BENVENUTI NEL FORUM!

Autore Topic: Gareggiando Con La Natura  (Letto 2006 volte)

Offline BloodyWolf

  • Scopritore
  • *
  • Post: 28
Gareggiando Con La Natura
« il: 7 Agosto 2010, 13:32:11 pm »

Buon giorno ragazzi/e , questo è l'inizio di un libro che sto scrivendo per la mia pagina su facebook, sono solo al 4° capitolo e questi non sono nemmeno grandissimi...  spero vi piacciano  >_<

My Destiny And My Spirit

Era un giorno d’inverno e Dante stava sciando sulla pista di fondo come faceva tutti i giorni, si preparava per le gare, era forte ed era  sempre sul podio…
Quel giorno stava facendo una pista che entrava nel bosco quando dovette fermarsi: davanti a lui un cervo sbranato sulla pista, il sangue era schizzato e anche dove c’era lui delle piccole gocce di sangue sporcavano il terreno, tornò indietro a dirlo al padre che  spostò il cadavere su un lato della pista, era enorme.
Dante e il padre osservarono bene la carcassa e iniziarono a discutere, pensarono ad un orso, visto la quantità di carne che era stata strappata dal corpo, ci pensarono un bel po’ ma poi sotterrarono l’animale vicino al fiume.
Tornarono a casa ma Dante continuava a pensare e non riusciva a dormire.
La mattina a scuola lo disse ai suoi amici e questi si preoccuparono e decisero di andare con l’amico a sciare, non fecero quella pista ma fecero quella più corta e non videro nulla di sospetto, Dante aspettò che i suoi amici se ne andassero prima di tornare in quel luogo.
Il padre glielo aveva proibito ma lui era andato lì, nevicava ed era buio, non aveva paura ma quando arrivò lì non trovò nulla, solo il sangue visto che avevano sotterrato la carcassa. Tolse gli sci e si sedette lì appoggiato ad un albero ad aspettare qualcosa che nemmeno lui sapeva, si addormentò nella neve fredda e per tutta la notte stette lì, fermo al freddo e nella tempesta di neve.
Mentre lui dormiva al freddo lo spirito delle foreste lo osservava da lontano,  decise solo di osservarlo e non volle attaccarlo e quindi se ne andò per la sua strada.
L’unica cosa che svegliò il ragazzo fu la voce del padre che lo sgridava, domani avrebbe avuto una gara, in quella pista che conosceva fin troppo bene perché era la sua pista. Era leggermente infreddolito ma decise di fare la gara, quella zona la avevano chiusa per paura di un attacco da parte di qualcosa.
La gara era solo per Ragazzi e Allievi, partirono le ragazze e poi i ragazzi, le allieve e adesso toccava a lui, teneva sempre al collo un talismano regalatogli dal nonno, questo talismano raffigurava un lupo che ululava. Il nonno diceva che era lo spirito guida del ragazzo ma nessuno gli credeva, lo credevano un po’ pazzo anche se Dante gli voleva tanto bene.
Quando iniziò la gara passò subito in vantaggio e diede anche un bel distacco al secondo; il silenzio era assoluto, sentiva solo il suo respirare e il suo passo scivolare lento sulla neve, gli piaceva quel rumore; gli piaceva chiudere gli occhi e pensare, si immaginava l’aquila che volava alta sopra di lui e di fianco a se un cavallo bianco che correva insieme a lui, poi si svegliava e aumentava l’andatura.
Notò che qualcosa nella boscaglia più in alto si era mosso, era incuriosito ma non poteva lasciare tutto e andare a vedere cosa era, forse era solo una volpe o un capriolo.
Continuò a correre e arrivò primo seguito da due suoi amici, appena arrivò andò dalla madre e gli disse di aver visto qualcosa…
Lei tentò di persuaderlo ma lui mise gli sci ai piedi e iniziò a spingere per scappare da tutto, voleva scoprire chi era quello spirito che si aggirava nei paraggi e uccideva, si aspettava un enorme orso ma non temeva nulla, aveva deciso che la paura era inutile come fastidiosa.
Arrivò vicino a dove avevano trovato la carcassa del cervo e si tolse gli sci per cercare qualche indizio, per due ore rimase lì ma non trovò nulla, era scoraggiato, rimise gli sci e lentamente scese il pendio della pista di fondo, quella era l’ unica discesa della pista ma era anche abbastanza difficile per i principianti, almeno secondo lui…
Era sovra pensiero quando un enorme camoscio lo fece cadere a terra e quest’ ultimo gli cadde sopra ferito e dolorante.
L’animale si alzò e zoppicando iniziò a correre verso il fondo della valle sulla pista, Dante era ferito ad una gamba, perdeva sangue, quel maledetto animale gli aveva conficcato le corna in una gamba.
Guardò l’animale ad allontanarsi e poi una figura color neve a scattare alla gola di questo e farlo cadere a valle sparendo nella vegetazione fitta.
Dante si tirò in piedi e guardò giù, c’erano solo segni di sangue ma nient’ altro, che cosa era? Non aveva mai visto nulla di simile, era tropo veloce e longilineo per essere un orso e non poteva essere una lince bianca…
Che diavolo era?
Decise di tornare a casa visto che era ferito, tentò di sciare fino a casa ma non ci riuscì, si trascinò fino a casa del nonno molto più vicina ella sua.
Raccontò tutto al nonno che non credeva ad una sola parola di ciò che il nipote gli stava dicendo, ma lo ascoltava con finto interesse mentre lo curava.
Dante chiese al nonno di non dire che si era fatto del male anche se zoppicava vistosamente, arrivò a casa e i suoi genitori erano arrabbiati e lo mandarono in castigo…
Aveva quell’ immagine fissa in testa, quell’ animale era grosso per essere una volpe ma era troppo piccolo per essere un orso; guardò distrattamente il tavolino dove c’erano il suo talismano e il computer: prese il computer e si mise a cercare senza risultati, si sdraiò e prese il talismano, lo osservò e poi si addormentò stanco per quella giornata così faticosa.
Quel ragazzo aveva solo 16 anni ma il suo spirito guida si era già fatto vedere, il nonno era sbalordito, credeva alle parole del suo nipotino anche se non voleva farglielo capire.
Il Nonno era uscito nella neve con delle candele e delle piume e invocava al cielo un inno per richiamare lo spirito del ragazzo, in poco vide apparire davanti a se un animale bellissimo, occhi azzurri e pelo bianco come la neve.
Questo animale ululò alla luna che era coperta appena da uno strato di nuvole soavi, dopo di che se ne andò scomparendo tra la neve.

My Spirit Guide

Un altro giorno era passato ed io pensavo a quell’animale magnifico che mi aveva abbagliato.
Era notte fonda e in lontananza sentì un ululato, le immagini confuse nella mia testa si fecero più nitide, quel bellissimo animale era un lupo, il pelo, la forma del corpo, era incredibile…
Mi alzai e senza fare chiasso andai per la pista sedendomi su un albero secolare, andavo spesso lì a pensare e anche quella notte mi ero seduto lì a cercare intorno a me quel bellissimo esemplare di lupo bianco.
Sentivo il lento respiro di Morfeo sul mio collo ma non volevo tornare a casa senza vederlo, presi in mano il talismano che mi aveva dato il nonno e lo strinsi forte tra le mani addormentandomi piano piano sull’ albero.
Quando mi svegliai era l’alba, lo spettacolo era magnifico, tutti i colori e la natura che si risvegliava, il lento colorarsi della neve e soprattutto l’alzarsi nel cielo di quella meravigliosa palla di fuoco.
Decisi di tornare a casa perché non volevo essere sgridato da mio padre per l’ennesima volta, tranquillamente tornai a casa e feci finta di alzarmi quando il papà venne a svegliarmi, era lunedì e dovetti andare a scuola, la cosa non mi piaceva, era inutile andare a scuola quando dovevo trovare quel bellissimo lupo. Chiesi alla maestra se era possibile che un lupo venisse o meglio stesse qui in questa bellissima valle ma lei ridendo mi disse che era impossibile e mi spiegò:
-Sai Dante tanto tempo fa qui i lupi c’erano e venivano cacciati, le loro pellicce valevano milioni di euro, la loro carne era prelibata e i loro denti erano duri come l’avorio, era una razza a parte, non era come i soliti lupi di medie dimensioni, pensa che il lupo più grande che era stato ucciso era di un metro di statura... non è enorme?
Ma poi un giorno dei lupi decisero di ribellarsi agli umani sterminando metà paese e uccidendo tutti i bambini tranne uno, quel bambino dicono che viva ancora ma visto che non si sa nulla credo che sia morto.
Ma comunque sono leggende non preoccuparti… -
La guardai ma non credevo alle mie orecchie, i lupi erano stati distrutti, il nonno mi aveva detto che se ne erano andati…
Dovevo trovare quel lupo e proteggerlo fino alla fine, mandarlo via da qui a tutti i costi.
Finita la scuola tornai a casa a piedi come al solito, passavo ma decisi di fermarmi alla taverna della mamma, come al solito lei mi preparò una cioccolata calda e io dovetti berla.
Entrarono dei cacciatori che iniziarono a parlare dicendo così:
-ehi ragazzi, quel bastardo lo abbiamo ucciso!
-quel cervo però aveva dei segni sulle cosce quindi la pelle varrà molto meno, maledetti orsi!
-Si però mi sembra strano, il cervo che scappa da un orso no?
Continuarono così per un bel po’ e dopo di che se ne andarono tranquilli, maledetti cacciatori, perché trovavano gusto ad uccidere gli animali? Solo per soldi? Per divertimento? O Per fama? Idioti! Perché gli umani sono degli emeriti imbecilli, anche noi siamo animali e dovremo temere gli altri visto che siamo inferiori… Ma loro non capiscono, gli indiani avevano capito tutto, il lupo, l’aquila, il cavallo e lo sciacallo erano i simboli della vita, della libertà, della pace e della guerra, loro erano il tutto e li rispettavano e li onoravano come dei.
Tornai a casa e andai a fare un giro con gli sci, a metà pista li tolsi e andai nel bosco seguendo il corso del fiumiciattolo.
Arrivai in cima ad un piccolo dosso e quando sentì il richiamo del lupo mi girai, il mio cuore iniziò a battere incessante per la paura, le mie gambe iniziarono a correre verso casa, ero terrorizzato. Caddi picchiando la testa su un sasso e persi conoscenza, de quel preciso istante iniziò il lungo viaggio.
Quando mi svegliai avevo una ferita alla testa ma non ero nella neve ero in casa… del nonno!?! Come ci ero finito?
Mi sorrise e disse che ero fortunato, passava di lì se no sarei morto.
Lo aveva già detto ai miei genitori ma li aveva già tranquillizzati e quindi mi avevano lasciato lì a casa del nonno. Continuavo a guardare fuori e chiesi al nonno:
-Non hai visto nulla intorno a me quando mi hai trovato?
Lui negò e fece spallucce, mi mise a nanna e poi si coricò anche lui. In poco mi addormentai, ero stanco e avevo perso molto sangue.
Quella notte il nonno si alzò e uscì nella tempesta di neve, si sedette e aspettò, un enorme lupo bianco gli apparve davanti e il nonno si inchinò e lo ringraziò, rientrò ma io non seppi nulla di ciò che era accaduto.
La mattina mi alzai e il nonno mi cambiò le fasce e mi riportò a casa in slitta, mia madre iniziò a urlare spaventata e piangeva come una matta mio padre voleva uccidermi e mio fratello mi dava dell’ idiota, che bella famiglia che ho!
Dopo ben 20 giorni che ero lì, seduto a guardare le grandi distese innevate, potevo di nuovo iniziare ad allenarmi, ma oggi avrei preso  i miei sci e il mio cavallo e saremmo andati a fare la pista difficile, era una pista che arrivava fino in cima al piccolo monte, poi scendeva ma il problema era che la strada non era bella con gli sci visto che la neve si era sciolta quindi andavo a cavallo del mio frisone, Devil, di tre anni su per quei bellissimi paesaggi montani- collinari.
Arrivati in cima mi sedetti ad osservare tutto quel bellissimo scintillare della neve e chiusi gli occhi:
si sentiva il richiamo di un’ aquila reale che cercava e danzava nei cieli, si sentiva il silenzio e la quiete della natura immutata negli anni.
Il cavallo iniziò a muoversi freneticamente sotto di me e quindi riaprì gli occhi stranito, il cavallo era nervoso, agitato e spaventato, mi guardai in giro e non trovai nulla di strano ma poi un dolce canto mise fine a quella ricerca: un ululato.   



Non sono riuscita a mettere tutti e quattro i capitoli quindi li metto nel post dopo.
Cuore che batte,
Sangue che sgorga,
Occhi suadenti,
Odio potente.

Offline BloodyWolf

  • Scopritore
  • *
  • Post: 28
Re: Gareggiando Con La Natura
« Risposta #1 il: 7 Agosto 2010, 13:32:35 pm »
My Free Futur 

Quell’ ululato era vicino, era vicino tropo vicino a me e al cavallo.
Il cavallo scappò facendomi cadere dalla sella, ero rimasto solo, in mezzo al bosco lontano da tutto e con un animale affamato che girava intorno a me.
Avevo il cuore in gola, sentivo il cuore a battere incessante ma non volevo andarmene, avevo fatto tanta strada e mi ero fatto del male già due volte per vedere quell’animale, più che paura era eccitazione, volevo vedere come era quel bellissimo assassino bianco che mi aveva conquistato.
Sentivo il suo respiro farsi sempre più vicino a me, chiusi gli occhi e li riaprì quasi subito, respiravo profondamente stando fermo immobile ad osservarmi intorno, dove era? Il nonno mi aveva detto che erano animali invisibili, silenziosi e furbi ed era tutto vero.
Il Mio sguardo si spostò rapido su un sasso quando l’ululato si rifece vivo e con lui il suo padrone: sul piccolo dosso formato da sassi si stagliava la figura di un enorme lupo che ululava al cielo anche se la luna non c’era, quando smise quel dolce canto mi guardò negli occhi, fu come un incantesimo, i suoi occhi color mare mi rapirono lasciandomi a bocca aperta davanti a quell’ animale maestoso.
Non sapevo che fare, avevo voglia di toccarlo, ma decisi che era meglio stare lì ad osservarlo fino a quando lui non se ne andò tranquillo e silenzioso come quando era venuto sparì nel fitto del bosco.
Mi ripresi dopo un poco e mi alzai iniziando a scendere il pendio a piedi, arrivai in fondo e trovai Devil ancora spaventato, saltai in sella e tornai a casa, volevo rivederlo, avevo deciso di tornare lassù tutti i giorni dopo la scuola e vederlo.
Non dissi nulla ai miei genitori e il giorno dopo tornai dove lo avevo visto ma questo non c’era, non arrivò così dovetti tornare a casa.
Una sola domanda mi perseguitava, dove era?
Mio padre mi venne a dire di aver trovato la carcassa di un cervo nel bosco in cui la neve si era sciolta. Cavalcammo fino a lì e trovammo quella carcassa, era fresca quindi voleva dire che qualcosa la aveva uccisa di recente.
Tornammo a casa e delicatamente rigovernai il cavallo, mettendolo nella scuderia, accudì tutti i cavalli e dopo di che tornai in casa, faceva freddo e sapevo che domani sarei dovuto andare a scuola a piedi. Mangiammo insieme accompagnati da un silenzio inquietante, non capivo che era successo tra mia madre e i miei due fratelli.
La notte scappai e tornai dal lupo, non c’era, iniziavo a preoccuparmi per lui, il suo dolce richiamo non echeggiava più nel manto del bosco, decisi che forse era  meglio non tornare più in quel luogo e così la mattina andai a scuola: il solito mortaio, lezioni finte risate merenda e poi di nuovo lezioni, volevo evadere da tutta quella maledetta monotonia che ricopriva il mondo intero.

Stavo tornando a casa a piedi sulla stradina sterrata, che io e mio padre avevamo creato, quando quel dolce suono tornò ad invadermi il cervello e come un martello pneumatico continuava incessante a picchiare su di me. Mi girai e mi rigirai ma non vidi nulla, forse me lo stavo immaginando, forse era solo frutto della mia pazzia nata da un complesso psicologico… Non lo saprò mai.
Continuai a camminare a ritmo più spedito e raggiunsi casa con facilità, la mamma mi fece da mangiare ma quel silenzio maledettamente tetro si era ripresentato quando mio fratello John, il più grande, era entrato in sala per prendere dei libri.
Passò la giornata tra tensioni, disaccordi e urla ma la sera capii perché mia madre era così tesa e irritabile, mio fratello se ne voleva andare e diventare cacciatore, idiota, lui credeva che la caccia fosse uno sport ricco di emozioni e nobile; cosa c’è di nobile nell’ uccidere animali innocenti?
La sera mentre stavamo mangiando si rideva e scherzava come una famiglia normale, ma tutto finì quando si sentirono dalle stalle nitriti spaventati, io e mio padre ci precipitammo nelle stalle, la scena mi fece venire da vomitare: un cavallo sbranato vivo, le budella erano sparse sul pavimento, il sangue si era sparso un po’ dappertutto, era disgustoso. Sopra la carcassa del cavallo un orso grizzly che si era alzato imponente sulle zampe posteriori e digrignando i denti.
Io e mio padre eravamo immobili, per la paura ma quando questo iniziò a correre verso di noi scattammo indietro tentando di scappare però ci bloccammo davanti ad una staccionata a pali larghi; l’orso continuava a venire verso di noi ed io avevo paura e anche mio padre. 

White Wolf

Avevamo paura, l’orso era sempre più vicino, ringhiava e si alzava sulle zampe dietro con imponenza, noi eravamo bloccati a quella staccionata ad assi larghe, il respiro sempre più intenso fino a quando fu un palmo da noi; mio padre mi strinse a se e chiudemmo gli occhi. Mi aspettavo il dolore del morso ma invece solo un dolce richiamo mi balzò all’ orecchio.
Spalancai gli occhi dividendomi da mio padre, l’orso era a terra con attaccato al collo un lupo bianco: mio padre mi prese per mano e mi portò lontano da lì, in casa al sicuro… Le zanne del lupo si chiudevano abili sul collo dell’ orso strattonandolo e strappandogli pezzetti di carne e pelo, l’orso di sua risposta artigliava il lupo e lo scaraventava lontano da lui era orribile…Volevo aiutarlo mi aveva salvato e io me ne stavo lì senza fare nulla, vederlo perdere sangue ma continuare ad attaccarlo fu troppo forte per me; cadeva si rialzava e combatteva fino a quando quell’ orso se ne andò sanguinante.
Il lupo cade sdraiato, anche se i miei genitori non volevano uscì e mi avvicinai a quell’ animale che mi aveva salvato, non aveva nulla di grave ma aveva perso molto sangue, ringhiava e digrignava i denti ma non mi importava, volevo salvarlo a tutti i costi.
Gli coprì gli occhi e chiamai mio padre, lui rassegnato si avvicinò e mi aiutò a legare il lupo in modo che non potesse scappare o mordere. Lo caricammo in macchina e lo portammo dal nonno, abile medico.
Il nonno rimase meravigliato quando lo vide, lo medicò e dopo un po’ ci venne a dire che sarebbe tornato nei boschi, decisi di rimanere lì con lui e il nonno mentre il papà andava a casa.
Il nonno mi sorrise e mi disse:
-Dante… Quel giorno che sei caduto e ti sei fatto male alla testa, io ti ho detto che ero stato io a portarti in salvo ma…  è stato lui, quel lupo è il tuo spirito guida, ti aiuterà sempre come ha fatto oggi con quell’ orso. Tu sei parte di lui come lui di te, siete gli opposti che si attraggono. Vedrai che piano piano diverrete amici, inseparabili tanto che ti seguirà anche a scuola. Ma ora dormi.
Mi addormentai con uno strano sorriso dolce sul volto.
Mi svegliai e il nonno mi portò fino al box in cui aveva messo a riposare il lupo bianco; se ne stava lì seduto a fissarmi, sembrava già guarito e il nonno mi diede la conferma:
-i lupi con la luna piena guariscono rapidamente.
Il lupo si alzò e il nonno gli tolse le bende, lento il lupo tornò nel bosco ululando; in quel preciso istante, i nostri sguardi si incontrarono e dentro ai suoi occhi azzurri vidi il cielo e il mare, l’aquila che li solcava con imponenza e la libertà immutabile negli anni.
Rimasi imbambolato mentre lo guardavo che se ne andava, sorrisi e promisi al nonno che un giorno avrei gareggiato con quell’ animale magnifico, che vincessi o che perdessi non mi importava, l’unica cosa che contava era vedere la libertà che aveva lui nella una foresta.
 Tornai a casa e mio padre mi disse che ero stato coraggioso, quanto lo odiavo quando faceva così, non serviva coraggio per salvare un amico, anzi basta solo non farsela sotto.
La Notte mi sedetti sul davanzale della finestra, l’aria era fresca,la luna piena spadroneggiava alta nel cielo, mentre giocava con delle piccole nuvolette, la neve lentamente stava scomparendo, ormai era primavera, i boccioli spuntavano lenti tra la neve, come una nuova vita si facevano strada tra i pericoli della vita.
Il mio pensiero in quegli istanti vagava per quella radura macchiata da un bianco manto, non provavo emozioni se non meraviglia, sentivo il lento respiro della natura ad invadermi le narici con forza, al mio orecchio scivolò lento un canto tetro e passionale, il mio sguardo cadde su una collinetta che veniva illuminata da quel bellissimo cerchio lunare, lo spettacolo fu quasi emozionante, sembrava che il lupo toccasse con il muso la luna, ululava mentre il cerchio si illuminava come a far risaltare il lupo.
Vidi distintamente gli occhi del lupo, dopodiché se ne andò, il silenzio cadde tranquillo su quel magnifico posto e le uniche cose che lo interrompevano erano il canto dei grilli e il picchio rosso sugli alberi del bosco.
Rientrai in casa e mi sedetti sul letto tranquillo, dicono che sono animali cattivi ma tute storia che la mamma mi raccontava, i tre porcellini, cappuccetto rosso e tutte le altre in cui il lupo era l’antagonista erano sbagliate e la gente non dovrebbe raccontare queste storia ai propri figli.
Mi sdraiai e dormì con l’immagine del lupo e della sua dea, la luna.
Cuore che batte,
Sangue che sgorga,
Occhi suadenti,
Odio potente.

Offline Alamuna

  • Ciurma
  • Medico di Bordo
  • ******
  • Post: 6712
Re: Gareggiando Con La Natura
« Risposta #2 il: 8 Agosto 2010, 13:20:46 pm »
Piccola Wolf, sei già molto brava, è una trama piacevole, portala avanti e complimenti.

Continua a scrivere sempre, nel tempo ci si migliora di tanto, sono certa che diventerai molto, molto brava, ancora più brava di quanto tu già sia... Quando c'è la stoffa, si sente da subito...  :-)
Go as far as you can see, when you get there, you'll be able to see further. (T. Carlyle)

Offline BloodyWolf

  • Scopritore
  • *
  • Post: 28
Re: Gareggiando Con La Natura
« Risposta #3 il: 8 Agosto 2010, 15:20:03 pm »
grazie^.^

Adesso metto il 5 capitolo
Cuore che batte,
Sangue che sgorga,
Occhi suadenti,
Odio potente.