Inizia una nuova giornata con il sole nel cielo e il temporale nell'anima. Apro l'armadio e senza perdere troppo tempo ne estraggo due cose a caso. Oggi vedo nero e grigio, come quel nuvolone che copre la mia anima. Prendo la borsa e con la mia faccia buia mi avvio per strada, mi avvio verso la lezione. Solito marciapiede, solita gente, solite scale mobili verso il centro buio della terra. Inaspettatamente il telefono squilla, un messaggino ha fatto in tempo ad arrivare prima che le viscere della terra inghiottissero anche la rete. Penso che sia solo un messaggino insignificante e non poco fastidioso di qualche spot, ma qualcosa mi dice che devo leggerlo subito.
"Ti aspetto nella piazza delle palme. P." P. P? P!!! La nuvolona si dirada e un arcobaleno prende il suo posto. Non è più tempo di avere una faccia scura, non oggi. Oggi voglio guardare il mondo in faccia, voglio parlare con il sole e cantare con il vento. Voglio respirare aria vera, e non l'aria condizionata della metro. Salgo le scale mobili al contrario con le persone che sbuffano, mi urlano dietro e un ragazzo che dice "Bella sorè! Attenta che non cadi!" gli rispondo con un sorriso e il pollice alzato quando finisco vittoriosa la mia corsa contro i gradini che vorrebbero portarmi giù. Salto fuori nel sole e, con un sorriso stampato in viso, mi sporgo per leggere la tabella con gli orari e le destinazioni. Scovatolo, attendo l'autobus numero 20 e sento che oggi è un giorno diverso dagli altri, oggi ho il sole sulla testa e nel cuore. Non mi spazientisco nemmeno al ritardo del bus. Eccolo quì, salgo e mi appollaio su un sedile al centro, difronte a me una moretta e il suo ragazzo. Sono giovani ed innamorati, sento che fanno progetti e sorrido al loro amore. Una bambina dai capelli scuri legati in due treccine sbarazzine gioca con una bambola, controllata dallo sguardo amorevole della mamma.
Parole e discorsi si confondono, si intrecciano, mi vengono addosso e mi abbandonano. E intanto guardo e riguardo lo schermo del telefono per vedere se quel messaggio è ancora lì, se non l'ho immaginato. Bip! Fermata prenotata. Il bus frena, apre le portiere ed io, impaziente come una bambina davanti ai doni di Natale, scendo e mi guardo intorno. Scorgo un ragazzino che mi guarda e mi sorride. Incuriosita e un po' delusa perchè aspettavo qualcun'altro, mi avvicino e mi consegna una busta dicendomi di aprirla. Dentro un biglietto "Sono pronto a prendermi tutte le responsabilità che ho sempre rifiutato, da cui sono sempre fuggito. Scusami per tutto il dolore che hai dovuto sopportare a causa mia. Spero che potrai perdonarmi. Papà". Le lacrime mi rigano il viso, cerco disperatamente quel volto tanto noto e tanto amato ma che mi ha sempre rifiutata, che ha avuto solo espressioni dure per me. "Dove sei? Dove sei?" e due braccia mi afferrano da dietro, giro su me stessa e abbraccio quell'omone e restiamo così, abbracciati. Un padre e la sua bambina, nell'abbraccio più forte del mondo.