LA PROFESSORESSA DI MATEMATICA
L’ennesimo trasferimento di mio padre.
Questa volta da Gorizia a Roma.
Questa volta a metà anno scolastico.
Come al solito, butto all’aria tutto ciò che c’è stato prima.
O meglio: lo metto in valigia, una strana, pesante valigia invisibile che mi porterò al seguito per tutta la vita e contiene ricordi, tanti e disparati.
Ricordi di case diverse, volti diversi, scuole diverse; ricordi di tanti insegnanti, tanti compagni; contiene i dialetti e gli accenti di mezza Italia, qualche affetto intenso lacerato dalla lontananza, come quello per il mio gattino rosso, raccolto per strada strappandolo ai ragazzacci che lo tormentavano e portato amorevolmente a casa, nascosto sotto il cappotto perché pioveva: mio padre e mia madre non seppero dirmi di no e, così, è cresciuto con me per un anno. Lo amo tanto, ma devo lasciarlo ad amici: in questa nuova città sconosciuta, in quest’altra casa, in quest’altra vita che mi aspetta, non c’è posto per lui.
E così, una mattina di gennaio, questa bambina di undici anni ( ero anche anticipataria, ma, come molti figli unici, matura per la mia età ) entra in un’aula di seconda media della scuola Giovanni Verga, quartiere Prenestino, a Roma.
Andò bene.
I bambini ( e allora undici anni erano un’età da bambini, ma forse anche oggi…) hanno una grande capacità di adattamento, una gran voglia di legare, conoscere, ambientarsi.
Ero forte della mia predisposizione alle materie letterarie, mi trovai subito bene con il professore di lettere, infatti: italiano, latino,storia, geografia…anche l’inglese, tutto facile per me.
Ma non andava così con la professoressa Elena Z., una bella donna sui cinquanta, molto seria, una lavoratrice, la classica professoressa di matematica…
La prima volta che entrò in classe tentai del basso umorismo fra me:
- Occhiali a farfalla, capelli alla” gattino”, andatura da uccello saltellante.. più che una donna è uno zoo..-
Lo “ zoo” mi apostrofò con voce secca:
- Antonelli, LEI è la nuova? ( del “lei”ad una bambina…già la cosa mi spiazzò) Mi dice che programma ha svolto con la sua insegnante di Gorizia? …In algebra, i polinomi? E le espressioni miste? E in geometria…?- e giù una serie di termini sconosciuti che nemmeno ricordo.
Per me fu il panico.
Perché, se c’è una cosa che non ho mai capito bene e con facilità in vita mia, beh, quella è la matematica! Anche oggi, ho le mie brave difficoltà. Hanno un bel dirmi che l’Universo, la musica, tutto è fondato sull’armonia dei numeri…io quest’armonia non la sento, mi manca proprio il fattore “n” ( così pare che gli psicologi definiscano la predisposizione alla matematica del cervello umano ) per me la materia è fonte di guai…
Balbettai alcune risposte incoerenti e tanti “ non lo so “.
La prof mi mandò a posto scuotendo la sua bella testa fresca di parrucchiere e, dopo breve meditazione, guardandomi con gli occhi socchiusi, sentenziò.
- Bene, domani, allora, COMPITO IN CLASSE!
Così ci rendiamo conto!- concluse con un sorrisetto ironico.
Fu una tragedia: consegnai in bianco, tra copiose lacrime.
Per la maggior parte erano esercizi del tutto sconosciuti per me, le poche cose che avrei saputo fare non riuscivo a risolverle per il panico. Mi sentii umiliata, impotente, stupida: un topolino che doveva affrontare la montagna.
Ma avevo sottovalutato Elena Z.
La prof mi restituì il compito, compassata e fredda come sempre, mi guardò dritta negli occhi:
- Allora…il voto è due…ma in realtà questo compito è inclassificabile! Antonelli, non pianga! Non serve a niente! Mi risulta che in altre materie vada bene, no? E dunque, deve solo lavorare! Mi segua e ce la farà!-
La professoressa fu in gamba, un po’ alla volta, insieme a cose nuove, riprese il vecchio programma, mi assegnava qualche esercizio in più, colmava le mie lacune .
Così cominciai a recuperare, certo, non con i risultati brillanti delle altre materie, ma non era più arabo ciò che si faceva in classe. Io studiavo…credo che la matematica sia la materia che ho studiato di più nella mia vita, mi ci sono applicata con una costanza e un impegno che probabilmente non ho profuso in altri campi…
Arrivammo alla fine della terza media.
Ormai ero diventata “romana”, stavo molto bene in quella classe, ancora oggi ho delle amicizie nate in quei posti e in quei giorni e sono in contatto con quel professore di lettere, Saro M., che ritengo una persona eccezionale: mi ha formato culturalmente, impostando con il suo metodo all’avanguardia in quegli anni, delle basi durature per la vita.
Una mattina, verso fine anno scolastico, portavo in sala professori un fascio di compiti d’italiano, già corretti, che il professore mi aveva chiesto di riporre nel suo cassetto.
Bussai leggermente , entrai e, inaspettatamente, trovai la Z. seduta al lungo, largo tavolo centrale, mentre correggeva dei compiti in un’ora di buco.
- Buongiorno, professoressa, mi scusi…lascio questi nel cassetto del professor Musmeci…
- Buongiorno, Antonelli, che cosa sono? Compiti d’italiano?
-Sì, professoressa, gli ultimi…dovevamo inventare una storia umoristica…
Gli occhi di Elena si fecero furbi:
- C’è anche il suo?
- Sì, certo- risposi perplessa
- Me lo dia! Voglio leggerlo!
Glielo passai titubante, incerta se andar via o aspettare, complice di quell’imprevisto, per portare a termine la “missione” affidatami dal professore..
- Sieda, aspetti qui!- disse lei e cominciò a leggere avidamente.
Credo fosse un buon tema: il professore aveva “seminato” molto bene nella sua classe, ci aveva fatto leggere tanto, esercitare, coltivava accuratamente i nostri talenti.
Avevo risposto pienamente e ne era venuto fuori un raccontino piacevole, con quel tanto di commozione e quel po’ di risate che non guastano mai, come nella vita.
Ed Elena leggeva e partecipava e si commuoveva e rideva…riemerse da dietro quel foglio con gli occhi luccicanti e un bel sorriso:
-E brava Antonelli!- poi, d’un fiato:- Sapessi come ti invidio! Io non sono mai riuscita a scrivere così…vedi, la matematica si può imparare, ma questo…non so…- concluse.
Mi fece una brusca carezza sul viso e, raccolte in fretta le sue cose, si alzò e se ne andò, lasciandomi lì sbalordita a pensare che, dunque, anche le professoresse di matematica sono esseri umani!