagna di classe.. Ma la morale è sempre la stessa: siamo nati per soffrire. Si volta a guardare la sua casa: immagina i suoi genitori; non si saranno minimamente preoccupati non vedendola in casa; saranno sicuramente troppo impegnati a bere, drogarsi e litigare. Vorrebbe vivere una vita di dolci sogni. Tutto quello che la luce del giorno le offre, le vuole mostrare, la notte diventa difettoso: la sua famiglia non è ciò che appare. Certe cose bisogna viverle per comprenderle e conoscerle. A Charlotte sembra di giocare una partita a carte con la sua vita: la sua prossima mossa è quella decisiva. Ha due carte: tornare indietro e trovare la forza di continuare a vivere o andare avanti e compiere quel gesto folle. Due carte, una possibilità. La vita non scherza, per lei non è un gioco. E nemmeno per Charlotte. Ma la situazione è critica. Charlotte pensa che non ha paura di morire. Solo non ne ha così tanta voglia. Ma allora perché continua a camminare? Perché non gioca la sua prima carta? Perché nella sua mente c'è quel pensiero? Quello e solo quello. Non si può capire la mente umana. E ancora meno il cuore umano. Un cuore fatto a pezzi, che continua a chiedere pietà. Sta camminando da pochi minuti, ma le sembrano ore. Urla, grida, da ad Alby del traditore, perché l'ha abbandonata, lui.. lui che le aveva promesso di rimanerle sempre accanto. Le sue lacrime si confondono con la leggera ma insistente pioggia d'Aprile. Ora c'è silenzio: nessuna risposta alle sue preghiere e ai suoi lamenti; Alby è troppo lontano per poterla sentire. Sente la sua mente annebbiarsi. Si dimentica di tutte le piccole lotte, contro se stessa e contro la vita che cerca di sfuggirle di mano. Dimentica e non combatte più. Ha deciso quale carta giocare. Deve solo avere il coraggio di mostrarla alla vita. La vita che ora è sua nemica; la vita che è diventata l'incubo che la tormenta, che le porta via il sonno ogni notte, che le infligge ferite che non smettono di sanguinare, che scorre come un veleno nelle sue vene. Charlotte si ferma ancora. Giocare a carte non le è mai piaciuto: richiede troppo tempo; bisogna riflettere, cercare di prevedere le mosse dell'avversario, tenere a mente le carte già cadute. Vuole prendere tempo: la vita non può negarle questo. Vuole riflettere. Pensa alle carte che sono sul tavolo: cosa le ha dato la vita che lei non ha preso? Degli amici che ha abbandonato nel momento del bisogno, ma che le sono ancora fedeli, le ha dato un ragazzo che, anche se non c'è più, ha riempito i suoi giorni, le dato i suoi dolci nonni, sua cugina che, anche se costretta su una sedia a rotelle, è sempre riuscita a farla divertire, le ha dato tanto anche in senso materiale: lei ha possibilità che altri ragazzi della sua età non hanno, può diventare medico come ha sempre sognato, può studiare all'estero. Perché queste carte non le ha mai raccolte? Perché non ha mai guardato quello che nascondevano? La pioggia di Aprile scende instancabile mentre Charlotte alza gli occhi al cielo: si chiede se esista il fato. Forse sì, ma forse siamo noi che ce lo creiamo: in fondo lei ora può decidere quale carta giocare. Ma se anche la sua scelta fosse scritta nelle pagine del destino? Esiste una profezia per ognuno di noi? Charlotte ricomincia a camminare, ma questa volta verso casa. Non le interessa se la profezia scritta per lei dice che deve morire questa sera: lascerà che la vita continui, che le faccia vivere tutto ciò che c'è da vivere, piacevole o doloroso che sia. Vuole essere ciò che può diventare, ripescare quelle carte quella vita le ha gettato davanti. Coglierle una ad una, tornando sui suoi passi. Non le interessa la prosperità, quella ricchezza che ha causato solo bugie in lei e intorno a lei. Ora vuole solo vivere, per sempre. Un per sempre che è appena cominciato. La pioggia di Aprile cessa. Le nubi fanno strada alla luna che illumina la strada.
Charlotte getta la sua carta. Ha giocato contro la vita e ha vinto.