Era solito quel ragazzo camminare per lunghe vie, sgombre dal rumore della città, dalle auto, dagli impegni, con una valigia piena di sogni, con quei jeans strappati alle ginocchia, vittime di numerose ed eccitanti partite di calcio e quegli occhi profondi rivolti al cielo. Un cielo stracolmo di stelle, ognuna che brillava di luce propria e accarezzavano il suo volto. Si innamorava, quasi, a guardarle sognando di divenire un giorno, un astronauta. Quel giorno venne presto, la determinazione lo portarono ad indossare una tuta e un casco, proprio di quelle che da piccolo vedeva in televisione. Era pronto con il cuor in gioia, a solcare lo spazio, le stelle, che da sempre nei suoi occhi di profonda allegria e desiderio brillavano e danzavano. Adesso mentre il conto alla rovescia aumentava l'adrenalina, la sua mente era piena di ricordi, di quando percorreva quelle lunghe vie che sembravano condurlo verso il cielo e di quando quella valigia era piena d'un sol sogno che ora stava vivendo con eccitazione e attenzione, quasi come se nulla dovesse sfuggirgli.
L'astronave si sollevò in cielo, salì sempre più in alto, finchè scomparve all'occhio umano.
Ora, da quell'oblò, scrutava la terra e quasi non la rimpiangeva. Fece presto a voltarsi e raggiungere le stelle che ora tanto lontano non son più...