Un uomo passeggia sulla spiaggia; è l’alba, il mare è illuminato di una debole luce mentre la luna abbandona momentaneamente il suo trono. Camminando l’uomo lascia dietro di sé impronte ben visibili,subito spazzate via dall’acqua. Si ferma ad ascoltare la dolce musica della natura: si sdraia sulla sabbia ancora fredda, il cuore aperto alla voce del mare e del vento. Le onde cullano i suoi pensieri mentre chiude debolmente gli occhi. Si sente immerso in quell’oceano di emozioni che avvolge completamente i suoi sensi. Piccole lacrime del mare lo raggiungono, quando le onde si fanno più possenti e si infrangono sugli scogli. Ogni goccia gli racconta una storia diversa, storie di animali uccisi dalla follia umana, storie di pescatori dalle mani consumate, che sfidano quella distesa blu ogni giorno, storie di amanti che davanti a quel mare si sono promessi amore eterno, storie di bambini che giocano felici e vorrebbero che l’ora di tornare a casa non arrivasse mai. Storie lontane nel tempo, dimenticate, come ombre che assottigliandosi, svaniscono. Storie che solo il mare può ricordare e raccontare a chi le vuole ascoltare. Storie che quell’uomo si ferma a sentire, perché vuole conoscere, perché vuole sapere, perché la storia di ogni singolo individuo è la storia di tutti. Perché non possiamo pensare di essere solo testimoni, siamo noi gli attori sulla scena, finchè il nostro sipario non cala. Perché siamo tutti nello stesso viaggio, siamo tutti parte della stessa storia, a volte bellissima, a volte folle. E allora l’uomo si ferma per ascoltare, come mai ha fatto nella sua vita, per guardarsi dentro, per scoprire il suo ruolo nelle storie che il mare conserva in sé e mentre il mare narra favole per la buonanotte, storie di amori infranti e vite spezzate, storie di famiglie unite e pittori che posano sulla tela i loro sentimenti, l’uomo si abbandona alle sensazioni. La pace lo abbraccia, attorno a lui ora esiste solo il mare. Si sente in completa armonia con le onde, come se ne facesse parte. Nuove lacrime lo raggiungono: raccontano storie che conosce bene, perché riguardano la sua famiglia, i suoi amici, tutti coloro che la guerra si è portata via. È rimasto solo, un’anima dispersa, senza più niente e nessuno a cui aggrapparsi. Il vento soffia leggero tra i suoi capelli, portandogli le voci di chi ha amato: voci di bambini e di anziani, di uomini e donne, che hanno reso la sua esistenza una vera vita. Vorrebbe tenersi stretto quelle voci, ma sa di non potere e allora ne assapora ogni cadenza, ogni tono, ogni accento, per poterle conservare nel suo cuore e tirare fuori quando è afflitto dalla tristezza e dalla malinconia. Nessuno di noi può esistere per sempre, e lui lo sa bene, ma tutti possiamo vivere in eterno; è questo ciò che il mare gli ha insegnato oggi: i suoi cari stanno vivendo ancora, dentro di lui, e finchè lui ne conserverà la memoria, non moriranno mai.
L’uomo apre gli occhi, il giorno è cominciato. Per oggi il mare ha finito di raccontare, ma tornerà ancora, con altre mille storie. E l’uomo si incammina, aspettando di tornare ad ascoltare la voce del mare, mentre finalmente, dopo tanto tempo, si sente nuovamente a casa. E ora sa che non è più solo, perché il mare vive dentro di lui e lo prende per mano, accompagnandolo nel suo viaggio.