L’acqua del lago rifletteva il suo viso dolce. Tra i capelli biondi una corona di fiori. Orlean aveva il sorriso più bello di Terrabuia. Aveva così tanti pretendenti da perdere il conto. Ma ora sorrideva per il suo amore segreto, che giaceva soddisfatto alle sue spalle, sotto l’alta quercia. Si voltò radiosa, accarezzandosi la lunga treccia poggiata sulla spalla.
“ E’ bellissima, grazie!”, disse con l’entusiasmo di una ragazzina.
“ Sono lieto che ti piaccia. Ho raccolto fiori viola e gialli perché sono perfetti col tuo viso”.
Alle loro spalle si ergeva l’immenso castello dei Torthon, i perfidi signori di Terrabuia.
Orlean andò a gettarsi felice tra le braccia del giovane Roban, sull’erba. Tutti l’avevano sempre vista così, con quella dolcezza un po’ timida, e con le guance che fiorivano di rosso per poco. Era una ragazza umile. Portava un vestito un po’ logoro e stivali lisi. Ma, nonostante questo era considerata la più bella.
Rimasero così, abbracciati, a guardare il tramonto. Il sole arancione andò a nascondersi lontano, alle spalle del lago. Al suo posto un sorriso largo di luna s’inchiodò nel cielo.
Era buio ormai. Cosa avrebbe detto la gente del paese se li avesse visti lì, a quell’ora, da soli.
Lei gli accarezzava i lunghi capelli neri. Poi, con voce angelica, Orlean disse: “Dai seguimi”. Prese per mano il ragazzo, che rimase sorpreso e incuriosito. Sparirono dietro il castello a passi lenti. Ancora mano nella mano.
“Cerchiamo di non avvicinarci troppo” disse Roban, “qui vivono i Torthon. Ci faranno tagliare la testa se ci vedono”. Ma le guardie, all’erta sui merli, sembravano guardare da un’altra parte. Il ponte levatoio era abbassato e l’immenso cortile del castello era illuminato da torce fiammeggianti.
“ Non preoccuparti per questo”, cercò di rassicurarlo lei. E il tono parve così sicuro da tranquillizzare in qualche modo Roban.
Fecero il giro del castello fino ad arrivare ad una piccola costruzione in mattoni, circondata dagli alberi della foresta, che cominciava a infittirsi. Sembrava molto vecchia. La porta era rovinata dal tempo e le finestre erano coperte da pesanti sbarre arrugginite. Roban si chiese come fosse possibile che il re avesse lasciato sopravvivere un orrore del genere nelle vicinanze del suo castello. Tanto più che doveva essere abbandonata da tanto tempo. Forse era stata la casa del suo taglialegna. Proprio mentre pensava questo, scorse dalla finestra un’ascia adagiata sul tavolo e ne ebbe la conferma.
Chissà perché adesso Orlean stava andando in cerca di guai. La ragazza aprì la porta che cigolò in modo assordante. Gli stampò un bacio sulla guancia e lui, sorridendo, la seguì all’interno. Sembrava sapere quello che faceva. La porta si chiuse con un tonfo alle loro spalle.
Mezzanotte. i denti di luna torreggiavano sul castello dei Torthon. La ragazza valicò il ponte levatoio. Nella notte si sentiva solo il rumore dei suoi stivali sul legno pesante. Sulla faccia larghe chiazze di sangue a imporporarla di rosso. Una goccia era così vicina ai suoi occhi azzurri da sembrare una lacrima di morte. Entrò nel castello, scendendo le scale a chiocciola che portavano ai sotterranei. Poche torce a dare una luce spettrale al percorso e al suo viso insanguinato.
Si ritrovò in una stanza larga circolare. Cento occhi sembrarono guardarla con quell’ultima espressione di terrore impressa per sempre. Ai suoi lati lunghi scaffali inchiodati al muro sorreggevano decine di teste mozzate. Orlean Torthon poggiò sull’ultimo posto libero la testa che stringeva per i lunghi capelli neri. Gli occhi di Roban si aggiunsero agli altri cento, con lo stesso sguardo di sorpresa e terrore degli altri. Orlean si pulì le mani insanguinate su un lenzuolo ormai rubizzo. Tornò al lago, specchiandosi nell’acqua scura. Ciò che vide fu lo stesso viso dolce coronato dai fiori, e il sorriso più bello mai visto a Terrabuia.