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Autore Topic: Non piangere Dorothy; mio finale de: il mago di Oz (2^ parte)  (Letto 4085 volte)

Offline myidea

  • Naufrago
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Non piangere Dorothy; mio finale de: il mago di Oz (2^ parte)
« il: 9 Dicembre 2011, 15:05:44 pm »
L'allegra combriccola fu decisamente orgogliosa di essere riuscita a superare il primo ostacolo
narrato da Billy. Il gruppo poté così ripratire verso il regno di Seta.
Durante il cammino il paesaggio mutò nuovamente. V'erano piante verdeggianti e fiori di molti
colori a rallegrare i d'intorni. V'erano moltitudini di farfalle che danzavano felicemente e l'aria
spumeggiava di festa.
Dorothy si accorse che ai piedi di ogni fiore v'era una piccola casa bianca e lucente, finemente
decorata d'oro zecchino; pareva essere di porcellana.
− Guarda Toto! Questo deve essere un villaggio! - esultò la bambina.
Dorothy non fece nemmeno in tempo a chinarsi per vedere più da vicino le casette che fu
letteralmente invasa dai folletti. Essi s'arrampicarono sulle gambe, le percorrevano la schiena, le
salivano sui capelli provocandole un forte solletico. Anche il Leone, Spaventapasseri e l'Uomo
di Latta furono aggrediti dai simpatici abitanti del luogo. Dorothy, che soffriva molto il solletico,
non riusciva a smettere di ridere. Anche Spaventapasseri e Leone si trovarono chinati a terra e si
contorcevano dalle risate.
Solo l'Uomo di Latta pareva non soffrire la presenza dei folletti perché, essendo di latta, era
insensibile al loro passaggio sul corpo.
Il bosciaiolo di latta, nel trambusto, si accorse che un folletto giaceva inerme su di un fiore. Con fare
delicato lo raccolse sulla mano e lo poggiò dolcemente a terra.
Improvvisamente si fece silenzio. Tutti i folletti si fermarono alla vista del loro amico che giaceva a
terra e pareva come morto.
− Cosa gli hai fatto? - gridò prepotentemente un folletto all'Uomo di Latta.
− Proprio niente. Ho visto che il folletto giaceva su quel fiore e l'ho raccolto. Tutto qui! - rispose
timorosamente l'Uomo di Latta.
− È il figlio del re! - esclamò il folletto.
− Forse è morto! - disse un altro.
− Dobbiamo cercare il dottore – consigliò una donna folletto.
Il popolo dei folletti si mosse animatamente e quasi immediatamente il medico del villaggio si
presentò al cospetto del gruppo di stranieri. Esso visitò il povero malcapitato e la sentenza fu
gravissima:

− Il figlio del re è morto! - esclamò.
Ci fu un grande silenzio per qualche attimo, poi il cordoglio prese largamente spazio nei piccoli
cuori dei folletti che cominciarono a piangere, cadendo uno ad uno in ginocchio.
Anche Dorothy, Spaventapasseri, Leone, l'Uomo di Latta e persino Toto versavano lacrime per
solidarietà al popolo. Tutto intorno era mesto, melanconico e cupo. Persino i fiori parevano sbiaditi
e le farfalle sembravano ingrigirsi di tristezza.
Improvvisamente il medico s'alzò in piedi e si rivolse al gruppo si stranieri chiedendo:
− Perché state piangendo?
− Ma che domanda è mai questa? Piangiamo perché è morto il figlio del re - controbatté
Spaventapasseri.
− Doveva essere certamente molto coraggioso – rispose Leone asciugandosi le lacrime con la
morbida coda.
− Il mio cuore è a pezzi! - esclamò l'Uomo di Latta.
Sentendo i discorsi degli stranieri, il dottore scoppiò in una rumorosa risata e rivelò loro che ciò che
avevano appena vissuto, non era nient'altro che una burla.
− Non per niente siamo il popolo dei Birichini! - affermò il medico accennando ad un inchino in
segno di benvenuto.
− Quindi il figlio del re non è morto? - chiese Dorothy ancora mortificata.
− Niente affatto. Guarda tu stessa – rispose il dottore.
In quell'istante il folletto balzò in piedi e danzò ilare fra il popolo che lo applaudiva energicamente.
− Ci avete beffati tutti! - disse Spaventapasseri.
− C'era da immaginarselo – intervenne Leone.
− Mi sento tutto arrugginito! - esclamò l'Uomo di Latta.
− Il popolo dei Birichini ama fare scherzi agli stranieri, non dovete prendervela per questo –
disse il medico.
− Ho un regalo per voi! - intervenne il re dei Birichini in persona.
− Un dono per noi! - esclamò Dorothy.
− Avete dimostrato d'essere stranieri molto sensibili, amabili, attenti e di possedere un
cuore d'oro nei confronti del mio popolo. Queste virtù mi hanno commosso; desidero quindi
ricompensarvi donandovi il prezioso "anello della verità".
− L'anello della verità! - esclamarono in coro il gruppo di amici.
− Questo anello permette a chi lo indossa di proferire sempre la verità.
− Dorothy sarai tu ad infilare il prezioso anello al dito – suggerì Spaventapasseri.
− Esso giace in un pozzo grande e profondo, ma per voi che siete immensi non dovrebbe essere
poi troppo complicato da recuperare. Seguitemi, vi accompagno nel luogo.
Il re guidò i forestieri nella radura dove era situato un enorme pozzo. Spaventapasseri guardò dentro
e in effetti non era così profondo per loro. Fu Leone a recuperare l'anello grazie alla lunga coda e fu
l'Uomo di Latta ad infilare l'anello al dito di Dorothy.
− Ti sta d'incanto! - esclamò l'Uomo di Latta.
− Bene, ora possiamo continuare il cammino alla ricerca della regina Lucy – disse Spaventapaseri.
− Siete davvero diretti dalla famosa regina? - chiese il re dei Birichini.
− Si perché Dorothy dovrebbe chiederle il modo per ritornare a casa – affermò Leone.
− Si dice che la regina sia molto saggia! - disse Dorothy.
− E lo è. Sono certo che la nobildonna saprà esaudire il tuo desiderio – disse il re.
L'allegra brigata salutò quindi il divertente popolo dei Birichini e proseguì lungo il sentiero
d'argento, animato da grandi speranze.

***

La gioia di Dorothy, per aver superato la seconda prova narrata dal furetto, era visibile ai suoi amici di
ventura. La bambina, infatti, saltellava e cantava illuminata da un sole giocoso e sorridente.
Venne ben presto il momento in cui l'allegra brigata si trovò di fronte un grande arco formato da due
enormi piante. Nel bel mezzo v'era inchiodato un cartello di legno su cui era incisa la scritta:
<<Non siete i benvenuti nella Foresta di Mezzo. Tornate indietro>>.
Alla vista della minacciosa insegna, il gruppo di amici rimase perplesso, ma dopo una breve consultazione, la combriccola proseguì lungo il sentiero argentato.
Dappertutto v'erano alberi giganteschi che parevano mostri di corteccia. La luce del sole filtrava a
fatica fra gli immensi arbusti e questo rendeva il luogo ancora più tetro. Ora si udivano moltitudini di
versi di animali mai sentiti prima.
La paura prese ben presto il sopravvento nel cuore dei piccoli eroi di Oz...

− Io direi di correre. Non mi piace affatto questo luogo – propose Spaventapasseri.
− Sento il cuore battermi forte nel petto. Fa un gran male! - disse l'Uomo di Latta.
− Io non temo nessuno, ma vi seguo volentieri se deciderete di fuggire – intervenne Leone.
− Sono d'accordo con Spaventapasseri – confermò Dorothy.
− Allora siamo tutti concordi. Scappiamo immediatamente da qui! - comandò Spaventapasseri.

La squadra non fece nemmeno in tempo a muovere un passo che venne circondata dai temuti
Camaleonti, i quali uscirono improvvisamente allo scoperto dai loro nascondigli.
Il popolo dei Camaleonti erano giganti in confronto al gruppo di stranieri, ma quel che più
preoccupava la brigata, erano le spade di metallo lucente che impugnavano minacciosamente.
− Non avete letto l'insegna? - disse il comandante della truppa.
− Si, ma non potevano tornare indietro. Siamo alla ricerca della regina di Seta – rispose Leone.
− Abbiamo percorso un lungo tratto per giungere fino a qui, gentile comandante. Sia buono. Ci
faccia proseguire – disse Spaventapasseri.
− La regina Lucy conosce il modo per farmi tornare nel Kansans dove abito con zia Emma –
proseguì Dorothy.
− Zitti tutti! Non voglio sentire altre ragioni. Avete trasgredito il mio comando. Pagherete con la
vostra stessa vita per questo affronto! - tuonò il comandante dei Camaleonti.
Il comandante sollevò la pesante spada che stringeva prepotentemente con la zampa, poi si rivolse ai
suoi soldati dicendo: << Presto, attaccateli!>>
In men che non si dica il gruppo di stranieri si trovò nelle mani dei feroci Camaleonti.
− Il primo a perire sarà l'omino di paglia! - gridò il comandante barbaramente.
L'essere gigantesco alzò la spada al cielo; il suo sguardo brillò di pura cattiveria.
Furono attimi di silenzio e terrore. Il tempo sembrò fermarsi. Nemmeno il coraggio di Leone poté
servire ad aiutare il povero Spaventapasseri che abbassò lo sguardo tristemente. Era ormai giunta la
sua fine...
Con un atto di temerarietà, Dorothy riuscì a liberarsi dalla morsa del soldato e corse verso l'amico
Spaventapasseri gridando: <<pietà!>>. Nel rapido movimento perse il cestino di vimini che cadde a
terra liberando Vipera.
Dorothy raggiunge Spaventapasseri e lo strinse forte a sé, mentre calde lacrime le solcavano il volto ed
il cuore le batteva all'impazzata. Il comandante, inaspettatamente, gridò di terrore.
− Allontanate quella maledetta Vipera dalla mia presenza! - sbraitò.
Vipera capì che quel colosso la temeva, così prese coraggio e gli si avvicinò lentamente.
Il comandante dei Camaleonti non riuscì nemmeno a muovere una zampa. Il panico l'aveva
immobilizzato e Vipera ne approfittò; fece un balzo improvviso e lo morse sulla coda.
Il gigante lanciò un forte grido; anche i suoi soldati urlavano inspiegabilmente, ma ciò che sorprese
la brigata fu osservare tutti quei Camaleonti rimpicciolire e cambiare aspetto, a tal punto da diventare
innocue lumache col guscio.
− Siamo salvi! - gridò la combriccola esultante di gioia.
− Grazie Vipera – dissero in coro.
Fu così che dopo quell'ostica esperienza, il gruppo di amici fu ancora più unito e, animati da un grande
senso di fraternità, l'allegra compagnia percorse di buona lena il tratto di strada rimanente. Ben presto
il gruppo uscì dalla pericolosa Foresta di Mezzo.

***

Il sentiero argentato proseguiva ora lungo un territorio molto più amichevole. V'erano splendide
colline in fiore a rallegrare lo sguardo; zampillavano ovunque freschi rivi, dove il sole specchiava il
volto sorridente.
In una collina si poteva scorgere una maestosa città color bianco latte: era la città della Seta!
− Eccola! Siamo quasi arrivati! - esultò Spaventapasseri.
− Presto corriamo – disse Dorothy.

L'allegra brigata corse velocemente e giunse in men che non si dica davanti al maestoso cancello
d'argento che separava la città dalle campagne circostanti.
V'era una sentinella a far da guardia e subito Dorothy chiese di poter incontrare la regina.
− Ha già preso un appuntamento? - domandò la guardia.
− Veramente no – rispose Dorothy sconsolata.
− La regina è molto impegnata in questo periodo. Dovresti ritornare un altro giorno.
− Ma io avrei disperato bisogno del suo aiuto! - implorò la bambina.
− Veniamo da molto lontano – intervenne Spaventapasseri.
− E abbiamo attraversato luoghi ostici ed affrontato mille pericoli per incontrare la regina –
proseguì Leone.
− Aspettate un attimo. Vedrò cosa posso fare per voi – annuì il guardiano.
La guardia ritornò dopo diversi minuti e comunicò agli stranieri che la regina era magnanime e quindi
aveva deciso di riceverli. Li avrebbe ospitati a pranzo; prima però dovevano essere lavati e profumati.
Un baco accompagnò i forestieri tirati a lucido nella sala da pranzo.
La sala da pranzo era enorme e gli ospiti sembravano spaesati di fronte tanta grandezza e ricchezza. Il
baco fece accomodare gli stranieri; nel frattempo arrivò la regina che fu accolta da tutti i servi con un
fragoroso applauso.
La regina salutò gli ospiti e cominciò a pranzare. Discorreva di tante cose e non prestava particolare
attenzione agli invitati.
Quando il pranzo terminò, Dorothy riuscì finalmente a prendere la parola e formulò la richiesta.
− Mi spiace signorina. Non credo proprio di poterla aiutare – rispose la regina lapidariamente.
− Ma io credevo che lei... - balbettò Dorothy.
− Avessi la bacchetta magica? - domandò la regina sarcasticamente.
− Siamo giunti a lei da molto lontano – disse Spaventapasseri.
− Lo so. Venite dal regno di Oz. Ne sono a conoscenza; v'è un rivo che da Oz giunge fino nella
mia terra e questo fiumiciattolo ha il brutto vizio di raccontare tutto quello che succede nel
regno color smeraldo – affermò la regina.
− Lei non conosce qualcuno che possa aiutare la nostra cara amica Dorothy? - chiese l'Uomo di
Latta.
− Non ne ho la più pallida idea, quindi tornatevene a casa! – rispose la regina ridendo
sguaiatamente che proseguì prontamente dicendo: - ma prima di lasciare il mio regno dovrete
pagare il dazio.
− Quale dazio? - chiese Leone.
− Non siete stati lavati, puliti, profumati e non avete mangiato a sazietà nel mio castello? - disse
la nobildonna con sguardo fiero ed altezzoso.
− Si - risposero accoratamente in gruppo.
− Ebbene, tutto questo ha un prezzo.
− Noi non abbiamo soldi – disse Spaventapasseri.
− Io posso accontentarmi di quelle scarpette rosse che indossa la bambina – proseguì Lucy.
− Ma le scarpette non si possono togliere perché sono magiche – rispose Dorothy prontamente.
− Allora mi accontenterò di quell'anello che porti al dito.
− Ma quest'anello mi è stato regalato dal re Birichino – disse Dorothy.
− Io voglio quell'anello – apostrofò la donna che proseguì comandando – Guardie prendeteglielo!
Le guardie bloccarono Dorothy e le strapparono violentemente l'anello che consegnarono prontamente
alla regina. Ella lo indossò con inaudita superbia.
Quello che successe in seguito fu spettacolare.
L'anello magico obbligò la regina a dire la verità su chi fosse in realtà. La brigata scoprì che quella
donna non era null'altro che Clelia, la strega della Terra di Mezzo. La vera Lucy si trovava nelle
segrete del castello. Clelia, infatti, dopo aver stregato tutti i bachi, imprigionò Lucy nelle segrete.
Clelia gridò di dolore e sibilò. Il suo aspetto divenne come cera e si sciolse furtivamente a causa della
potente luce emanata dall'anello e morì.
I bachi si svegliarono dal sortilegio e liberarano prontamente Lucy che ringraziò i suoi salvatori.
Dopo i calorosi festeggiamenti, Dorothy chiese a Lucy se esistesse un modo per far ritorno a casa.
− Certo che esiste un modo – rispose la regina.

Davvero! - esclamò la bambina.
È molto semplice. Devi solo sdraiarti su un comodo letto e dormire – proseguì Lucy.
Tutto qui? - domandò Dorothy.
Già – rispose la nobildonna che proseguì dicendo – Vieni, ti conduco nel mio letto. È così
morbido che non potrai fare a meno che addormentarti.
Lucy accompagnò Dorothy nella sua stanza raffinata. La bambina vide il sontuoso letto a baldacchino;
si voltò in direzione dei suoi cari amici e corse ad abbracciarli uno ad uno.
− Ti voglio bene mio caro Leone. Sei stato molto coraggioso a venire fin qui. Anche tu Vipera
sei stata una grande amica per me. Uomo di Latta hai dimostrato di possedere un cuore
altruista e generoso. Spaventapasseri, sei l'amico più prezioso che potessi mai ricevere. Vi
voglio bene. Non vi dimenticherò mai – disse la bambina.
− Anche noi te ne vogliamo – risposero in coro, ma con voce sommessa.
− Torna a trovarci un giorno – disse Spaventapasseri.
− Sicuramente ci rivedremo. Il Kansas è una terra soggetta ai tornadi.
Dorothy prese Toto in braccio e lo ripose sul letto. La bambina si sdraiò e chiuse gli occhi. La regina,
intanto, le sussurrava queste parole: << non esiste al mondo ricchezza più grande che possedere molti
buoni amici>>.
Dorothy ripeteva a se stessa queste parole e riteneva Lucy essere davvero saggia come l'avevano
descritta.
Quando la bambina aprì gli occhi, si trovò meravigliata in compagnia dei suoi zii che la abbraciarono
commossi.
− Abbiamo temuto il peggio! - disse lo zio.
− Finalmente la febbre ti ha lasciata. Dio ti ringrazio! - esclamò zia Emma.
− Ma che state dicendo? Io sto bene! - disse Dorothy.
− Hai sbattuto la testa a terra a causa del tornado, sei svenuta e per tre giorni e tre notti sei
rimasta inerme sul letto, ma ora è tutto passato - disse zia Emma commossa.
Dorothy era finalmente tornata a casa, ma cosa successe intanto agli amici che vivevano nel lontano
regno color smeraldo?
Spaventapasseri divenne re di Oz, mentre Leone fu ordinato comandante dell'esercito reale.
L'Uomo di Latta fu insignito consigliere del re. Vipera, invece, trovò ospitalità presso la regina Lucy
che le donò un vasto terreno come territorio.
E Billy?
Il furetto fu portato davanti al grande portone del castello di Oz e fu usato come tappetino reale.
Chiunque entrava nel sontuoso palazzo, ricevuto dal re Spaventapasseri, doveva per forza calpestarlo.
Questa è la sorte destinata a coloro che tramano il male. Essi aspirano a diventare potenti come re, ma
finiscono per vivere una vita colma di umiliazioni, perché il loro cuore è privo di grazie e virtù.

FINE

Offline kant.51

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Re: Non piangere Dorothy; mio finale de: il mago di Oz (2^ parte)
« Risposta #1 il: 10 Dicembre 2011, 19:08:52 pm »
Ho letto i tuoi racconti e ti faccio i miei complimenti ! Continua a coltivare la scrittura, perchè i risultati ci sono!  :-)
cKappa ^*°^*°^*°^*°^*°^*°^*°^*° Sì che ti voglio bene, bene davvero...