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Autore Topic: SETTEMBRE  (Letto 1771 volte)

Offline deco

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SETTEMBRE
« il: 4 Giugno 2010, 18:34:47 pm »
SETTEMBRE




Silvia era morta da due anni. Il suo cuore aveva smesso di battere una mattina di settembre. Benny l’aveva vista appassire giorno dopo giorno negli ultimi mesi di malattia. Il suo corpo era diventato scarno e la pelle diafana. Gli occhi neri erano diventati una galleria senza luci.
Erano in quell’età in cui si pensa di poter vivere per sempre. I loro vent’anni erano spensierati. Spesso si erano fermati a immaginare a come sarebbe stato svegliarsi ogni mattina insieme, condividere tutte quelle piccole cose della convivenza. Trovarsi a casa per la cena dopo il lavoro, un film insieme prima di andare a dormire, ogni notte abbracciati. Ma purtroppo quel film muto era rimasto senza la sua attrice principale.
Erano passati due anni precisi. E come ogni anno settembre portava via le foglie dagli alberi, promettendo un autunno sterile. Gli occhi di Benny erano puntati alla finestra. La pioggia tagliava impietosa l’aria e aveva riempito d’acqua l’asfalto. Aveva ancora la stessa sensazione d’annegamento quando ripensava a quel sorriso che non poteva più vedere. Ogni anno settembre era sempre lo stesso mattino devastante. Quel mattino temuto e preannunciato.
Amore. Amore. Continuava a ripetere questa parola nei suoi pensieri. Per non dimenticarne mai il vero senso. Quell’instancabile motorino che mandava avanti le giornate e lo faceva sentire vivo. L’unica spinta verso ogni altro obiettivo della sua vita. Forse per non diventare arido e depresso a soli venticinque anni doveva trovare il modo di reagire. E una parte di sé, una piccola parte di sé, era proiettata al futuro. Un futuro senza Silvia. Ma pur sempre di vita si trattava. I suoi anni sarebbero corsi ugualmente, con o senza di lei. Ne erano passati due, e ne sarebbero passati altri dieci e poi venti e poi…e poi avrebbe guardato fuori da quella stessa finestra accorgendosi di avere finito il tempo. E di avere mani e cuore vuoti.
Ma la morte lo aveva reso vecchio dentro. E tutti quei desideri di ragazzo erano finiti chissà dove ammassati, coperti da un dolore senza limiti. Tale da non rendersi conto che l’unica cosa che voleva veramente era tornare a vivere. In quel giorno poi…
Ma era rimasto tutto così in sospeso. Avrebbe almeno voluto vederla un’ultima volta. Lei avrebbe trovato il modo di lasciarlo andare. Ma non era possibile. Non c’era più. E non sarebbe mai tornata.
Erano le dieci di mattina. Dieci come i chili che aveva perso da quando era rimasto da solo. Si alzò dalla sedia girevole della sua stanza a aprì la finestra. Mise un braccio fuori e sentì sulla pelle scorrere rivoli di pioggia. La sensazione di freddo gli confermò che era ancora vivo, restituendolo alla realtà, e distogliendolo da quei pensieri assurdi. Si strofinò la mano bagnata sulla faccia, assaggiando il sapore dolciastro della pioggia.
Gli sembrava solo ieri quella mattina in cui era uscito con Silvia. Era una mattina di dicembre e avevano deciso di vedere il mare d’inverno. Mano nella mano avevano percorso tutto il lungomare, incuranti delle nuvole che si stavano addensando sopra di loro. Sempre più livide iniziavano ad avvicinarsi. La pioggia li aveva sorpresi con le scarpe sulla sabbia. Erano rimasti a guardare verso l’alto quegli spilli umidi sferzarli, come se fino a un momento prima avesse brillato il sole. Si erano messi a ridere ed avevano corso per la strada mentre l’acqua li inondava. Completamente bagnati si erano andati a rifugiare per qualche minuto sotto un portone. Lui le aveva accarezzato i lunghi capelli biondi, incollati sulla testa, mentre l’acqua le scorreva lungo la faccia.
Poi l’aveva baciata, teneramente, bevendo dalle sue labbra fredde le stille di pioggia che scendevano verso il mento. Aveva sentito quel sapore dolciastro che adesso, affacciato a quella finestra, lo stava torturando in un incendio di ricordi. Si appoggiò sul letto e i pensieri turbinarono.
La sua mente gli diceva solo che voleva tornare sotto quel portone. Sapeva che le sue intenzioni sadiche lo avrebbero distrutto. Ma doveva andare. Doveva ripercorrere quella strada bagnata lungo il mare, sentire la pioggia sulla pelle, nascondersi sotto lo stesso portone. Non importava se avrebbe preso una polmonite. Se avrebbe dovuto passare un mese a letto. La sua mente era solo pioggia. Senza neanche coprirsi, aprì la porta. Dopo due rampe di scale era giù in strada.

La pioggia gli aveva riempito i capelli neri. Sentiva come se l’avesse respirata e gli bruciavano i polmoni. Proseguì lungo il mare. La staccionata bianca divideva il marciapiedi dalla distesa di sabbia. C’era poca gente e le macchine filavano lungo lo stradone bagnato. Nessuno sembrava curarsi di lui. Era come invisibile, pur sembrando un pazzo.
Quando le sue scarpe toccarono la sabbia indurita in superficie dalla pioggia, cominciò a piangere. E singhiozzava permettendo a rari e corti respiri di tenerlo in vita. Le lacrime calde si confusero immediatamente con la pioggia fredda e veloce che gli cadeva sulla faccia. Si passò entrambe le mani nei capelli. Poi tornò indietro e continuò a camminare. E poi prese a correre. Come allora. Come con lei. “Silvia Silvia Silvia” gli sussurrava la testa. E il sussurro divenne un grido e il grido un urlo straziante. Continuava a correre, finché improvvisamente non vide il portone dall’altro lato della strada. Improvvisamente sterzò e si buttò in mezzo alla strada per raggiungerlo. I fari di un’auto che bucavano la pioggia gli furono immediatamente vicino. L’autista frenò di scatto ma le ruote slittarono sull’asfalto bagnato, aumentando lo spazio di frenata. Benny si vide volare sul parabrezza della macchina. Per fortuna fu un impatto morbido. L’auto non andava veloce ed era riuscita a bloccare almeno le ruote.
Steso sul cofano, Benny si guardava in giro inebetito. Immediatamente si aprì lo sportello e scese il guidatore. Una ragazza. Non si curò della pioggia che le attaccò istantaneamente i lunghi capelli biondi al viso e corse in suo soccorso. La prima cosa che mise a fuoco furono quegli occhi neri intensi e preoccupati posati su di lui. Quando Benny si fu ripreso e potè guardare bene, rimase come di pietra. Le mani della ragazza si agitavano mentre farfugliava qualcosa. Sembrava totalmente terrorizzata. Ogni tanto faceva uno strano gesto con le labbra carnose, come per succhiare l’acqua che le scendeva sulle guance. Lui capì solo “…così all’improvviso!”.
Benny  pensò che la botta lo avesse reso matto o forse la pioggia gli aveva completamente annebbiato la vista. Si strofinò le palpebre più volte. Non poteva credere ai suoi occhi.
Davanti a lui c’era la figura infradiciata e preoccupata di Silvia.

Nonostante continuasse a togliersi l’acqua dagli occhi, il risultato era sempre lo stesso. Silvia era lì, di fronte a lui, gesticolante e preoccupata. Che diavolo era successo?
Pensò di essere morto. Sì, l’impatto doveva essere stato letale. Sorrise a quell’eventualità perché avrebbe vissuto con lei per sempre.
Fu costretto ad accettare di essere vivo quando un’altra fitta alla gamba destra lo costrinse a stringere i denti. Mentre parlava, lei si avvicinò e lo aiutò a scendere dal cofano.
“ Dai ti porto in ospedale. Un controllo è necessario. Sali in macchina. Ce la fai?”
“ Silvia…”
“ No…io veramente mi chiamo Lidia. Non è esattamente il modo giusto per fare conoscenza”.
Lidia? Come Lidia? Ma tu sei…
La ragazza non gli diede il tempo di parlare e lo fece salire in macchina. Benny era troppo confuso per insistere. Anche la pioggia lo stava stordendo. Continuava a cadere sempre più fitta sulla sua testa, tanto quasi da penetrarlo. Sembrava volerlo sciogliere come un fluido sull’asfalto.
Poggiò i piedi a terra e barcollò per il dolore. Non riusciva a staccare gli occhi da quella copia spudorata di Silvia. La ragazza se ne accorse e sembrò inquietarsi.
L’acqua bagnava i sedili e gocciolava sui tappeti di gomma. Salì anche lei e partirono.
Per tutto il viaggio verso l’ospedale Benny rimase muto. Lanciava frequenti e allibiti sguardi verso quella ragazza. Era Silvia ne era sicuro. Com’era possibile tanta somiglianza? Era lei. Doveva essere lei. Ma com’era stato possibile? Non si torna dal mondo dei morti.
“ Siamo arrivati”, disse lei distogliendolo da quei pensieri macabri. Entrarono. Per fortuna non c’era nessuno al pronto soccorso, il che rese le cose molto più celeri. Uscì dalla stanza del medico e la vide seduta nella sala d’attesa, pensierosa a guardarsi le mani. E improvvisamente il ricordo.
Gli tornò alla mente come un prepotente fascio di luce la volta in cui era caduto dal motorino rompendosi una gamba. La ruota gli era scivolata proprio sotto casa di Silvia. Lei era scesa e, infinitamente preoccupata, lo aveva aiutato mettersi in piedi sulla gamba sana. Con la macchina avevano raggiunto in fretta l’ospedale. Lui era sofferente e si contorceva senza però lamentarsi.
Quando era uscito dalla stanza del medico, con la gamba rinchiusa in un gesso, lei era là. Seduta da sola su una sedia, faccia preoccupata. Occhi neri persi in basso a scrutarsi le mani. Quando lo aveva visto era corsa incontro ad abbracciarlo e a baciarlo.
Si liberò di quel ricordo e vide davanti a sé la stessa scena. Lei si alzò non appena lo vide e gli andò incontro.
“ Allora? Che ti ha detto?”.
Stavolta non ci furono né abbracci né baci.
“ Niente di rotto. E’ solo un ematoma”.
“ Bene. Ne ero sicura ma era meglio averne la certezza”. E dopo una pausa aggiunse: “ Non mi hai detto come ti chiami ora che ci penso”.
“ Perché non lo sai?”
Ora lo stava fissando come si fa con i pazzi. “ No direi di no. Come potrei?”
“ Benny…mi chiamo Benny”, disse dopo qualche momento.
“ Ok Benny…”
Ce la faceva benissimo da solo. Ma non disse niente. Non si ritrasse quando lei gli si mise accanto e passò il braccio sotto il suo. Sentì una sensazione fortissima di calore invadergli tutto il corpo. Il livido sulla gamba gli provocò una fitta più forte investito dal sangue impazzito.
In auto la guardò. Lei sembrava fredda. E tutto l’amore dov’era finito? Poteva essere Silvia e non amarlo come un tempo?

“ Ti accompagno a casa. Mi dici dove abiti?”
“ Perché non lo sai?”
“ Ancora con questa storia? Mi dici perché mai dovrei saperlo? Io non ti conosco!”
La faccia confusa e contrariata di Benny era evidente.
Percorsero a ritroso la strada che li aveva condotti all’ospedale.
Quella pioggia di settembre non accennava a smettere. Le foglie cadute erano sbattute in aria dai turbini di vento che si erano alzati negli ultimi minuti. Sembrava una bufera. Era piacevole stare in macchina mentre rapide gocce andavano a schiantarsi sul vetro.
D’un tratto il motore cominciò a sbuffare. L’auto decelerò e cominciò a saltellare per lo sforzo.
“ No dannazione, non di nuovo. Non qui!”.
Con un ultimo singhiozzo si fermò. A entrambi i lati della strada c’erano campi coperti d’erba. Sulla destra c’era un vicoletto asfaltato, che spaccava in due la distesa erbosa. Al termine si ergeva una cascina. Aveva l’aria molto vissuta.
“ Proviamo a bussare. Potremmo chiedere di fare una telefonata”, disse la ragazza cercando di mantenere la calma. Ormai erano bagnati, e così, senza remore scesero dall’auto e imboccarono la stradina. Non era molto lunga ma ci vollero pochi secondi per finire di nuovo immersi dall’acqua e dalle foglie viscide che si appiccicavano ai loro vestiti ormai fradici.
Un lampo spaccò l’insolito buio di quella mattina. Il rudere era fatiscente visto da vicino. La vernice bianca che un tempo lo aveva ricoperto adesso non c’era quasi più. Gli infissi erano arrugginiti e cadenti e i calcinacci erano caduti a grandi tratti, come le foglie di quell’autunno appena iniziato. Arrivarono alla grossa porta di legno, o meglio a quello che ne restava. Neanche per un attimo pensarono di bussare. La tenuta era visibilmente abbandonata da decenni.
L’interno non contrastava con la parte esteriore ma certo era più confortante. La mobilia non era stata spostata. L’ingresso era una sorta di taverna, o di grande cucina, con tavoli e sedie ancora sistemati in ordine. La polvere che copriva ogni cosa e la pioggia accumulata addosso fece starnutire la ragazza. Benny continuava a torturarsi le unghie con i denti.
“ Che facciamo adesso?”. La domanda della ragazza era più per sé stessa che per Benny, il quale, infatti, non rispose. Ma vide alla sua sinistra delle scale a chiocciola.
“ Proviamo a vedere di sopra se c’è qualcosa per asciugarci”.
“ Speri di trovare qualcosa oltre le ragnatele?”, rispose inacidita la ragazza.
Senza rispondere Benny la prese per una mano e la condusse verso le scale. Quel gesto era stato automatico e nessuno dei due all’istante ci aveva pensato. Ma al centro delle scale si fermarono entrambi. Si guardarono. Per qualche secondo infinito si guardarono. I brividi non erano più per il freddo che penetrava le ossa bagnate. Per quel contatto così normale entrambi stavano tremando.
“ Saliamo dai”, disse lei lasciandogli la mano. Forse stava per riconoscerlo. La bocca di Benny non riusciva a stare chiusa. La sensazione di affanno non lo aveva abbandonato neanche un attimo da quando l’aveva vista scendere dalla macchina.
Il piano rialzato era sconvolto dalle correnti. Le finestre avevano subito grandi danni e sembrava di non essere in casa. Il vento faceva svolazzare in modo inquietante le tende luride. C’erano tre stanze da letto e un bagno. Non c’erano asciugamani né altro di utile. Entrarono in una camera da letto dove i materassi erano un insieme di molle piene di ruggine. Si avvicinarono alla finestra quando un tuono si andò a schiantare fragorosamente sotto di loro. Alla ragazza scappò un urlo e abbracciò d’istinto Benny. Dopo un secondo di smarrimento aveva già ricambiato quel gesto, cingendola teneramente. E per qualche minuto rimasero così, stretti come tanto tempo fa, con l’acqua che scorreva lungo tutta la pelle sotto i vestiti.
Poi Benny la prese per mano e la portò in un’altra stanza. Era più piccola. Doveva essere appartenuta a un bambino perché il letto era piccolo e basso. Era l’unica stanza in cui le persiane avevano retto quel tanto che bastava a fermare le intemperie. La scelsero come riparo ideale in quella strana casa. Si sedettero a terra, in un angolo. Rimasero così a lungo. Abbracciati. Lei succhiò una goccia di pioggia che le cadeva dagli occhi. Sentì che era calda. Forse era una lacrima.
“ Come ho potuto ritrovarti amore mio?”
“ Non…non so di cosa stai parlando. Io…”, ma stavolta la sua opposizione fu debole. Non era più convinta di niente. Da qualche parte, in qualche tempo, lo aveva amato. Era bastato quel semplice contatto, sulle scale, per rivivere tutto.
Lui le scostò i capelli bagnati dagli occhi e le accarezzò il viso. Le labbra di lei tremavano.
Quando i respiri furono vicini tanto da mescolarsi, un altro tuono esplose sotto la finestra. Ma stavolta nessuno dei due ebbe paura. La distanza sparì. Ogni altro problema sparì. La morte, i ricordi. Tutto finì in pezzi in un bacio dolce e passionale. Sembrava lo stessero aspettando da tutta una vita. Il bacio non finiva. Non sarebbe mai dovuto finire. Quando i vestiti erano scivolati via i loro corpi bagnati si erano uniti. La pelle dell’uno combaciava come il tassello mancante di un mosaico con quella dell’altra. Le mani furiose passavano dai capelli ai fianchi, dal collo alle guance. E rimasero così a lungo, privi di forze.
E si erano addormentati. Stretti in un abbraccio che niente e nessuno avrebbe mai potuto sciogliere. I capelli biondi di lei sparsi sul petto nudo del ragazzo. La pioggia addosso si era quasi asciugata. Soltanto una goccia creò un rivolo sulla fronte di Benny.

Aprì gli occhi di scatto. Una goccia di sudore era scesa lenta segnandogli la fronte. La finestra della sua stanza era rimasta aperta e il vento l’aveva fatta sbattere. Il suo letto lo abbracciava e l’orologio al muro lo guardava beffardo. Erano le due del pomeriggio. Aveva dormito quattro ore? La terribile consapevolezza lo colse gradualmente in pochi secondi. E furono attimi orribili. Accanto a lui c’era soltanto una scimmia di peluche. Non c’era più una cascina abbandonata. Non c’era più una coperta stracciata. Non c’era più Silvia. E le sue mani. E la sua pelle. Non era possibile. L’aveva persa di nuovo. Come quello stesso giorno di due anni prima. Ma stavolta era diverso. Si sentì sollevato. Averla rivissuta un’ultima volta, anche se in sogno, gli aveva restituito la vita. Era come se qualcosa, due anni prima, fosse rimasta sospesa.
Una lacrima gli salò le labbra e lui la raccolse con dolcezza, assaggiandola.
Poi una fitta di dolore lo colse. Proveniva dalla gamba destra. Alzò i pantaloni e c’era un grosso ematoma. Era il dolore più dolce mai provato. Si passò la mano tra i capelli. Erano completamente bagnati. Benny capì e sorrise. La sensazione di annegamento era svanita.
Si alzò. Andò alla finestra ancora aperta e guardò in alto. La pioggia era finita e raggi di sole prepotenti squarciavano le nuvole. Gli ricordavano i capelli biondi di Silvia.
Rimase così, a guardare verso il cielo di Settembre. Le disse addio, chiudendo la finestra.

Offline martola

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Re: SETTEMBRE
« Risposta #1 il: 4 Giugno 2010, 19:11:32 pm »
BELLO!!!!!!!!!  :-X :-X :-X :-X
"Il problema non è quanto aspetti, ma chi aspetti"
(Fabio Volo, "Il Giorno In Più")

Offline deco

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Re: SETTEMBRE
« Risposta #2 il: 4 Giugno 2010, 21:45:23 pm »
grazie davvero  <3

Offline kant.51

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Re: SETTEMBRE
« Risposta #3 il: 4 Giugno 2010, 23:57:50 pm »
Quel pizzico di mistero che cattura e lascia in sospeso e la tua solita voce narrante di gra qualità...Anche nel racconto d'amore hai stoffa, Deco...
cKappa ^*°^*°^*°^*°^*°^*°^*°^*° Sì che ti voglio bene, bene davvero...

Offline deco

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Re: SETTEMBRE
« Risposta #4 il: 5 Giugno 2010, 16:13:02 pm »
grazie kant..ho voluto coniugare il romantico con il soprannaturale..stile Musso che io trovo molto bravo..conosci una casa editrice che si chiama Il pineto?

Offline Alamuna

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Re: SETTEMBRE
« Risposta #5 il: 5 Giugno 2010, 17:03:15 pm »
Sai scrivere molto bene deco, e complimenti perchè hai saputo tenere viva l'attenzione del lettore, passo dopo passo... Ho avuto la pelle d'oca in più di un'occasione leggendo il tuo bel racconto! Ad un certo punto non volevo neanche che finisse, tanto ero presa :-)
Go as far as you can see, when you get there, you'll be able to see further. (T. Carlyle)

Offline deco

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Re: SETTEMBRE
« Risposta #6 il: 8 Giugno 2010, 19:55:17 pm »
oh grazie ala..è un piacere immenso leggere commenti di questo tipo..dà un po' di fiducia in una strada dal percorso assurdamente complicato...grazie mille