Non c’era granché da fare tutti i giorni. Ultimo piano, o penultimo, erano suoi tutti i piani di quel palazzo, ma utilizzava solo gli ultimi. Niente birra, sigari o qualsiasi altra cosa da…da niente. Erano lui e il balcone.
Guardava le strade cambiare, i mulini a vento tacere, la pioggia battere sulla ringhiera in ferro del proprio balcone. Ascoltava i lamenti della natura, artificiale e non, e li amava.
Amava il suo stupido tavolo, con la sua piantina ed il suo micio. Non odiava. Spento.
Ogni giorno, passava un attimo del suo orologio, ed era un attimo sempre più vicino alla fine. Ticchettii, candele? Niente, solo se stesso ed il balcone. Osservava, si limitava a questo.
Cambiamenti? Neanche. Stesso cupo grigiore il palazzo, stesse mutande di vent’anni prima e stessi capelli a spazzola, neanche troppo disordinati.
Il ticchettio aumentava e lui se la spassava così. C’era Teodora, sua compagna che si limitava a fissarlo e a donargli attimi di sollievo, ogni tanto.
Avanzavano le lancette, lui rideva degli altri, e continuava il suo macabro gioco con se stesso.
Le lancette scomparirono, il ticchettio si fermò, Teodora scomparve, ed eccola. La morte, niente cappuccio e falce, solo una splendida donna, lucente, fredda e malinconica.
“ Possiamo andare, alzati da quella sedia “
“ no, non puoi farmi questo, ho ancora del tempo, devo averlo…non ho ancora provato emozioni di alcun genere, son sempre rimasto qui “
“ Ora è tardi, avresti dovuto capirlo prima “
Lei sfoderò una cinghia, lurida, malconcia, ma così terribilmente pesante e spessa. L’avvinghiò al collo di quell’uomo, se di uomo ancor si poteva parlare. Lui resistette, prese l’orologio e conficcò le lancette nel ventre della donna, che lentamente, divenne polvere.
Pian piano, tutto andava a dissolversi. Scappare? Nessuna corsa avrebbe risolto il tutto.
Ma lui aveva sconfitto la donna, aveva sconfitto la sua paura, il suo nemico. E mentre tutto finiva, lui usciva e vedeva per la prima volta l’erba del Giardino. Presto sarebbe diventato polvere ma non importava. Lo straniero di un mondo a cui è sempre appartenuto, era felice.