"C'era una vecchina seduta lì, quella vecchina stava seduta sul balcone di casa sua da quando ero piccina.. La ricordo ancora, sulla sua sedia a dondolo con quello scialle azzurro, ricordo il suo sorriso.. Aveva un sorriso per tutti, aveva un sorriso per noi bimbi che giocavamo a palla davanti alla sua casetta, un sorriso per il postino che ogni giorno consegnava la posta, un sorriso per quegli zingari che quotidianamente passavano a chiedere soldi, un sorriso per quelli che le volevano bene, un sorriso per quel figlio che l'aveva abbandonata nel momento del bisogno, un sorriso per tutti colori che la consideravano una vecchia strega...un sorriso per suo marito, quel simpatico omettino che pochi anni fa se n'è andato lasciandola sola...
C'era una vecchina che mi incuriosiva, una vecchina con cui avevo fatto conoscenza da piccola, perchè si sa che da piccoli non si hanno freni.. Si chiamava Angelica quella signora, era una donna dolcissima, che aveva accettato la mia presenza, tanto che io la chiamavo Nonnina... Andavo da lei tutti i pomeriggi finita scuola, passavo un'oretta a casa sua e poi tornavo felice a casa. Una volta cresciuta, anche dopo il liceo, anche dopo l'università, anche dopo il lavoro, trovavo sempre un momento della mia giornata per passare a salutarla e a farle compagnia. Poi mi sono sposata e ho avuto dei figli. Quella vecchietta mi ha fatto da madre quando la mia è mancata, da migliore amica e confidente quando ne avevo bisogno.. Sapeva tutto della mia vita, mi aveva vista crescere e fare scelte. Quando mi sono sposata le ho chiesto di benedirmi. I miei figli la considerano anche loro come una nonna..
Ora che è arrivato il suo momento sento un grande vuoto nella mia vita, ma, sembrerà strano, non voglio piangere. Mi ha sempre insegnato che nella vita bisogna sorridere, che non bisogna abbattersi di fronte alle difficoltà. E anche se è dura, manterrò la promessa e sorriderò. Sorriderò a tutti e, chissà, magari anch'io un giorno diverrò "la vecchietta seduta davanti a casa". Grazie Angelica.".
Ho finito il discorso e sono tornata al mio posto. La mia famiglia mi ha guardata, ho sentito mio figlio stringermi la mano e mio marito sussurrarmi "Sono fiero di te". E anch'io ero fiera di me stessa. Quello era un giorno difficile, ma ero riuscita a leggere tutto il discorso senza interrompermi. Ero riuscita a far sapere al nostro paesino chi era Angelica, chi era in realtà quella donna che ora stava stesa in quella bara con un viso lieto e sorridente, con quell'aria da bambina, quasi stesse dormendo..
Finita la cerimonia mi sono fermata davanti alla lapide, e guardando la sua foto ho alzato il viso al cielo e ho detto: "Grazie Nonna, Mamma, Amica.. Grazie per avermi voluto bene come fossi una figlia. Resterai sempre con me.".. Proprio quando stavo per andare a casa ha iniziato a piovere, allora mi sono seduta sul prato davanti a quella foto, sotto la pioggia, fregandomene del vestito che si sporcava e del trucco che si scioglieva e dei miei capelli bagnati e... Sono scoppiata a ridere...una risata che arrivava dal cuore, in ricordo di Angelica e del suo bel sorriso.. Ora, finalmente, sapevo che stava di nuovo insieme a suo marito, all'amore della sua vita di cui tanto mi aveva parlato..