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Autore Topic: Onora tuo padre e tua madre  (Letto 2840 volte)

Offline myidea

  • Naufrago
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Onora tuo padre e tua madre
« il: 8 Dicembre 2011, 23:17:17 pm »
Scrittura Creativa
Tema: Onora tuo padre e tua madre

L'autunno giunse senza clamore.
Sentii come un richiamo sublime provenire dalle profondità del cuore, così presi i doni profumati e ritornai nel luogo dove i ricordi si perdono nel tempo senza fine.
Quando vi giunsi, il vento mi accolse improvviso; soffiò gelido e tagliente penetrandomi nelle ossa, parevano tutte tramutate in pezzi di ghiaccio.
Rabbrividii.
Osservai quelle vecchie fotografie ingiallite, e ripensai ai giorni in cui le ombre della notte soffocavano gli incanti della mia giovinezza.
L'immagine di mio padre riaffiorò nella mente; pareva un escremento danzante sulla superficie del mare.
Lo rividi passeggiare lentamente in azienda indossando i pantaloni di jeans e la solita camicia di velluto blu; le ascelle erano pezzate e maleodoranti, i capelli mossi scivolavano a boccoli sulla spalla.
A vederlo così sembrava un angelo.
Osservai nuovamente quel sorriso beffardo con cui si prendeva gioco di tutti i suoi dipendenti. Ricordo perfettamente che talvolta ne elogiava qualcuno a caso, semplicemente per creare malumore tra gli impiegati. Li assoggettava e li umiliava. Questo era il suo lavoro preferito.
A volte qualcuno osò riprenderlo dicendogli: << perché ci tratta con disparità? Perché aumenta il salario solo a qualcuno? Non lavoriamo tutti nel medesimo modo? Non siamo stati tutti assunti nello stesso periodo?>>
Mio padre rispondeva all'affronto licenziando il dipendente in tronco, e lo faceva col sorriso dipinto sul volto. Il solito sorriso che amava mostrare quando si compiaceva e godeva del potere esercitato.
Mio padre era un dittatore, furbo.
Venne però il giorno nefasto, improvviso e beffardo come uno schiaffio tirato da uno sconosciuto,  in cui l'infarto lo stramazzò a terra, esanime.
Si trovò in azienda quando la morte lo rapì; aveva ancora dipinto sul volto quel diabolico sorriso. Faceva impressione a vederlo.
Ci fu festa quel giorno in azienda.
Quell'uomo, che non riesco a chiamare papà, strappava e stracciava la mia anima sotto i piedi, senza proferire parola alcuna. Il solo sorriso beffardo sapeva esprimere tutto il disprezzo che nutriva anche nei miei confronti.
Un  figlio, per lui era come un acerrimo nemico. Bisognava eliminarlo.
Dopo vent'anni, la morte venne a prendersi anche l'anima di mia madre, che però si godette appieno almeno la vecchiaia. Si risposò e fu felice.
Il pianto convulso d'una donna mi fece ritornare alla realtà; così gettai petali di rose bianche e nere sulla tomba dei miei genitori.
Il male, non può vivere senza il bene.
Ritornai a casa.
Una pioggerellina soffice come cotone carezzava il mio volto. Era dolce come miele d'acacia.
Sorrisi beatamente, pensando a mio padre pranzare con gli angeli dell'inferno, che a loro volta, gli sorridevano prima di divorargli l'anima.
Il potere è come una mela, dolce.