Quel secondo incontro si fece attendere lungamente.
L'intrigo era intessuto da un uomo che dietro lo "sguardo triste" celava molto di più. Mentre lei aveva deciso quale strada prendere, aveva deciso di chiudere col passato e di lasciarsi catturare da questa nuova e affascinannte situazione, lui aveva deciso di tenere con una mano la vecchia liana e nel frattempo, provare a tenere quella nuova con l'altra.
Niente era semplice. Lena gli si presentò davanti sul posto di lavoro, dopo un mese e mezzo, ma non seppe leggere nei suoi occhi la vera reazione. Era felice? era infastidito? Parlarono per diverse ore, ma in realtà non toccarono alcun vero argomento:
"ti fai sentire?" sussurrò lei andando via e lui annuì.
In realtà, lui si fece sentire solo diverso tempo dopo per confessare il "ritorno" con la vecchia fiamma e da quel momento ebbero inizio i giochi psicologici che lei aveva sempre odiato. Lei aveva trascinato la cosa nella speranza di poterla gestire. In verità era già troppo intrigata per poter smettere di lottare per questo semi sconosciuto che la faceva sentire come nessuno e in fondo, la cosa era ben reciproca.
Acconsentì ad un incontro la sera di Pasquetta. La città semivuota, svuotata anche dell'antagonista, con moltà probabilità. Lena non seppe mai nulla dell'altra. Lui venne a prenderla sotto casa, con la sfavillante Audi A3, lei salì un pò impacciata, ma senza darlo a vedere e lo salutò con due baci sulle guance. Come sempre, lui non tradiva alcuna emozione e solo lei sa quanto lo odiasse per questo.
Lena si voltò e si sdraiò di schiena sul suo petto. Lui le baciò dolcemente e ripetutamente la guancia, che lei gli pose abbandonandosi. Questo gesto la sosprese non poco. Lo interpretò come un gesto d'affetto: il gesto d'affetto che nasce spontaneo con la "propria" donna. Lui prese ad accarezzarle sensualmente il ventre piatto. Dopo qualche cenno di eccessivo reciproco abbandono, decisero di appartarsi.
Buio, uno di fronte all'altra, occhi negli occhi. Lui le sfilò la giacca, poi la sottile maglia rossa, lei fece altrettanto con lui. I loro corpi iniziarono ad avvinghiarsi in modo ineluttabile. Le slacciò il reggiseno e iniziò a stuzzicarle i capezzoli con la bocca. La sua lingua la faceva gemere e sentire i brividi in tutto il corpo. Lei lo accarezzava e gli baciava la pelle.
"hai una pelle meravigliosa. Che profumo hai?" - domandava lui odorandole il collo:
"è una crema profumata", asseriva lei estasiata per la sua deliziosa capacità di catturare i piccoli dettagli ed accorgimenti per i quali aveva trafficato ore, durante i preparativi per quell'uscita.
"mi fai impazzire" - continuava ad affermare lui, mentre la toccava e le sfiorava la pelle e mentre lei iniziava ad avventurarsi con le mani sul corpo di lui. L'avventura la portò a cercare il suo membro, il suo enorme membro! Lei prese ad accarezzarlo, ad andare su e giù, senza smettere di leccargli il collo ed essere stuzzicata a sua volta. I capezzoli erano induriti di voglia e stava flessuosa su di lui.
Scoprivano un empatia totale, un feeling raro da creare e mentre lei continuava l'altalena erotica col suo fallo, lui provò ad avventurarsi sulla cintura di lei, che ancora indossava i pantaloni, ma lei gli prese la mano e gliela bloccò:
"no, non ti preoccupare, non voglio..."
"no"- lo interruppe lei e guardandolo negli occhì, accelerò il movimento, continuando a masturbarlo, sempre più velocemente, con le lunghe dita che appena riuscivano a tenerlo tutto, tanto era grosso ed eccitato.
Lui iniziava ad abbandonare la presa ed a rilassarsi sul sedile, gemendo di piacere. Lei era eccitata dalla consapevolezza del piacere che era capace di dargli, finchè la sua soddisfazione raggiunse l'apice ed esplose in un anelato orgasmo.