C’è dell’altro nelle mie mani, dove ora tengo stretto questo foglio bianco senza scritte. Se le guardo, piccole, bianche e rugose, ci vedo le strade percorse in tanti anni della mia vita, le vie cittadine, i viaggi, le debolezze, le inquietudini, le indecisioni, i sorrisi dei miei figli, i loro pianti, i tentativi che ho impedito loro; ci vedo i momenti in cui un misero, passeggero e illusorio spiraglio di euforia mi spingeva a cercare la felicità nelle cose di tutti i giorni, mi faceva credere che tutto poteva cambiare, innanzitutto dentro di me prima che potesse cambiare fuori, e in quegli istanti provavo a rimettere a posto i miei peccati, lavando i piatti, scambiandomi una parola con loro, “C’è un brutto tempo, portatevi l’ombrello, potrebbe piovere”, come se queste parole fossero state chissà quale grande passo in avanti e come se quei brevi momenti sarebbero serviti per ricostruire anni di assenza e soprattutto come se davvero dentro di me qualcosa sarebbe potuta cambiare; e ci vedo poi gli istanti successivi, quando, come a causa di una mano che spegne improvvisamente un interruttore, la luce dentro di me si era già abbassata, ed era già scomparso ogni spiraglio di speranza, ed ero rimasta di nuovo al buio; ci vedo l’orgoglio che ha ferito il mio animo, i vicoli ciechi in cui mi sono imbattuta, le lacrime che ho versato solo di notte, quando nessuno poteva vedermi e sentirmi, quando nessuno poteva scoprirmi. Ci vedo le continue lotte contro me stessa, quotidiane, come se davvero si potesse lottare contro se stessi, mi sarei messa a duello, con una spada affilata, e mi sarei ferita a morte se fosse stato possibile. Ci vedo anche i loro tentativi di fare qualcosa per me. Tutto questo vedo in queste vecchie mani, tra queste rughe. Se le richiudo, non vedo più niente, e io voglio vederci chiaro, e le riapro di continuo. Ma questo foglio bianco che tengo stretto rischia di cadere se le apro così tanto. Non deve cadere, ci devo scrivere qualcosa di importante. Si, è giunto il momento di scriverci qualcosa. Lo apro, e scrivo: “Non potrete mai capire a fondo altra persona all’infuori di voi stessi. Lasciatemi andare senza chiedermi niente”.
Ispirato a I suoi lati oscuri, di fiormat (forum LeParole)