Dicembre, è notte. La spiaggia è deserta, solo loro lì seduti, ascoltano il mare ognuno per proprio conto, lontani, lo sguardo rivolto in punti opposti; lui hai il viso rigato dalle lacrime, lei è immobile e non sa che fare, è sempre stata quella forte tra di loro, quella coraggiosa che si assume le responsabilità di entrambi e che prende decisioni pesanti ma necessarie.
Lo sente piangere e nel suo cuore esplodono sensazioni contrastanti, l’amore, la rabbia, per una volta vorrebbe toccasse a lei di lasciarsi andare alla disperazione e invece lei dev’essere quella fredda, a cui non importa di veder soffrire le persone che ama, deve farlo e ne è consapevole, ma non ci fa caso, stavolta:si avvicina, lo abbraccia, appoggia la sua testa contro la propria spalla e lascia che quelle gocce salate le bagnino la maglia, arrivando fino alla pelle.
Come al solito, è poco vestita e il freddo le entra dentro le ossa, un brivido la scuote mentre è lì ferma in silenzio a consolarlo con le carezze, come si fa con i bambini, lui se ne accorge, toglie la giacca e l’appoggia sulle sue spalle, l’abbraccia per scaldarla un po’ di più, si gira e le chiede:
-Perché? Perché dobbiamo ridurci sempre così?
Lei non risponde, non sapendo che dire, troppi pensieri le affollano la testa e non vuole peggiorare le cose, così semplicemente bacia quelle labbra che tanto ama, un bacio profondo che racchiude tutto ciò che sentono e che a parole non hanno mai saputo dire, forse perché non c’era neanche la possibilità di farlo. Con una mano, accarezza quel viso bagnato asciugando le sue lacrime, si stacca e gli sorride; sa che il suo sorriso è più utile di mille parole, e torna a baciarlo, lì al freddo si stringe a lui, mentre il desiderio si impossessa di entrambi e l’aria diventa elettrica, mentre il mare fa rumore e le stelle lasciano il posto a nubi dense e scure, lei sussurra: “Si prepara una tempesta, che facciamo?”
La risposta la sconvolge, è sua e sentirla da lui le dimostra quanto gli abbia insegnato, come si siano plasmati a vicenda, cresciuti insieme e le spunta un sorriso spontaneo, anche se avrebbe voglia di piangere: “Restiamo qui a bagnarci, è bella la pioggia che ci cancella un po’ il dolore”.
Così restano lì stretti, mentre il cielo inizia a gocciolare, di nuovo in silenzio, occhi negli occhi, un bacio dopo l’altro, dopo poco però si alzano, inizia a far troppo freddo, vanno fino alla macchina e tornano a casa, dalla radio i Negrita si alternano a Ligabue e il viaggio sembra troppo breve e troppo lungo e parcheggiare richiede troppo tempo e aprire il portone in fretta e fare le scale di corsa, arrivare dentro casa e restare al buio, spogliarsi, avvinghiarsi, stretti, vicinissimi, mani che si rincorrono, la lingua che scorre sulla pelle, lenta veloce, un bacio sul collo, sulla spalla, sul petto, e scendere giù, più giù e risalire lentamente, una carezza languida che scalda il cuore.
La frenesia sale mentre gli occhi si incontrano, mentre le pelli si toccano sempre più e un lenzuolo leggero li copre, mentre il freddo si trasforma in calore, in sudore; come allontanarsi da tutto il mondo, dalla sofferenza, dalle delusioni, solo perdersi, avvicinarsi, racchiudere la vita in pochi gesti semplici, scontati eppure così preziosi, per lei che per la prima volta vorrebbe vedere il tempo fermarsi, per lei che non ha bisogno di bere per star bene, per la prima volta dopo tanto tempo e scende una lacrima silenziosa nascosta dietro le sue spalle, confortata nel suo abbraccio, sentendosi al sicuro.
Di nuovo silenzio, pace, calma, mentre il cuore continua a pompare veloce e i pensieri accantonati per un momento tornano, profondi, a logorarli entrambi e si discostano di nuovo, divisi di nuovo.