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Autore Topic: Passo dopo passo  (Letto 3309 volte)

Offline Alamuna

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Passo dopo passo
« il: 20 Dicembre 2009, 23:11:33 pm »
Stasera Paola mi costringe ad uscire con lei e con un suo collega di lavoro, ma la voglia che ho di mettere piede fuori di casa è pari a zero. Non so perché ho accettato, forse perché è stata così insistente che non mi andava di deluderla.  E poi mi ha raccontato storie su questo suo collega di lavoro. Pare che sia un tipo singolare, simpatico, un tipo che piace, un uomo di compagnia. Ci tiene che io lo conosca, ma le ho detto di non farsi venire in mente strani pensieri e mi ha promesso che sarà solo una seratina in un ristorante della città. E va bene, ho accettato, anche se me ne starei volentieri a casa anche stasera, come accade ormai da mesi, di fronte alla televisione e ad una buona tazza di cioccolata calda. Mi rendo conto che ultimamente mi sono trascurata un po’. Sono uscita di casa solo per andare a lavorare. E anche se ho avuto un po’ di tempo libero, ho accumulato pile di piatti nel lavandino e bucato da lavare nel cesto della biancheria sporca. Di tempo ne ho avuto tanto a disposizione e ora mi chiedo dove e in cosa lo abbia sprecato e come mai ci sono tutti questi piatti e questa biancheria da lavare. Ma mi sveglio dai sogni e mi ricordo che sono stati mesi strani e pallidi, giorni spenti, passati vagabondando con la mente alla ricerca di qualche risposta, tra il malinconico rintocco dei secondi sull’orologio appeso in corridoio e i rumori di qualche inquilino nel palazzo che rientra dalle sue lezioni universitarie. Il lavoro è stato l’unica ragione in questi giorni per cui sono dovuta uscire di casa. Mi pare strano adesso perfino dover scegliere che cosa indossare questa sera. Apro l’armadio, guardo il mio caldo pigiama e mi ci vedo già dentro, con il cellulare in mano, “Paola non vengo più, mi sono ammalata”. Ma no! Ormai gliel’ho promesso e non crederebbe mai a una scusa di questo genere. E poi in qualche modo mi sono detta che mi devo riprendere e mi chiedo se uscire stasera non sia un primo buon passo. Sono già passati cinque mesi, sembra una vita e sembra ieri. Non so se sembri di più una vita o ieri. Comunque che siano passati cinque mesi è certo, perché se oggi è la vigilia della Befana, e quindi 5 gennaio, cinque mesi fa era il 5 agosto, e non potrò mai dimenticare la data del 5 agosto. Non potrò mai dimenticare il numero 5. Addirittura il primo numero della targa della sua moto maledetta era 5. Erano 5 gli amici con cui il venerdì andava a giocare a calcetto (e il venerdì, tra l’altro, se vogliamo, è il quinto giorno della settimana) e c’era un 5 anche nel suo numero di cellulare. Cinque le dita di ciascuna sua mano. Va bene, ok, basta, ora sto delirando, questa è paranoia, mi capita spesso ormai quando mi fermo a pensare, anch’io ho cinque dita in una mano in fin dei conti, mi ero promessa di non pensare a niente stasera e mi ritrovo qui di fronte a questo armadio confuso e disordinato a scegliere qualcosa da indossare e invece dei jeans e delle magliette ci vedo ovunque il suo volto. Squilla il cellulare. Menomale, così mi libero dai pensieri, almeno per un attimo.
“Non hai cambiato idea, vero?”
“Stavo giustappunto scegliendo qualcosa da mettere”
“Alle otto siamo da te”.

Paola non è il tipo che insiste se non ti va di fare qualcosa o di accettare qualche suo invito, ma stavolta è stata brava a non lasciarmi altra possibilità di scelta oltre quella di accettare. So che l’ha fatto per il mio bene. Ha cercato di essermi accanto in tutti questi mesi e ora quasi mi rammarico di tutte le volte in cui non ho neanche avuto voglia di rispondere alle sue telefonate, lasciandole credere tutte le volte che avessi dimenticato il cellulare sotto carica nell’altra stanza o che per qualche motivo non avessi udito gli squilli. Ma sono sicura che lei sia in grado di capire bene questa sua povera amica afflitta.
Va bene allora, vada per questo vecchio vestito nero. Non voglio stare qui a riflettere molto su cosa indossare. Qualsiasi cosa può andare bene, cosa vuoi che cambi? Un vestito non farà una serata diversa. Un tempo forse si, mi piaceva pensare a cosa indossare, apparire bella con un colore di ombretto diverso dal solito, che si abbinasse rigorosamente al mio vestito o ai miei orecchini. Guardavo nel mio armadio ordinato e avevo il piacere di scegliere tutto con calma e minuziosità, qualcosa che a Giacomo potesse piacere particolarmente.
Lo indosso e mi guardo allo specchio. Sono dimagrita tanto, non ricordavo mica mi andasse così largo questo vecchio vestito. Ma non provo neanche ad indossarne altri, sarò magra allo stesso modo per tutti i miei vecchi vestiti. Ora una spazzolata ai capelli non del tutto in forma e il gioco è fatto. Non manca niente.
Alle otto Paola e il nostro accompagnatore sono già sotto casa. Prendere la borsa e metterci dentro le chiavi e il burro di cacao stavolta non è come quando lo faccio per andare al lavoro. A parte che la borsa che mi porto al lavoro è un’altra. Per questa serata ho scelto la borsa di camoscio beige che mi è stata regalata in occasione del mio ultimo compleanno e che avrò usato solo un paio di volte. Quando arrivo giù al portone trovo molte macchine parcheggiate tanto che per un attimo sono smarrita, non so da quale parte guardare. Oh, eccoli, vedo Paola che mi sventola la mano dal finestrino, mi stanno aspettando un po’ lontano dal portone di casa perché la strada è piena. Dimenticavo, oggi non è solo la vigilia della Befana, è anche sabato. Sto uscendo di sabato sera, non accadeva ormai da mesi. Non ricordavo più tutta la gente che affolla le strade della città nei sabato sera, specie queste strade del centro. Non so esattamente cosa provo, ma sapere che il nostro accompagnatore è un uomo che non conosco mi crea sicuramente imbarazzo. Mi avvicino con faccia riluttante e quasi sospettosa alla macchina, mi rendo conto solo agli ultimi secondi che potrei cambiare maschera e indossare qualche abbozzo di sorriso. Faccio un sorriso forzato nel momento in cui Massimo scende dalla macchina e mi porge la mano. “Piacere, Massimo”, e sorride. Ha un sorriso splendido, i denti bianchi e due irresistibili fossette sulle guance. Non riesco a guardarlo dritto negli occhi, credo di aver deviato lo sguardo fingendo di essere distratta da Paola che intanto mi saluta dal sedile anteriore della macchina, avrò anche balbettato “Piacere mio”, ma non ne sono sicura. Salgo in macchina dove Paola mi saluta tutta euforica e non la smette di parlare. Lungo il tragitto, mi accingo di tanto in tanto a inserirmi nei loro discorsi, ma mi rendo conto che la mia voce arriva flebile dai sedili posteriori, come fosse la voce che deriva da una radio attraverso delle casse poste nel retro della macchina, e ovviamente il volume della radio è tenuto basso. Ho a volte la sensazione che non mi sentano. Forse devo urlare di più, alzare il volume della voce. Guardo Massimo mentre guida, ha i capelli neri e lisci, vedo la nuca chiara, coperta solo in parte dal collo del suo giubbotto di pelle, e vedo un solo braccio dalla posizione in cui mi sono messa, il braccio destro fisso sul volante. Noto che ha il cambio automatico e non deve neppure preoccuparsi di cambiare le marce. Mi accorgo anche che ci sono fissi i suoi occhi sullo specchietto retrovisore e faccio in modo che possano i nostri sguardi non incontrarsi mai. Sto pensando che potrei mettermi a canticchiare la canzone che stanno mandando in onda in questo momento alla radio solo per far capire loro che sono felice, che sto bene e che mi sento a mio agio, quando all’improvviso ci sorpassa una moto a tutta velocità e mi rendo conto che questo ha destato panico nei miei compagni di viaggio. Panico. Non nominate il nome di Dio invano. Non parlate di moto o diventa isterica. Non le ricordate che il suo ragazzo ha perso la vita in moto solo cinque mesi fa. Sembrano queste le parole che escono dalla testa di Paola, in tante minuscole nuvolette di fumo. E pare che Massimo non sia del tutto ignaro, probabilmente Paola lo aveva già avvertito. Mi sento improvvisamente male, mi sento mancare l’aria. Cerco di tenere duro. Sento l’atmosfera tesa intorno a me. Possibile che debba essere io stessa ora ad alleggerire la tensione creatasi? Come se fosse colpa mia. Infondo ho già superato la fase della depressione acuta, quando non mi si poteva pronunciare la parola moto o incidente che scoppiavo a piangere. Possibile non capiscano che in questo modo peggiorano tutto? Ecco, ora stanno continuando a parlare tranquillamente, come non fosse successo niente, e io invece mi metto a canticchiare la canzone in onda per contribuire ai loro sforzi di fingere che tutto vada bene. Ma no! No che non va bene! Non sarei dovuta uscire. Cerco di scacciare i pensieri via dalla mia mente, con un gesto inconscio mi passo la mano tra i capelli, come se questo gesto potesse aiutare i pensieri ad andare via più velocemente, e intanto continuo a canticchiare per fingere contentezza e spensieratezza. Forse sono gli sforzi giusti che devo fare, quello di uscire contro la mia volontà in primis.
Ci fermiamo presso un ristorantino e ci sediamo al primo tavolo libero. Ma che ci faccio qui? Scompaio in bagno e ci resto per qualche minuto. Allo specchio vedo un’immagine di me che non riconosco. Cerco di riconoscermi, di tornare di là con la mia identità, ma ogni sforzo è vano. Sono un’altra. Sono cambiata. Sono una me di passaggio, e certamente in questo passaggio non c’è posto per cene al ristornante e conoscenze di nuovi amici. Vorrei piangere ma mi trattengo sperando che sull’orologio le lancette comincino a ruotare all’impazzata per ritrovarmi già a casa nel mio pigiama e con la mia tazza di cioccolata calda tra le mani. Mi faccio forza e torno in sala. Spiego ai miei amici che non mi sento tanto bene, che il dolore vissuto non è stato facile e ancora è una ferita aperta, e di perdonare la mia compagnia non troppo felice. Sento parole da loro ma non capisco cosa mi dicano. Forse mi stanno dicendo che va tutto bene, di non preoccuparmi.

Questo mio primo tentativo di rivivere direi che è stato un fiasco. Però c’è nell’aria un ché di nuovo, un profumo strano e piacevole che sa di promessa. È una sensazione che non riesco a spiegare. Arrivati sotto casa alla fine della serata Massimo mi porge di nuovo la mano. Ha uno sguardo dolce, sorride e rivedo di nuovo le sue fossette sulle guance. “E’ stato un piacere averti conosciuta”. Detto da un uomo che non è Giacomo mi rende inquieta. Non lo guardo negli occhi. Ho paura di capire che mi va di uscire di nuovo.
A casa mi aspetta il silenzio che avevo abbandonato per qualche ora con lo scopo di svagare un po’ la mia mente. Mi sdraio sul letto ancora tutta vestita ed è ora che capisco finalmente che la serata in fin dei conti non è stata niente male. Mi accorgo che i miei pensieri stanno ripercorrendo tutta la serata vissuta, attimo dopo attimo. Solo dopo aver ripercorso tutta la serata, torno a pensare a Giacomo, al dolore vissuto negli ultimi mesi, ai piatti e al bucato da lavare, alla mia vita insensata. E capisco una cosa importante: che i vuoti si ricolmano piano piano, passo dopo passo, con piccole cose nuove che ci si sforza di fare ogni giorno. Così si arriva a riempire di tanto altro i pensieri e i vuoti che sembrano senza fondo. Il primo passo, per quanto un fiasco sia potuto essere, è già andato, eccolo, è qui proprio dietro di me, e dietro di lui, ma soltanto dietro di lui, c’è tutto il vuoto incombente di questi mesi dolorosi. Il prossimo passo che farò si metterà nuovamente in fila, dietro di me e davanti a tutti gli altri passi e davanti al vuoto doloroso, che resterà automaticamente in coda, alla fine di questa lunga linea chiamata tempo.
Mi alzo dal letto e mi guardo allo specchio. Vedo già spuntare un piccolissimo pezzo di me, come la prima tessera di un mosaico fatto di mille tessere. È una promessa che luccica in un sorriso, la promessa della mia identità, che tornerà presto.

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Offline brezza

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Re: Passo dopo passo
« Risposta #1 il: 20 Dicembre 2009, 23:56:23 pm »
Carinissimo nella sua esposizione anche se a me non piacciono molto "momenti" di quel tipo...tra l'altro...dicci poi cosa le è successo dopo che ha lavato tutta quella pila di piatti e ha messo la biancheria in lavatrice...ovviamente dopo averla stirata... :-" :-d

Offline Alamuna

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Re: Passo dopo passo
« Risposta #2 il: 21 Dicembre 2009, 00:11:29 am »
Ti dirò, per lavare i piatti e stirare il bucato s'è dovuta fare altri cinque mesi in casa!!  :-d :-d
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Offline fiormat

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Re: Passo dopo passo
« Risposta #3 il: 21 Dicembre 2009, 00:49:18 am »
Letto tutto d'un fiato perché sai catturare l'attenzione con la tua scrittura fotografica. Momenti tristi ma coinvolgenti, almeno per me: c'è un principio di rinascita e lo sforzo paga. Brava Alamuna.
Nulla è sacrificio e stanchezza quando l'entusiasmo dimora nel cuore.

Offline kant.51

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Re: Passo dopo passo
« Risposta #4 il: 21 Dicembre 2009, 00:52:48 am »
Bella scrittura! La vita pratica e quella dello spirito che camminano parallele, come nella realtà, sensibilità e mano felice e sapiente!
cKappa ^*°^*°^*°^*°^*°^*°^*°^*° Sì che ti voglio bene, bene davvero...

Offline Alamuna

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Re: Passo dopo passo
« Risposta #5 il: 21 Dicembre 2009, 00:58:18 am »
Grazie amiche!  :-) sono contenta vi sia piaciuto
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Offline Juliet

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Re: Passo dopo passo
« Risposta #6 il: 21 Dicembre 2009, 10:47:07 am »
I miei sentiti complimenti!!!è davvero molto bello!!
"L'effetto trigger" esiste,ma nessuno può dimostrarlo.Perchè nessuno è immune da esso.Tutti abbiamo rimosso dalla nostra mente una brutta esperienza.E allora come sappiamo che esiste davvero?Provate a chiedere alla vittima di una guerra,di un abuso,di una violenza e scoprirete che non sto mentendo.Perchè un viaggio nella mente umana è come un viaggio all'inferno,nel più profondo degli incubi..Anzi, peggio!

Offline Perso

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Re: Passo dopo passo
« Risposta #7 il: 21 Dicembre 2009, 11:35:57 am »
Bellissimo cara Alamuna, spero di cuore che sia un racconto inventato..........
anche se nei tuoi scritti ci vedo sempre un pò di malinconia..

Offline Alamuna

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Re: Passo dopo passo
« Risposta #8 il: 21 Dicembre 2009, 15:04:49 pm »
Grazie a tutti. Si, è tutto inventato!  :-)
« Ultima modifica: 21 Dicembre 2009, 16:00:11 pm da Alamuna »
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Offline Perso

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Re: Passo dopo passo
« Risposta #9 il: 22 Dicembre 2009, 11:57:30 am »
Ahhh...per fortuna, perchè io so che una moto può fare tutto questo.
 Se è fantasia, è un bellissimo racconto..