Chiudi piano la porta, per favore.
Stanotte non ho dormito molto bene. C'erano fantasmi fluttuanti nella stanza, avevano colori di chiar di luna e veli di ricordi baciati dal vento. Nel fluttuare, una musica dolce, a tratti dissonante, si levava e, in quegli attimi, visi dolcissimi si trasformavano in volti bianchi, inespressivi, ormai lontani dalla realtà, disinteressati ad essa.
Era una danza silenziosa, ora macabra, ora gioiosa: da un estremo all'altro.
Chiudi piano la porta, per favore.
Se sbatte al vento, sussulto, mi ritorna l'angoscia dentro e poi sono costretta a scioglierla in lacrime, l'unico modo per lavarla via.
Mi era tornata in mente una giornata di tarda primavera, sai, di quelle in cui le rondini gridano da impazzire e tracciano l'aria con le loro scie di china nera, eleganti schizzi di libertà. Una di quelle giornate in cui ti senti padrone della vita e fin dentro le tue fibre più nascoste sei unito all'Universo, ne sei parte e gioisci di esserlo. Almeno questo ricordo mi addolcisce il sonno lento, che ancora stenta.
Ma tu chiudi piano la porta, per favore.
Se l'urto è forte, potrei anche spezzarmi: mille frammenti che brillano solo per un attimo, come nella notte di san Lorenzo.