Nel settembre 1981 stavo bruciando i miei venti anni a La Spezia, a bordo del rimorchiatore portuale 108. Eravamo quattro marinai più il comandante; un tipo un po’ burbero ma anche lui aveva un’anima. Il nostro compito era fornire assistenza alle navi militari in arrivo e in partenza. Ero felice, le mie giornate trascorrevano veloci e intense. Un giorno stavamo abbordando una grossa chiatta per trainarla vicino a una nave. Un’operazione di normale routine, nulla lasciava presagire che da lì a poco sarei stato coinvolto in una situazione emozionante. Il rimorchiatore era ormai arrivato a pochi metri dalla chiatta e io ero in piedi, con le gambe appoggiate alla paratia, pronto a lanciare una cima verso la chiatta. Lancio la cima ma nel gesto mi sporgo troppo con il busto oltre la paratia del rimorchiatore. Nel taschino della camicia avevo il portafoglio che si sfila dalla tasca e cade inesorabilmente in acqua. Nel portafoglio avevo tutto: soldi, documenti, numeri di telefono e non volevo assolutamente perderlo. In una frazione di secondo scorsero nella mia mente i fotogrammi delle conseguenze che la perdita del portafoglio mi avrebbe procurato. E allora prendo una decisione fulminea: scavalco la paratia restando a penzoloni aggrappato al rimorchiatore con una mano e con l’altra cerco di afferrare il portafoglio che sta affondando inesorabilmente. Sono fortunato, perché al primo tentativo lo agguanto ma il rimorchiatore è ormai vicinissimo alla chiatta e l’impatto con essa avrebbe fatto di me marmellata. L’adrenalina è a mille, il cuore batte così forte che mi spacca quasi le vene. Sento le grida del mio comandante che mi stramaledice ma in un attimo, con un balzo, riscavalco la paratia rientrando a bordo del rimorchiatore, giusto un attimo prima del suo violento impatto con la chiatta. Il comandante mi riversa un mare di improperi ma mai rimbrotti simili parvero suoni così dolci e innocui alle mie orecchie. E tutto questo in un paio di secondi. Tu chiamale se vuoi... emozioni!