Assef Hamel è nato il 17 giugno 1999, in Iraq. Quando scoppiò la guerra nel suo paese aveva solo due anni e quando rimase orfano solo otto. La sua famiglia era molto ricca, una delle più facoltose in Iraq. Suo papà viaggiava molto, aveva visitato molti luoghi: conosceva tutte le culture e non tornava mai a casa senza un regalo per Assef. Era stato proprio durante uno di questi viaggi che aveva conosciuto Cristina, la madre di Assef. Khaled e Cristina si sposarono e la loro unione nacque Assef.
Assef era felice con loro: passavano tanto tempo assieme. Giocavano e pregavano, studiavano e guardavano la tv. Grazie a loro Assef aveva potuto godere di un privilegio riservato a pochi in Iraq: la scuola. Ad Assef piaceva andare a scuola, ascoltare la maestra e fare i compiti. Da grande voleva diventare un medico; ma presto la guerra distrusse tutto anche nella sua città, come già aveva fatto nel resto del paese, infrangendo i suoi sogni. Anche la sua scuola fu ridotta ad un cumulo di detriti. Khaled e Cristina fecero di tutto perché Assef potesse continuare ad avere un’istruzione, pagando degli insegnanti privati, fino a quando la guerra decise di distruggere anche la sua famiglia. Khaled e Cristina rimasero uccisi in un attentato che colpì anche la loro casa; Assef avrebbe presto avuto una sorellina. Lui sopravvisse, ma perse un braccio, il destro. Ora Assef vive con la zia Anna, la sorella di sua madre. Assef la vide per la prima volta tre anni fa, quando lo andò a prendere all’aeroporto di Milano. Zia Anna ha altri due figli: Marco di 14 anni e Giulia di 9. Assef si trova bene con loro, anche se i suoi genitori gli mancano. Adesso può andare ancora a scuola, grazie agli zii, ma si sente diverso dagli altri bambini: nella sua classe tutti scrivono con la mano destra, ma lui non può più, quindi usa la sinistra; a ricreazione, quando gioca a calcio con i suoi compagni, ci si scambiano a turno i ruoli: lui vorrebbe fare il portiere, ma non può fare nemmeno questo. Però è apprezzato, perché è buono e gentile. Poi a giocare a calcio è un fenomeno, come suo padre. È bravo anche disegnare, come sua madre. Zia Anna gli ha regalato una scatola di colori con il pennello. Era di sua sorella, prima che si sposasse. Una sera Assef l’ha aperta e l’ha osservata a lungo, mentre pensava alla sua famiglia e al suo paese dilaniato dalla guerra: ha notato che nella scatola mancava il nero delle lacrime e del dolore, il rosso del sangue e il grigio dei morti e della fame. Però aveva il marrone della terra bagnata dalla pioggia, il verde dei germogli, il blu dei vasti oceani che suo padre aveva solcato e il giallo della sabbia ardente; aveva il bianco delle nuvole che sua madre dipingeva e l’arancione della voglia di vivere; aveva anche il rosa dei sogni che nutriva. Quella sera, Assef si è seduto e ha dipinto la pace.