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Autore Topic: La Voce Dentro  (Letto 1594 volte)

Offline Juliet

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La Voce Dentro
« il: 26 Aprile 2011, 20:09:50 pm »
Cara Giovanna,
Ho passato tutta la notte sveglia, non facendo altro che pensare a te, alla tua storia che tanto coraggiosamente hai voluto raccontarmi. Non riesco a fare a meno di starmene qui a riflettere su ciò che mi hai detto oggi, arrivando al punto di pensare che chiudere gli occhi per riposarmi sarebbe un modo come un altro per negarti il mio aiuto, quell’aiuto di cui hai così tanto bisogno. Mi ritrovo a chiedermi: “E se fosse successo a qualcuno della mia famiglia?”. Ma non serve a nulla, perché davvero, amica mia, più mi sforzo di cercare una soluzione più trovo solo il vuoto nella mia mente. Penso allora a quando lo stesso dramma successe a me, a come mi sentivo, al bisogno impellente che avevo di qualcuno che mi stesse ad ascoltare, che sapesse capire anche solo le mie lacrime. Perché in queste circostanze parlare è forse la cosa più difficile da fare. Ricordo che quando successe a me sapevo solo piangere: e per quanto mi sforzassi di non farlo, non potevo evitarlo. Eppure, per quanto ci sia questo punto comune di partenza, per quanto la nostra amicizia sia ora arrivata al punto di farci condividere la stessa dolorosa esperienza, non riesco a trovare le parole. Non sono capace di trovare una soluzione, forse perché non l’ho mai trovata nemmeno per me stessa. Comincio a chiedermi se sono davvero la persona adatta a cui chiedere aiuto e un consiglio. Ma evidentemente se sei venuta proprio da me, se ne hai parlato con me ancor prima di farlo con la tua famiglia, c’è un motivo. Eppure, credimi, Giovanna, nonostante ormai sia quasi giorno e abbia passato le ultime sette ore a riflettere sul da farsi ancora non so cosa dirti. Mi vengono in mente le solite stupidate, le classiche frasi di circostanza, mezze poetiche, magari tratte da qualche canzone, quelle espressioni tipiche che si dicono in questi momenti, tipo: “Non piangere. Io ti sarò vicina in ogni momento, anche quando soffieranno venti troppo freddi da sopportare” o “Non ti preoccupare, il sole asciugherà le tue lacrime”. Queste ca**ate che stanno tanto bene in una canzone ma non nella vita reale, perché la realtà non è così. Mi hai detto di non saper spiegare quello che provi, ma io lo capisco lo stesso. Non so perché, forse perché proietto la me stessa di tre anni fa nella te stessa di adesso, ma io ti immagino seduta per terra in un angolo, avvolta dalle ombre della sera, intenta a versare tutte le lacrime che ti rimangono, mentre ti rannicchi sempre di più, per proteggerti da quel buio che sembra volere portarti via. Mi pare di riuscire a vedere dentro di te, ora, di poter esplorare quei posti della tua anima che nemmeno tu conoscevi. E continuo a tormentarmi per trovarti una via d’uscita e mentre mi tormento, mi considero un’egoista, perché in fondo so, che quando troverò la soluzione per te la troverò prima di tutto per me stessa. E che sia l’egoismo a spingermi a fare tutto mi fa impazzire, perché ho sempre pensato che l’egoismo annulli i sentimenti e i sentimenti sono l’unica cosa che mi è rimasta. Senza i sentimenti non valgo più nulla. Non sono più nulla. Eppure non riesco a togliermi dalla testa il pensiero che è attraverso te e la tua sofferenza che posso trovare la mia forza. Vorrei smettere di pensare a questa situazione, lasciar perdere, tornarmene a dormire, almeno così riprenderei i miei sentimenti e darei un calcio all’egoismo. Ma non ne sono capace. Una volta non ne sarei stata capace perché mi lasciavo coinvolgere troppo emotivamente dai problemi altrui; ora non ne sono capace perché sono stanca di leggere negli occhi di mio marito il disgusto per me. Sto impazzendo e non so più a chi dare ascolto, quale guida seguire. Vorrei solo nascondermi e tornare quella di prima, quella che aiutava senza secondi fini, quella che non sfioriva mai. Quella che trovava le parole giuste, che non aveva paura di affrontare la vita. Quella che sapeva guardare in se stessa e negli altri ed era in grado di avere fiducia in tutto. Quella che sapeva credere nella voce che da dentro le parlava, dicendole cosa fare, cosa dire, come comportarsi. Se fossi ancora quella persona, probabilmente ti avrei già aiutata, senza tante storie, sarei stata in piedi tutta la notte arrivando alla giusta soluzione. E invece sono cambiata, perché la vita ha modificato la mia personalità e il mio modo d’essere, e mentre tu ti sei rivolta a me perché sai che condividiamo lo stesso dolore io vorrei solo poter aiutare me stessa.
"L'effetto trigger" esiste,ma nessuno può dimostrarlo.Perchè nessuno è immune da esso.Tutti abbiamo rimosso dalla nostra mente una brutta esperienza.E allora come sappiamo che esiste davvero?Provate a chiedere alla vittima di una guerra,di un abuso,di una violenza e scoprirete che non sto mentendo.Perchè un viaggio nella mente umana è come un viaggio all'inferno,nel più profondo degli incubi..Anzi, peggio!