Io non volevo nascere con questo viso orrendo o con questa gobba sulla schiena, ma sono nato così e, a dire il vero, ho ormai imparato a conviverci abbastanza bene.
Mi rende triste, però, il fatto di non essere amato, da una ragazza s’intende, di non avere nessuno accanto che mi voglia bene, e soprattutto che mi accetti per quello che sono. Ma c’è una cosa che ho imparato: niente e nessuno mai potrà rubarmi il diritto di
amare. Eh si, io l’ho capito, l’ho potuto capire, perché a differenza di altri, di coloro che hanno il fidanzato, di coloro che hanno sempre avuto accanto una persona che li amasse, io non ho mai avuto una ragazza; e questo, tuttavia, non mi ha impedito di amare.
Ecco,
io amo. E amo anche intensamente. Teresa, si chiama.
Teresa ha gli occhi azzurri e le labbra del colore di un ciliegio maturo. I suoi capelli sono ricciolini e castani. Spesso, per tenerli a bada, è costretta a raccoglierli in una coda. Teresa indossa sempre qualcosa di molto largo per nascondere la ciccia. Non è magrissima, neanche molto bella, ma c’è qualcosa nei suoi movimenti, nel suo comportamento, nella delicatezza della sua voce e del suo parlare, che la rende bellissima. E si, per me è bellissima.
Ieri, come ogni giorno, alle due ero affacciato al balcone per vederla passare. Lavora all’ufficio postale sotto casa e aveva in viso un sorriso stupendo, uno di quei sorrisi che ti rimangono impressi per tutto il giorno. Avrei voluto poterlo fotografare, per poterlo portare con me e guardarlo in ogni momento della giornata. Invece l’ho potuta solo fissare, l’ho fissata con profonda ammirazione, sebbene lei non si sia neppure accorta della mia presenza, come sempre.
Ma mi sono deciso. Oggi mi sono inventato una scusa per andare in posta, Teresa ha il turno della mattina questa settimana. Farò di tutto perché possa essere servito da lei. Sono fermamente convinto di volermi dichiarare. E non lo faccio perché pretendo qualcosa da Teresa, ma perché non ritengo giusto che un sentimento così nobile e puro debba restare celato e marcire dentro di me. Non l’ho mai fatto in vita mia, non mi sono mai dichiarato, ma arrivato all’età di 27 anni penso di dover finalmente aprire la mia porta delle possibilità, ché se non è il destino, nel mio caso, ad aprirla, allora devo essere io stesso a farlo. Ho deciso di spalancarla proprio veramente, perché... basta!... sono stanco di rimanere chiuso entro le sbarre della mia bruttezza, della mia goffaggine, sono un essere umano come tutti, con gli stessi diritti! E sono anche stanco di sentirmi diverso, di non fare o dire le cose perché gli altri mi hanno fatto convincere che nel dire o fare le cose ci sia un limite, come se io possa dirne o farne la metà rispetto a chi è "più bello" di me. Basta! Io AMO, provo un sentimento nobile, ed amo con la stessa intensità con cui può amare un bello! Mi sento molto carico, felice e spensierato. Le confesserò il mio interesse con estrema facilità, sarò
me stesso, solamente
me stesso.
In verità, non ho ancora deciso cosa dirle.
Sono indeciso tra dirle:
- Io, Teresa, ti amo.
oppure
- Teresa, sei libera questa sera?
Sono le 9. Sono sveglio da mezz’ora, ed ho i pensieri che girano vorticosamente nella testa. Hanno tutti un solo nome: Teresa. Tutti i miei pensieri, da circa un anno a questa parte, si chiamano Teresa.
Mi alzo dal letto per fissare il mio riflesso allo specchio. Mi sento carico ed ho sul volto un’espressione che conosco: quella di chi è convinto della decisione presa. Mi metto sotto la doccia, e poi indosso il mio nuovo paio di jeans ed il maglione nero che mi snellisce un poco.
E sono già pronto per andare. Infondo, non ho niente che possa valorizzarmi più di tanto.
Sono in posta. Ho mantenuto fede alla mia promessa. Sono in posta, e ci sono venuto per dichiarare il mio interesse alla persona che amo segretamente da un anno. Non ho neppure paura del suo rifiuto. Una cosa è certa: ho il diritto anch’io di amare, come tutti, ed anch’io ho il diritto di far sentire amata una persona. Se Teresa non accetterà il mio amore, non importa. Io, il mio amore, non voglio tenerlo segreto. È il peccato più grande! Voglio che almeno lo sappia. Voglio farla sentire importante. Voglio che si senta importante perché io l'amo.
Ho il numero A033. Lo tengo stretto nelle mani sudate. Fisso quel tabellone con disattenzione.
So già che mi dirà di no, so già che non sarò amato da lei, so già tutto questo. Ma io, il mio amore segreto da un anno, a lei dovrò pur dirlo, a lei che possiede il mio cuore. Ce l’ho, un’intima speranza che possa dirmi di si, che possa interessarsi a me, ma questa speranza non supera la convinzione che donare il mio amore alla donna cui sono interessato sia più giusto che tenerlo nascosto, egoisticamente nascosto.
Biiiiiiip
A033 appare sul tabellone.
A033: sportello numero 4.
E’ il suo.
Ho le palpitazioni al cuore.
Con un profondo respiro mi dirigo verso lo sportello, mentre lei mi guarda. Cerco di non evitare i suoi occhi, cerco di guardarla profondamente, cerco un qualche elemento chimico che possa unirci.
Dai, mi dico tra me e me, sai bene cosa dire. Le devi dire Ti amo, o, se questo ti viene difficile, chiedile se è libera stasera.
Ti amo, oppure se è libera stasera.
“Prego, mi dica”, insiste per la seconda volta Teresa, dopo che, alla sua prima richiesta, io non ho ancora aperto bocca.
Abbasso lo sguardo.
“Io… dovrei… pagare questo bollettino”, sussurro con voce sommessa.
Oggi è una giornata uggiosa. Teresa è sempre lì allo sportello, senza avere neanche un pezzo del mio cuore.
Non sono solo brutto, gobbo e goffo. Sono anche egoista, così egoista che il mio amore lo sto facendo marcire dentro di me. Nessuno saprà mai che l’amo, ma soprattutto, non lo saprà mai neppure lei.