C'era un vento che passando allegramente sfiorava il colore dell'oro del grano,
i petali dei fiori, era molto amato dalla natura per la sua gentilezza,
era un vento mite, quando arrivava alcune foglie si staccavano dai rami per poter con lui danzare.
Il Dio dei venti lo adorava perché in qualunque direzione comandava
lui ubbidiva e mai nessun danno provocava.
Un giorno mentre passava in un grande giardino, vide una farfalla d'una bellezza tale
che nel suo lungo viaggiare non ne aveva mai vista uguale.
Incantato l'osservava mentre adagiata sopra un fiore riposava, aveva ali talmente grandi e colori
disegnati meravigliosamente che perdutamente se ne innamorò.
Piano delicatamente sfiorò le grandi ali; la farfalla accarezzata si destò capì la gentilezza del vento
schiuse le ali e così parlò: "Ciao non aver paura per le mie ali, sono molto forti poi volando sopra
un fiore le chiese- tu che passi per ogni direzione sai dov'è il mondo degli uomini?
Io lo devo trovare, mi aiuteresti non sò dove cercare.
Il vento rispose che sapeva dove era ma li non doveva andare perché l'uomo è crudele
e aggiunse...sei troppo bella se ti vede ti farà del male.
Ma lei rispose" Non penso che tutti gli uomini siano crudeli."
Il vento chiese ancora perché voleva cercare quel mondo, lei rispose- Sai la mia vita è breve
se io rimango quà nessuno mi vedrà, io sono l'unica rimasta della mia specie e quando morirò chi si ricorderà di me?
Il vento innamorato furbescamente la portò lontano in un grande parco
pensando - quì non la troveranno mai e nessuno le farà del male-
poi disse alla farfalla- io devo andare non mi posso fermare, aspettami quà presto tornerò
ma quando tornò il suo amore più non trovò.
La cercò in ogni luogo, tra i colori dei fiori, tra le foglie dei tanti giardini,
per anni disperatamente invano la cercò.
E intanto... non era più il mite vento gentile ma una furia, non ubbidiva più a nessun comando
dove passava solo danni arrecava, odiava la natura, l'uomo, nessuno più lo fermava.
Il Dio dei venti che tutto vedeva un dì lo chiamò, le disse con voce imperiosa:
"Ora andrai in una grande città non devi arrecare danni dovrai passare quasi in silenzio
e nessuno; ti deve sentire."
Il vento che non aveva pace non si ribellò a quel comando chissà perché rispose; vado.
Mentre girava silenziosamente tra le vie, vide molta gente entrare ed uscire da un grande portone
incuriosito dal gran movimento anche lui entrò.
Lieve passava nelle tante stanze, orchè entrò in una stanza e con gran meraviglia vide tante farfalle,
erano chiuse in un modo che nessuno poteva toccarle, erano tutte belle nei vari colori tristemente
pensando al suo amore entrò in un'altra stanza, quando la vide.
Lei era lì la più bella tra le belle, tutti si fermavano incantati da tanta bellezza, era veramente unica!
Il vento pensò...aveva ragione lei, non tutti gli uomini sono crudeli, con quanto amore l'hanno curata
è stata adagiata in modo che tutti l'ammirassero, certo la sua specie non sarà mai dimenticata!
Finalmente la sua furia si placò, aveva ritrovato il suo amore, allora uscì dall'edificio e gentilmente chiese al Dio dei venti:
Tu che comandi dove dobbiamo andare, ti prego!
Ora non mandare altri venti manda soltanto me in quella direzione,
perchè in quel luogo sai? Lì giace il mio amore!