Capitolo 3
La vecchia panda si parcheggiò nello spiazzale antistante alla casa. Scesero uno dopo l’altro.
Si trovarono di fronte un vecchio condominio di colore biancastro e con qualche scritta vicino al portone di quando il “piccolo” Franco faceva il filo alla ragazza del piano di sopra, che aveva ventisei anni, scrivendo i soliti “ti amo” e le solite firme che lo contraddistinguono , ma alla fine capì che la cosa non poteva andare avanti, avendo lui solo dieci anni.
Iniziarono a salire le scale.
Le gradinate si presentavano abbastanza pulite a confronto dell’esterno, in quanto tutti si davano da fare almeno per conservare quel minimo di onore che la propria casa necessita, anche se ogni tanto un topolino tagliava la strada a quelli che passavano tranquilli, spesso e volentieri facendoli sobbalzare e gridare.
Terzo piano prima porta a destra. Ormai lo sapevano a memoria, erano di casa.
Entrarono senza esitare nella casa e trovarono lo stesso spettacolo che fin ora li aveva accompagnati. Era tutto in semidegrado, c’erano pezzi di pizza ancora inscatolati e gettati in un angolo, cicche di sigarette sparse in giro e ruggine un po’ dappertutto, segno che Franco non era molto dedito alla pulizia, se non a quella minima per lo spazio in cui abitava e quella personale, in cui era molto meticoloso.
Entrarono nella cucina/sala da pranzo e si sedettero su alcune vecchie poltrone.
“Raga vado a prendere l’ampolla, aspettatemi qui”
Ciccio e Leo rimasero un po’ attoniti, di solito preferiva rollare…
Forse voleva farsi male quel giorno.
Ciccio volse lo sguardo verso Leo, per scambiare qualche parola nell’attesa, ma vide lo stesso sguardo nei suoi occhi, lo sguardo di desiderio che lo accompagnava quando fissava quella ragazza.
“Leo, ti ho mai detto che mi sono afferrato un giorno con Giovanni e la sua compagnia?”
Ciccio in quella occasione si ritrovò solo contro una ventina di persone, il tutto soltanto perché aveva buttato un’occhiata al tavolo da gioco di Giovanni. Nella rissa riuscì a mandare dritto all’ospedale tre persone… gli effetti però rimasero ancora su tutto il corpo…
“ca**o si, lo so benissimo a che vado incontro”
“ho ancora una cicatrice di 30 cm sulla schiena e 40 punti sparsi sul corpo”
“non è che me ne sbatto dei tuoi consigli, ma …”
“ascolta… davvero vuoi conoscerla? Davvero vorresti rischiare la pelle per una puttana?”
“per lei si, non me ne frega”
Ciccio prese il suo nokia 8310 dalla tasca, un telefono non a colori ma che all’interno conteneva tutta la sua vita, scritta sotto sms.
“copiati sto numero”
Gli passo il cellulare e quando guardò sullo schermo vide una scritta.
Eva…
“di chi è questo numero?”
“prova ad indovinare, Genio”
“come ca**o fai ad averlo tu?!”
“tempo fa mi scrisse perché mi confessò di avere una cotta per me, ma alla fine la rifiutai proprio per il fratello”
“ma… secondo te adesso ci starebbe?”
“beh, credo di si… tentar non nuoce…”
In quel preciso istante arrivò Franco con l’ampolla in una mano, una bottiglia di vodka nell’altra e si accomodò al tavolino, mentre gli altri due lo guardarono con aria attonita. Iniziò col riempire con tutta calma l’ampolla di vodka, la chiuse e mise un po’ di erba sopra, già mischiata col tabacco.
“dove cristo l’hai presa quell’erba?” chiese Ciccio con gli occhi fuori dalle orbite
“sono come la ditta del parmigiano reggiano, ho sempre qualche riserva da stagionare”
Accesero sopra l’ampolla ed iniziarono a tirare dal tubo.
Un giro, due giri, tre, quattro, cinque…
Ormai avevano perso il conto.
Alla fine era tutto finito e si ritrovarono a guardare in aria con la testa che impazziva e un sorriso quasi da ebete stampato sul volto.
Ma Franco voleva di più, e iniziò a buttare giù vodka senza complimenti.
“madò Fra finiscila” disse Leo “non bere che poi non ho tempo per portarti nella bara”
“tanto ormai…” gli rispose Franco
Ciccio e Leo si guardarono negli occhi e si misero a ridere, stettero più di dieci minuti a ridere e a sparare ca**ate finchè non si accorsero che il loro amico non rispondeva più. Mentre loro due parlavano Franco si era accasciato con la faccia in giù sul fianco sinistro.
Lo guardarono con aria perplessa. Ciccio si alzò di scattò e si mise a scuoterlo, seguito poi a ruota da Leo.
“ca**o Franco svegliati, non è ora di fare sti scherzi… Franco!”
Gli alzarono la testa per farlo respirare meglio… aveva gli occhi completamente bianchi.
“cristo Leo dobbiamo portarlo all’ambulatorio!”
Lo tirarono su in due e se lo portarono di corsa giù dalle scale fino a farlo entrare in auto.
Leo si mise alla guida. Non era nelle condizioni ottimali per correre come lui faceva da sobrio e ne era cosciente.
Ma quella volta era diverso, lo faceva per un Amico.
l'ho aggiustato un pochettino...
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va meglio?