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Autore Topic: Il mio libro 1  (Letto 7635 volte)

Offline Manfry

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Il mio libro 1
« il: 22 Ottobre 2005, 13:18:02 pm »
a seguito delle numerose richieste, ho deciso di pubblicarvi per INTERO il primo capitolo.
Vi ricordo di leggervi l'introduzione e il capitolo 0 nell'altro post .

Sarei grato per i vostri commenti.... idee.... modifiche.... ecc... premetto anche che si tratta di una brutta copia.... quaidi potrebbe essermi sfuggito qualche ORRORE ortografico, grammaticale... ecc..

Ps scusate per la lunghezza.... :D

ECCOLO A VOI:

CAPITOLO 1
Il lavoro d’esperto nel campo dell’audio-video era solo una copertura. Ma nessuno lo sapeva, a parte lei.
Crearmi la copertura era stato facile, grazie alle numerose esperienze fatte in gioventù.
Erano gli anni dei primi impianti home theatre. Mi entusiasmò subito quella tecnologia e grazie a delle conoscenze nel settore, ben presto mi ritrovai a realizzarne uno dopo l’altro, anno dopo anno. Terminata l’università lavorai ancora nel settore, facendomi conoscere. Poi decisi di mettermi in proprio e le cose iniziarono ad andare a gonfie vele. Gli impianti si fecero sempre più complessi, in case sempre più lussuose, appartenenti a persone sempre più ricche e sempre più distanti. In breve tempo l’azienda contava una quarantina di tecnici ma non erano sufficienti.
Fui contattato da un ricco arabo per qualcosa di incredibile, impensabile, sia nella realizzazione sia nel costo.
Fu durante uno dei viaggi che feci per far approvare il preventivo con le ultime modifiche che la mia vita cambiò totalmente.
Ero pronto per fare il check-in ignaro di ciò che mi sarebbe capitato di lì a poco.
Mostrai all’addetta il permesso per il trasporto del materiale contenuto nella valigia da mostrare al committente arabo.
Fece un cenno con la testa, per rassicurarmi che era a posto, e solo allora la notai.
Era una donna stupenda, con degli occhi fantastici ed un viso sorridente.
Ma quando le mostrai il passaporto l’espressione del suo viso mutò, e in qualche secondo mi vidi circondato da cinque poliziotti.
Sapevo che i controlli erano diventati molto più severi, a causa dei vari attentati, ma non potevo nemmeno immaginare ciò che sarebbe successo di lì a poco.
Chiesi spiegazioni per quanto stava succedendo, ma nessuno parlò. Mi condussero in una stanza probabilmente per un interrogatorio, ma mi lasciarono solo.
Il tempo scorreva lento, e più i minuti passavano, più diventavo ansioso.
Arrivò un uomo molto elegante e sicuramente straniero in quanto parlava inglese, ma con uno strano accento americano.
Mi disse di stare calmo ed io gli chiesi spiegazioni.
Non poteva dirmi molto, a parte che apparteneva alla CIA, e che stava lavorando ad un caso d’interesse internazionale sul mio committente.
Avevano bisogno di inserire un infiltrato e delle microspie presso la sua lussuosa villa, ma il tempo era loro nemico. Era già da quasi un mese che cercavano di farlo in tutti i modi, ma senza successo: le microspie furono scoperte dopo due giorni e il loro infiltrato venne trovato morto dopo una settimana di ricerche. Da allora non riuscirono più ad accedere all’interno della casa.
Quando tramite un’intercettazione telefonica sentirono che mi aveva contattato per quel lavoro, capirono che si trattava di una fortunata coincidenza.
Avevano organizzato tutto questo e ora stavano solo aspettando una mia decisione per la collaborazione.
Prima della decisione chiesi quali garanzie avevo e qualche particolare in più dell’operazione.
Da una parte mi sono sempre piaciuti i film di spionaggio, azione, guerra, ma tra il vederli ed esserne quasi un protagonista, passa una bella differenza: dopotutto rischiavo la mia vita.
Ma non so se sia stata la voglia di rendere la mia vita diversa o di impersonare il protagonista di uno dei tanti film, che decisi di accettare il lavoro.
Mi scortarono nel parcheggio interrato dell’aeroporto, dove un’auto scura attendeva il mio arrivo.
Mi dissero che mi stavano portando in un posto sicuro. Ero seduto di fianco all’agente della CIA. Aveva in mano una cartellina con la scritta TOP-SECRET. Probabilmente era un dossier sull’arabo. Ma non era così. Notai il mio nome scritto sopra, in piccolo.
Ero molto teso. Dove avevano trovato tutti quei documenti su di me? In fin dei conti ero sempre stato una persona onesta.
I vetri oscurati non mi permettevano di vedere dove stavamo andando, ma non ci mettemmo molto. Saranno stati una ventina di minuti di viaggio, penso, in direzione sud.
Arrivammo davanti ad un albergo. L’agente mi accompagnò dentro e poi all’ascensore posto nell’hall. Quando le porte si chiusero, appoggiò il suo indice sopra ad una placchetta rettangolare posta di fianco al pulsante dell’emergenza.
Sicuramente era un rivelatore biometrico. Infatti, s’illuminarono i piani 1, 3 e 4. Premette poi un tasto e l’ascensore iniziò a muoversi verso il basso.
Si aprirono le porte dell’ascensore e mi trovai di fronte ad una porta blindata. Una telecamera ci osservava.
Dopo qualche secondo un agente uscì. Entrammo e mi fecero sedere di fronte ad una scrivania in quella specie di bunker.
Il primo agente appoggiò la cartellina sopra al tavolo e si sedette di fronte a me. Mi chiese nuovamente se volessi continuare. Stavo imboccando una strada senza ritorno.
Sapevo che avevano bisogno di me e che il mio aiuto sarebbe stato fondamentale per molte persone, ma non immaginavo quante. Nemmeno loro se lo immaginarono.
Confermai quanto detto prima.  Mi fece un cenno con la testa, prese il mio fascicolo e lo aprì.
Estrasse dei fogli ed iniziò a leggerli, chiedendomi di confermargli quello che diceva.
La tensione si faceva sempre più forte. In una trentina di pagine erano contenuti tutti i particolari della mia vita. E con una precisione certosina. Il susseguirsi di date, eventi e nomi mi fece rabbrividire.
La mia privacy era stata violata. Ma quello che mi preoccupava di più è che certi dati ero a conoscenza solo io. Come avevano fatto a procurarseli?
Lo avrei chiesto al termine della missione. In ogni caso ora non era importante. Sapevo che c’era una missione da compiere e il tempo passava, inesorabilmente.
L’agente aprì poi il fascicolo riguardante l’arabo.
Estrasse una foto della villa. La riconobbi. Dominava la spiaggia, era una villa stupenda. La vidi per la prima volta due settimane prima, subito dopo che mi ebbe contattato.
Mi mostrò una serie di foto dal satellite degli ultimi 10 giorni.
Si notava un gran movimento di mezzi nella zona della dependance, a circa cento metri dalla villa sul lato destro.
L’ultima foto mostrava che sul tetto della dependance avevano preso parte una serie d’antenne di tutti i tipi: da quelle paraboliche a quelle della telefonia. Poteva ricevere e trasmettere via etere qualsiasi tipo di segnale.
La mia laurea in telecomunicazioni mi aiutò a comprendere che si trattava d’antenne molto particolari: a lunghissima portata.
Di tutte quelle antenne non sapevo cosa se ne potesse fare un ricco arabo. Anche la CIA brancolava nel buio, almeno così mi fecero credere, ma dal tremolio della voce dell’agente quando gli chiesi a che cosa servissero, capii che avevano solo un’ipotesi, ma non poteva dirmi nulla.
Mi mostrò poi la piantina della casa e mi spiegò ciò che dovevo fare.
Dovevo cercare di mettere delle microspie in tutta la casa, stanza per stanza e scoprire ciò che stava succedendo nella dependance.
Non era facile. Se già un loro infiltrato non c’era riuscito, come potevano pensare che io ce la facessi?
Sapevano che l’arabo aveva due tecnici che setacciavano la casa tre volte a settimana, ma ora i controlli dopo quella volta erano aumentati.
Sarebbe bastato un qualunque rivelatore di microspie per trovarle. Il problema si fece sempre più grande: da una parte era necessario installarne una in ogni stanza, dall’altra non potevano permettersi che fossero rivelate.
In ogni caso era necessario un apparato di ricezione delle stesse in un raggio molto ristretto. Tanto per capirsi il solito furgone che però non poteva restare lì per molto. Essendo una spiaggia privata, e non avendo costruzioni nel raggio di tre chilometri.
Pensai per qualche minuto su come potevo compiere tutto ciò, senza che nessuno s’insospettisse.
Le parole che mi disse l’agente mi riecheggiavano ancora per la mente.
Ero titubante su come poter realizzare ciò che volevano, ma alla fine ebbi un lampo di genio.
Mi tornò in mente l’impianto che dovevo realizzare.
Oltre all’impianto home teatre nel suo immenso salotto di circa duecentocinquanta metri quadri, dovevo installare un impianto di diffusione sonora in ogni stanza, essendo lui un grande appassionato di musica.
Era un colpo di fortuna sia per me sia per loro. Iniziavo già a delineare l’installazione, consapevole che non avrebbe destato nessun sospetto.
Ma c’era un altro problema: come trasmettere il segnale delle microspie al centro della CIA.
Per questo non mi venne in mente niente, almeno per il momento. E poi volevo sapere qualcosa di più su ciò che stava succedendo alla dependance.
Chiesi l’ora all’agente.
Ero già in ritardo di dieci ore dalla partenza. Dovevo contattare l’arabo per avvertirlo del ritardo, altrimenti si sarebbe insospettito. Ma il numero era memorizzato nel cellulare, ora ancora in aeroporto.
L’agente, dopo aver discusso degli ultimi dettagli, mi accompagnò nella macchina pronta fuori dall’albergo.
Mi fecero salire. Durante il viaggio iniziò a venirmi qualche crampo allo stomaco. Era dalla sera prima che non mangiavo. Ma a questo avrei pensato dopo, magari sull’aereo. Avevo altri pensieri per la testa, in quel momento.
Arrivammo all’aeroporto. Mi restituirono tutti gli oggetti personali, compreso il cellulare e la valigia. Andai a vedere l’orario del prossimo aereo in partenza. Mancavano ancora tre ore. I crampi si fecero sempre più forti, così decisi di prendere qualcosa al bar. Mi fermai prima in bagno. Trovai un tavolino libero e mi sedetti. Un panino e una buona bibita, sarebbero bastati per rinfrancarmi le forze e rilassarmi un attimo.
Mentre stavo sorseggiando una bibita, una donna si avvicinò. Non la riconobbi subito, con tutto quello che avevo per la testa in quel momento non era semplice.
Poi piano piano la mia mente riconobbe quel delizioso viso.
Era l’addetta del check-in. Aveva finito il turno da poco. Stava passando di là e mi aveva riconosciuto. Voleva sapere se era tutto a posto, così la invitai a sedersi e le offrii da bere.
L’agente mi aveva ricordato che non dovevo riferire a nessuno ciò che sapevo. Pensai allora a qualcosa velocemente. La scusa più ovvia era che il passaporto era scaduto, ma sicuramente non ci avrebbe creduto. Dopotutto l’aveva preso in mano. Così pensai di dirle che era un controllo per il bagaglio.
In fin dei conti era una buona scusa, pensai.
Stavo iniziando a spiegarle cosa era successo, quando lei m’interruppe subito dicendo che sapeva già tutto.
Mi sorpresi. Un brivido mi percorse tutta la schiena. Il battito del mio cuore si fece sempre più forte. Ero molto preoccupato. Come faceva a saperlo?
Chi glielo aveva detto? Non aveva senso. La CIA non le avrebbe mai detto niente.
Le chiesi cosa sapesse, e lei mi rispose che le avevano annunciato che era per una probabile falsificazione del passaporto e della delega per il trasporto, ma alla fine non era così.
Tirai un sospiro di sollievo.
Tranquillizzatomi iniziai a chiacchierare con lei. Era una persona molto solare, simpatica, ma soprattutto molto carina. La divisa la rendeva molto sexy.
Il tempo stava passando. Mancava un’ora e mezza alla partenza dell’aereo. A malincuore dovetti salutarla.
Presi la valigia per andare verso il check-in. Finalmente potevo partire. E il mio cliente mi stava aspettando, anzi, mi tornò in mente che non lo avevo ancora avvisato del ritardo. Così nell’attesa gli telefonai.
Lui nascondeva qualcosa, qualcosa di molto importante, ed io dovevo scoprirlo. Ma non dovevo rovinare tutto. Dovevo far finta che non fosse successo niente, che non sapessi niente. Dovevo cancellare ciò che era successo nelle precedenti dieci ore. Non era facile.
Rispose il suo segretario, e affermai che avevo avuto un contrattempo, mi scusai e dissi che stavo partendo.
Mi chiese se fosse tutto a posto. Lo rassicurai sostenendo che avevo avuto un imprevisto con un altro cliente, ma che tutto si era risolto nel migliore dei modi.
Una voce dall’altoparlante annunciò il mio volo così salutai e misi giù.
Mi controllarono il biglietto e mi sedetti in aereo.
La durata del viaggio prevista era di sei ore. Avrei avuto tutto il tempo per pensare e perché no, schiacciare un pisolino. Mi allacciai la cintura e dopo circa venti minuti l’aereo iniziò il decollo.
Iniziai a pensare ai dettagli del piano. Il posizionamento delle microspie non era un problema. Mi preoccupava di più il tempo che ci sarebbe voluto. Secondo il progetto ci avrei messo circa un mese per la completa realizzazione dell’impianto e secondo i piani ci sarebbe voluta una settimana prima che le microspie fossero attive.
Ma l’agente mi aveva messo fretta. Erano quelli i giorni giusti per scoprire tutto, finché c’era movimento nella dependance si poteva scoprire qualcosa. Altrimenti si sarebbe persa quella preziosa occasione per sempre.
Una voce mi distolse dai miei pensieri, era l’hostess. Mi chiese se volessi del caffé. Sì, al bar non avevo avuto il tempo ed ora era il momento ideale.
Bevendolo mi tornò in mente l’addetta del check-in. Mi ricordai il suo viso, la sua voce. Era una bellissima ragazza e con una voce stupenda. Non so come mai, ma il mio cuore incominciò a palpitare. Era da un pezzo che non sentivo quella sensazione, almeno dai tempi dell’università.
Cercai di pensare a qualcos’altro, ma non ci riuscii.
L’amore, la famiglia, ecco cosa mi mancava per essere completamente felice. Il lavoro mi occupava tutto il tempo, le mie risorse e la mia mente. Non ci avevo mai pensato fino ad allora. Solo ora me n’ero accorto. E lo dovevo a lei.
La stanchezza era tanta, e ben presto mi addormentai.
« Ultima modifica: 22 Ottobre 2005, 13:23:20 pm da Manfry »
MANFRY

Non esistono né pregi né difetti, ma solo caratteristiche che ci rendono unici.

Night

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Il mio libro 1
« Risposta #1 il: 22 Ottobre 2005, 16:36:10 pm »
Beh Manfry...nn so cosa dire...

Sei veramente un ottimo scrittore....prometti molto bene...

voglio vedere pubblicati anche gli altri capitoli...

1 consiglio che ti posso dare però è di rivedere un attimino la parte iniziale fino a quando nn rivelano al protagonista la missione...secondo me dovresti aggiungere qualche descrizione dei luoghi e lasciare più spazio alle emozioni del personaggio... Immagina di essere al posto del protagonista...avresti sicuramente paura, voglia di urlare....di fuggire...ecco x me dovresti accentuare un pò la tensione.. ecco tutto..

Per il resto è veramente un bel testo...TI FACCIO I MIEI COMPLIMENTI^__^!!!!

In ogni caso è solo una mia opinione...puoi benissimo ignorarla...

ANCORA COMPLIMENTONI!!!! :P  :D  :lol:  B)  

Offline Manfry

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« Risposta #2 il: 22 Ottobre 2005, 16:47:39 pm »
GRAZZISSIMEEEEE :wub:  :wub:  :wub:

grazie per averlo letto e grazie per ciò che mi hai scritto....provvederò a modificarlo appena possibile.... (ispirazione permettendo :D) comunque sto sistemando gli altri capitoli... e penso per novembre riprenderò la stesura...  
« Ultima modifica: 22 Ottobre 2005, 17:03:13 pm da Manfry »
MANFRY

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Offline Giusva

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« Risposta #3 il: 22 Ottobre 2005, 17:06:13 pm »
Bello :) :)
A me piace molto, magari nella forma ti aiuto un po'! :D

COMPLIMENTS
Attendiamo gli altri!!
Giusva
Quando ti guardi dentro vorrei che vedessi me, perchè io sarò parte di te per sempre.

Offline APAL

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« Risposta #4 il: 22 Ottobre 2005, 18:30:48 pm »
ottimo libro, complimenti veramente.
Ferire la terra e ferire te stesso, e se altri feriscono la terra, feriscono te. Il paese deve rimanere intatto, com’era al tempo del sogno, quando gli antenati col loro canto crearono il mondo. Gli aborigeni si muovevano sulla terra con passo leggero; meno prendevano dalla terra meno dovevano restituirle.

Offline Federico

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Il mio libro 1
« Risposta #5 il: 23 Ottobre 2005, 12:15:30 pm »
Molto bello veramente!!!

Concordo con Night devi cercare di esasperare le emozioni dei personaggi in modo da renderle chiare a tutti anche al lettore più distratto in modo da catturarlo :D
« Ultima modifica: 23 Ottobre 2005, 12:16:43 pm da Federico »
...Quando ormai si vola non si può cadere più...

Offline Manfry

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« Risposta #6 il: 23 Ottobre 2005, 14:40:51 pm »
grazie ai vostri saggi consigli, sto rimaneggiando il terzo capito della serie :D
Provvederò poi a modificare gli altri e riprendere la stesura.... :P

Continuate pure con i consigli e le idee
« Ultima modifica: 4 Novembre 2005, 21:20:10 pm da Manfry »
MANFRY

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Guest

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« Risposta #7 il: 7 Novembre 2005, 23:41:33 pm »
forse  dovresti, visto che il romanzo è in prima persona, rendere le cose un pò meno semplici, le sensazioni e le emozioni devono suscitare angoscia. dopottutto la missione è quasi un suicidio. altrimenti potrebbe sembrare un pò un'americanata. la descrizioni degli ambienti è perfetta e tutto scorre che è una meraviglia. magari ti sono sembrato un pò saccente e antipatico, scusa. cercavo solo di essere sincero.

Offline Manfry

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« Risposta #8 il: 8 Novembre 2005, 10:10:54 am »
no, anzi.... mi ha fatto molto piacere il tuo commento... sono proprio queste le critiche di cui ho bisogno...
cercherò appena trovo un po' il tempo di riprenderlo e modificarlo in tale verso..... avevo già intenzione di farlo, anche grazie all'altro commento di Night e di Federico.

Ringrazio tutti quanti abbiano perso 10-15 minuti del loro tempo per leggerlo e commentarlo!!!!
MANFRY

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Offline Lynin

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« Risposta #9 il: 11 Novembre 2005, 18:07:36 pm »
Eccomiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!!
Con il mio solito..perenne ritardo!!! :rolleyes:  
Manfryy..mi è piaciuto davvero un sacco il primo capitolo!!!
Penso..sia..l'incipit di quella che sarà proprio una bella storia!!
Quello..che mi è piaciuto di più è anche x me il fatto che la lettura procede molto spedita..
..e anche la scelta del genere secondo me è azzeccatissima..perchè questo è il genere che sta avendo più successo..!!ora come ora.. :)
Sai..cosa dovresti..integrare secondo me??le descrizioni dei personaggi..!!La ragazza del check-in..e il poliziotto della cia!!
Anche..se la lettura è molto scorrevole!!
Non vedo l'ora di vedere come procede la storiaaa!!!
Alla prossima pubblicazione.. :lol:

 
Da voce alla sofferenza..il dolore che non parla..imprigiona il cuore agitato..e lo fa schiantare..

Offline Manfry

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« Risposta #10 il: 11 Novembre 2005, 18:41:07 pm »
grazie Lynin... anche il tuo commento e le tue opinioni mi saranno di grande aiuto...
Per il fatto dei personaggi avresti ragione.. aggiungerò qualcosina, m aresterò principalmente sul vago... (ho spiegato il perchè nell'introduzione) e poi volevo ceh fosse meno descrittivo sulle persone...proprio per immaginarsele e per soffermarsi di più sulla storia.

In ogni caso non mi ricordo se l'avevo già chiesto o detto... vi piace la narrazione in prima persona??
l'ho pensata per renderlo diverso da tutti gli altri... e per rendere il lettore protagonista della vicenda.
 
MANFRY

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Offline ele

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« Risposta #11 il: 12 Novembre 2005, 01:03:18 am »
ciao manfry, io non ho letto il capitolo 0, ma lo leggerò...
a me piace molto leggere, e di libri ne ho letti tanti... e questo mi piace molto... ti prende dal punto giusto... non è uno di quei classici che appena leggi le prime righe ti viene "l'abbiocco"
l'ho letto tutto d'un fiato
è molto scorrevole... e secondo me, se ti soffermi di più sui personaggi diventa pesante, e non concentri più l'attenzione sulla storia
e se ti soffermi di più sui luoghi perdi la magia del racconto!!!
aspetto il secondo capitolo con ansia!!!
sei veramente un ragazzo in gamba!!!
 
aspetto ansioso
aspetto le tue mani
aspetto come un bimbo davanti ad una vetrina
aspetto di vederti apparire
in fondo alla mia strada
aspetto di vederti sempre più chiara
sempre più vicina
affinchè il tuo calore
sciolga per sempre
il freddo stantio nella mia anima
avvicinati e rendimi parte di te
alba...
-ele-

Offline Manfry

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« Risposta #12 il: 12 Novembre 2005, 01:06:01 am »
Grazzissime.... anche a te.... purtroppo come scritto nella all'inizio è molto consigliato leggere prima il capitolo 0 e dopo questo... per non perndere il filo logico....comunque vabbè....  per sta volta....
MANFRY

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Offline ele

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« Risposta #13 il: 12 Novembre 2005, 01:15:11 am »
l'ho appena letto... e molto bene... speriamo che continui così!!
come ti ho detto prima è molto scorrevole e non vedo l'ora di leggere il capitolo 2
 
aspetto ansioso
aspetto le tue mani
aspetto come un bimbo davanti ad una vetrina
aspetto di vederti apparire
in fondo alla mia strada
aspetto di vederti sempre più chiara
sempre più vicina
affinchè il tuo calore
sciolga per sempre
il freddo stantio nella mia anima
avvicinati e rendimi parte di te
alba...
-ele-

Offline Manfry

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« Risposta #14 il: 12 Novembre 2005, 01:16:49 am »
ok allora a grande richiesta.... tra qualche giorno lo pubblicherò :P :P
MANFRY

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