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Autore Topic: L'UOMO ALLA FINESTRA - fine  (Letto 1504 volte)

Offline deco

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L'UOMO ALLA FINESTRA - fine
« il: 1 Marzo 2010, 15:36:07 pm »
Quella notte avrebbe completato il suo romanzo. Non sapeva ancora il finale ma decise che era l’unico modo per uscire da quella rete di pazzia. E lo avrebbe fatto seduto alla sua scrivania, nello studio, guardando fuori di quella finestra maledetta.
Prese un bicchiere di whisky. Uno soltanto, decise. Non voleva perdere ulteriormente contatto con la realtà. Forse guardare da quella finestra avrebbe alimentato la sua fantasia e liberato il mostro della creatività. O forse gli avrebbe fatto perdere definitivamente il senno.
Erano le due. Accese la lampada dello studio ed entrò. A passo indeciso si accostò alla vecchia persiana di legno che chiudeva lo sguardo al mondo esterno. Fece scorrere l’antica serratura di ferro e l’anta si mosse nella sua mano. Aspettò un istante. Un solo momento in cui passarono nella sua testa centinaia di pensieri. O forse soltanto mille proiezioni diverse di quella stessa maligna immagine riflessa nel vetro. Poi si decise e di scatto spalancò i legni. Davanti ai suoi occhi non c’era niente, soltanto se stesso riflesso nel vetro di fronte, immerso nel buio di quel triste appartamento desolato da anni.
Con un sospiro di sollievo voltò le spalle per andarsi a sedere alla scrivania. Iniziò poi a digitare sulla tastiera. Per la prima volta dopo mesi le parole gli venivano automatiche. E più guardava quel riflesso e più sembrava che ci fosse una strana voce a sussurrargli cosa scrivere. Come un dettato dal profondo dell’anima. Le pagine scorrevano con estrema facilità. Ma anche i bicchieri di whisky scivolavano giù uno dopo l’altro.
D’un tratto vide chiaramente davanti ai suoi occhi passare un’ombra rapida nel buio della finestra. Gli sfuggì un grido di orrore misto a sorpresa. Ma di fronte a sé tornò a vedere soltanto la sua faccia sbiadita e lontana. Ancor più ispirato, ritornò a scrivere. Ma non passarono che dieci minuti e di nuovo quella sagoma rapida slittò dietro i vetri della finestra abbandonata. Questa volta Andrès si alzò di scatto e corse al vetro per controllare da vicino.
Ciò che vide lo lasciò inorridito. Stavolta l’immagine era più nitida. Dall’altra parte era stata accesa una sorta di fiaccola, una candela di morte e ossessione che illuminava un volto diafano, segnato dalla malvagità. Occhi rossi scavati e un sorriso malvagio che dava il senso della morte. Era sicuro di averla vista annuire, muovendo il moccolo e facendo vibrare quella luce cavernosa.
<< No, no noo!!>>. Isterico gridò tirandosi la pelle della faccia come a strapparla via. Corse via per tutta la casa, fino a raggiungere il bagno. In un attimo era con la testa sotto l’acqua del lavandino. Il gelo lo riscosse per qualche istante. Barcollante tornò nello studio, occhi senz’anima e passi da cadavere. Si rimise alla finestra e ciò che vide era forse ancor più spaventoso di quanto visto poco prima. Un uomo che sembrava essere morto da giorni, uscito da uno di quei film dell’orrore dozzinali. Stava per scoppiare quando si accorse che era soltanto la sua immagine.
L’uomo alla finestra non c’era più.

Un tonfo. Qualcosa doveva essere caduto nel salone. La suggestione prese il sopravvento e corse a controllare cosa stesse accadendo. Accese la luce ed a terra c’era il portasigari di legno. Senza raccoglierlo, prese una bottiglia di bourbon ancora sigillata, e tornò indietro ripercorrendo i suoi passi lenti e cadenzati come verso un patibolo.
Quando superò la soglia dello studio ciò che vide gli arrestò il cuore. Il battito divenne un tamburo impazzito e dalle mani gli cadde la preziosa bottiglia di liquore. Andò in frantumi sul pavimento quasi al rallentatore. Ma Andrès non si accorse né del rumore dei vetri che si spandevano dovunque intorno alle sue pantofole, né avvertì l’umido tepore del liquido ambrato sulle sue caviglie.
Di fronte a lui c’era un uomo. Occhi rossi come il sangue condensato fissi su di lui. Il respiro era percettibile, nell’affanno della crudeltà trapelante dal sogghigno istoriato sul volto.
Indossava una strana tunica bianca, ornata di cinte dorate. Sulle spalle ricadevano lunghi capelli biondo cenere. Nel pugno stringeva un coltello. E lo teneva con tale forza che le nocche erano diventate bianche.
Ora non c’era più quel placido velo protettivo del vetro di una finestra.
Non c’era più un labile riflesso che sembrava prendere vita nello specchio della sua fantasia.
Ora l’uomo alla finestra era lì. Carne ed ossa. Pelle e coltello. Bianco come un fantasma e muto com’era stato quando viveva nella sua immaginazione romanzesca.
Ora era lì. Ed era lì per lui.
Era lì con quella cortina di sangue che imporporava due occhi vitrei.
Proprio quando sembrava destinato a non muoversi mai, dalla sua bocca nacque un sibilo sospirato, inquietante come lingue di serpenti nelle orecchie.
<< Beeello il tuo romanzo. Un riflesso dentro un vetro, che appare e scompare. Grande trovata>>. Andrès era troppo inorridito per domandarsi in che modo quello strano uomo, che ricordava più uno spettro, avesse avuto conoscenza del contenuto del suo romanzo. Non potè immaginare che qualcuno presso il suo editore aveva pensato di incassare soldi facili pubblicando le parti già in loro possesso su internet.
Ed eccolo lì. Un visionario esattamente come quei personaggi creati dalla sua penna.
Per un attimo pensò che quel fantasma si fosse materializzato dal suo portatile, tanto ricordava uno dei suoi mostri sanguinari.
<< Adesso dovremo scrivere il finale, non trovi?>>.
In un attimo gli era addosso, immerso nelle sua risa di pazzo che diffondevano nell’aria note di violenza. Andrès finì a terra sotto il peso di quel gatto bianco ma era paralizzato dal terrore che gli era entrato nel naso negli occhi nella testa nell’anima.
Piovvero colpi senza alcun ordine, come una festa di sangue che si estendeva sul pavimento formando un orrido cocktail col bourbon finito a terra. Il coltello continuava a colpire, come avesse avuto una forza propria, tranciando tendini, lacerando muscoli, straziando le carni del genio pazzo disteso per terra. Anzi forse proprio quell’ultima scena fugava ogni dubbio sulla sua sanità mentale. Non aveva immaginato niente. Era tutto vero.
Vero come l’ultimo colpo al cuore, forte e diretto a concludere quell’orrida mattanza, figlia illegittima dell’ultima creazione del genio.
Mani ancora insanguinate, tunica appesantita dal lago di morte da cui era emersa, l’uomo alla finestra andò a sedersi alla scrivania, imbrattando i tasti per completare il suo capolavoro. Scrivere il finale. L’ultimo colpo di scena del re dell’orrore.

Le tre. Gocce fragorose rompevano il silenzio della notte. Il lento stillicidio di un lavandino era accompagnato dal prepotente ticchettio dell’orologio a muro. Nessun altro rumore a parte l’angosciante passo di un’anima vagante e insonne. Alla finestra non c’era più nessuno, solo il riflesso di un riflesso perso nell’oscurità totale.
L’unica consolazione, adesso, era che la notte era finita per sempre.
 
...fine

Offline kant.51

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Re: L'UOMO ALLA FINESTRA - fine
« Risposta #1 il: 1 Marzo 2010, 23:54:44 pm »
...e bravo Deco, un finale con suspence nella suspence...
Ne ricaveranno un buon film! ^_^
( e attenzione ai riflessi ! )
cKappa ^*°^*°^*°^*°^*°^*°^*°^*° Sì che ti voglio bene, bene davvero...

Offline Phoebe1987

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Re: L'UOMO ALLA FINESTRA - fine
« Risposta #2 il: 2 Marzo 2010, 01:11:56 am »
Mi piace! Un gran bel finale =]

Offline deco

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Re: L'UOMO ALLA FINESTRA - fine
« Risposta #3 il: 2 Marzo 2010, 15:33:40 pm »
v'ha messo strizza?? (paura)  W00T! adesso occhio a voi alle finestre  >:)