Questo è l'estratto di una delle prime opere che stavo scrivendo...Un salto tra presente e passato,dal titolo "Incompleta".Spero vi piaccia...
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risale a qualche anno fa per cui la forma è piuttosto semplice rispetto a quella di adesso
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Capita che la sera quando rientro a casa lui è lì,seduto sulla sua poltrona con un libro in mano intento a leggere mentre la radio è accesa e suona parole che hanno il sapore di felicità.Mi piace trovarlo così attento al suo libro,immerso completamente nella sua lettura da non accorgersi che sono appena tornata.Chiudo la porta silenziosamente e mi avvicino a lui.Alza lo sguardo e mi sorride.Mi fa sempre uno strano effetto vedere quelle piccole rughe che gli si formano ai lati della bocca.Ho sempre pensato che fosse il sorriso più bello del mondo ma a suo dispetto è semplicemente normale. D'altronde non è il tipo capace di comprendere quanto sia speciale. Spesso mi ostino a farglielo capire ma lui mi risponde che la semplicità non è umana ed allora io gli metto il broncio perchè non è d'accordo con le mie opinioni. A volte mi comporto da bambina e non gli parlo perchè mi innervosisce pensare che lui sia così tranquillo nell'andare contro le mie piccole idee. Lo fa con una tale calma che mi snerva dalla testa alla punta dei piedi.Di tutta risposta io non gli dò retta per un po' e mi immergo nelle mie faccende.Vado nella mia stanza e cerco di buttare giù le prime parole che mi vengono in mente per la mia storia.E' così strano,ma,l'impresa più difficile per uno scrittore è costruire l'inizio e la fine di un libro.Leggo e rileggo il penultimo capitolo della mia opera,ma, non c'è niente che mi ispiri il finale di una storia che molto probabilmente apparirà a puntate su un tipico giornale da quattro soldi.
Penso a lui che è al piano di sotto e che,come è solito,sarebbe venuto presto a consolarmi.
Ne sento i passi lungo le scale. Faccio finta di tornare al mio lavoro.Lui si appoggia alla porta e mi guarda.Sorride.Odio quel ghigno.E' la sua arma a doppio taglio.Odio sentirmi osservata,odio quando resta lì a soppesarmi e ride di quanto sia buffa. Sento la sua presenza e lui lo sa.Sa che non mi è indifferente e che cerco di resistere alla voglia di corrergli incontro ed abbracciarlo.Eppure resta lì immobile ed io,orgogliosa,aspetto che sia lui ad avvicinarsi.
Mi sento in imbarazzo come ogni volta che si litiga per le piccole cose perchè la colpa in questi casi è sempre mia.Io che non riesco a dirgli quanto lo amo perchè non sono mai stata molto espansiva,che mi comporto da stupida e mi approfitto della sua bontà.
Finalmente mi alzo in piedi e mi appoggio alla sedia,cercando di essere più indifferente possibile.
Sa che è il momento giusto,che tutte le mie difese sono calate e che non sono affatto arrabbiata con lui.Sa che tutto quello che vorrei fare in quel momento è baciarlo.
Osservo i suoi occhi.Sono di un blu così intenso che perdersi non è la parola adatta da usare.E' più che disperdersi nell'oceano,è peggio dell'infinito.
Mi apre le braccia.Io corro da lui,incapace di fermarmi,come se le mie gambe avessero volontà propria.Mi lascio abbracciare.
"Ti amo piccola” e intreccia le sue dita con le mie.Io non ho paura.Poggio il mio capo sul suo petto e sento il suo cuore.
Sono questi i momenti che mi mancano.Il tempo ha deciso di lasciarmi i ricordi.Mi permette di entrare ogni giorno sulla soglia di casa e sentire le stesse sensazioni,di ascoltare quel ti amo che era solito ripetermi.
La cosa peggiore è che lo stesso dolore che mi paralizza è quello che mi fa vivere.
Mi hanno detto che ciò che manca di più quando si perde chi si ama è l’abitudine di percepire.
Io sento,io piango,vedo con i suoi occhi,canticchio le stesse canzoni che lui ascoltava,penso come lui penserebbe,ripeto le sue stesse azioni..
Non riesco,però,ad amarmi come mi amava lui e per questo non mi basto.”