Comincia un altro giorno
Le sette meno dieci.
Eppure ho ancora sonno…
Piano piano la mente torna lucida, esco tormentosamente dagli ultimi brandelli di un sogno.
Mi giro e ti vedo accanto a me, ancora addormentato.
Ti sfioro leggermente, per non svegliarti, e osservo con tenerezza le rughe distese sul tuo viso amato.
Comincia un altro giorno.
Lenta mi tiro un po’ su, apro il cassetto del comodino e prendo la cartina delle pillole: la poggio nella mano, premo, raccolgo nel palmo il bottoncino biancastro, lo metto in bocca e lo butto giù con un po’ di saliva, sentendo sulla lingua quel sapore appena amaro e farinoso, ormai familiare.
- Toh! Sono già finite! Devo prendere le altre…- mormoro osservando la cartina vuota nelle mie mani, eppure mi sembra di averla cominciata da pochissimo:- Una al giorno…dunque, se le conto, posso sapere quanti giorni esatti, invece, sono passati…- e un pensiero mi colpisce forte, spazzando via gli ultimi frammenti di sonno nebuloso: quelle pillolette scandiscono la mia vita!
Le prendo da anni e il medico mi ha detto che mi accompagneranno per sempre.
Dunque, il trascorrere della mia esistenza potrebbe essere rappresentato da una serie di cartine argento-e-arancione che si vanno ammucchiando nel comodino.
CLIC: una pillola, un giorno.
CLIC: altra pillola, altro giorno.
INESORABILE.
Un giorno nuovo: un bel giorno lucido, ordinato, ben inserito nella sua settimana, col suo mucchietto sfavillante di sogni intatti, di buoni propositi, di speranze, di sorrisi, di attese.
E poi?
Quando la cartina è terminata e ha preso quell’aspetto un po’ triste, ammaccato, con tutta la stagnola a penzoloni e il suo bel cellophane lucido ormai schiacciato e flaccido?
Che ne è stato della mia vita?
E’ come la cartina?
Sogni persi per strada, delusioni e ammaccature qua e là, noia e grigiore quotidiano?
O forse no, questa vita è stata utile e feconda, il bilancio di tante voci è positivo, ho avuto anche fortuna…
Ma le speranze svanite e le risate divenute lacrime e quegli affetti trasformati in veleno e i muri di certezze sgretolati sotto il peso della realtà e i mille buoni propositi rimandati ancora una volta…?
Eppure…eppure…
Sono tanti i volti degli amici con le mani aperte e il calore di un abbraccio nel bisogno, tante le lacrime divise con qualcuno insieme alla gioia e alle risate, così da diventare più leggere.
E ci sei tu: tu giovane, tu maturo, tu amico e amante e rifugio e bufera…tu che ferisci, tu che sani… tu sposo e compagno.
E i ragazzi, con il loro bagaglio di promesse inesplorate.
E la nostra casa viva, sempre un po’ in disordine, calda, con le porte aperte.
E la scommessa con noi stessi di vivere ogni giorno con passione, come fosse l’ultima cosa da fare sulla terra, e la dignità e il rispetto…
Sono sopraffatta.
Sono pensieri molto ingombranti alle sette del mattino.
E intanto tu ti svegli e mi stringi la mano e mi dai un bacio chiedendo del caffé…sento rumore e vociare dal bagno dei ragazzi che litigano per la fretta di usarlo e il nostro cane,ignaro di tutto se non del suo amore, si mette pancia all’aria sul suo materassino, implorando carezze.
Improvvisamente sento una gran felicità che mi scoppia dentro e la voglia di affrontare la giornata con energia ed entusiasmo. Ti bacio, un bacio lungo, appassionato., tu mi guardi un po’ stupito ancora nell’ultima nebbia del sonno…
- Ma che stringi in mano?- mi chiedi
- Io? Ah,niente…!-sorrido- è solo la cartina vuota delle pillole…sono finite, devo prenderne altre…
E devo prendere altra vita, tutti gli anni che ancora mi toccano!- concludo in silenzio fra me, sentendomi ricchissima.