“Dio è buffo” pensai “cosi come gli uomini che lo fanno più potente di quanto non sia…del resto è l’egoismo…quando non si ha una risposta chiara, la si inventa…quando non si ha un colpevole, lo si inventa…quando non c’è odio, sale la noia e si trova un modo per abbatterla..e l’odio torna vivo”. La sala era molto grande, poteva contenere centinaia di persone. C’erano televisioni, radio, scaffali pieni di libri…c’era gente. Molti erano tra i 19 ed i 25 anni…qualcuno era più grandicello, ma non arrivava nessuno sopra i 40 anni.
“Questo è il luogo di svago della comunità…come potete vedere c’è spazio in abbondanza per dedicarsi a qualsiasi attività ricreativa” dissi Emma. Ci limitammo a guardarla. Lei continuò “Pasquale è di sopra, in camera, ha lavorato molto ieri..andremo a chiamarlo subito, sarà molto felice di vedervi”.
“ok” dissi continuando a guardarmi intorno.
Salimmo le scale, arrivammo in fondo al corridoio del secondo piano e bussammo all’ultima porta sulla destra. Ed eccolo. Il suo sorriso, già grande, diventò immenso…non salutò neanche la direttrice, ci saltò addosso e ci abbracciò..Piangeva. Era cosi tenero averlo tra le braccia, era cosi triste sentirlo piangere, era cosi consolante notare il colore della sua pelle, un tempo bianco opaco, essere di nuovo rosa…
“ca**o ragazzi, che ci fate qua?? Sono 2 mesi che non vi vedo, ne ho notizie di qualcuno! Temevo che mi aveste scordato..”
“Dove è uno va l’altro, ricordi? C’è stato qualche problemino ecco, non potremmo scordarci” dissi io.
“Ti vogliamo bene” aggiunse Miriam che fino ad allora non aveva aperto bocca..ed era vero, è vero. Gli vogliamo molto bene e rivederlo fu stupendo..Anni prima eravamo un trio assurdo..E la droga lo aveva portato lì, lontano da noi..
“Andiamo, voglio farvi vedere tutto qui, voglio farvi vedere cosa faccio e voglio parlare maledizione!” disse Pasquale.
Scendemmo di nuovo giù e ci portò nella stalla…lavorava lì, con gli animali. Sembrava soddisfattissimo e non potemmo far altro che sorridergli…anche noi eravamo contenti che stesse tornando quel che era. Ci parlò di come funzionavano le cose, che avevano degli orari, che non potevano uscire ma, avevano tutto ciò che serviva…lavoro, letto, amici, giochi, libri, cibo, sole e pioggia. La neve cadeva raramente, ma cadeva e questo era l’importante. Ci spiegò che ognuno di loro aveva un compito preciso, ognuno doveva rendersi utile, guadagnarsi la permanenza e i relativi premi. Ognuno di loro, aveva un obiettivo, ed era per questo che tutti erano a proprio agio. Più felice che mai, ci disse che la sua dose di metadone era dimezzata in 2 settimane ed ora stava provando a farne completamente a meno…la sua forza, il suo orgoglio e la sua voglia di vivere, stavano avendo la meglio su quelle schifezze. Ce la stava facendo.
Ci riportò dentro, girammo tra le varie stanze, passò più di un’ora. Ed ecco la direttrice. Ci chiamò, Pasquale disse che era l’ora dell’incontro di gruppo e che probabilmente dovevamo aspettare un paio d’ore da soli.
“Uno di voi, può partecipare alla riunione…farà molto bene a tutti” disse Emma.
“mmmm, vai te Miriam, io resto qui in giro, magari farò nuove amicizie”
“sei sicuro?”
“certo che si, altrimenti sarei andato io, non credi?” risposi beffardamente.
“ok”
“Andiamo signori…Damiano, ci rivediamo tra qualche oretta in sala svago” Concluse Emma.